Città sommersa




Recensione di Francesco Morra


Autore: Marta Barone

Editore: Bompiani

Genere: Narrativa

Pagine: 304

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Il ragazzo corre nella notte d’inverno, sotto la pioggia, scalzo, coperto di sangue non suo. Chiamiamolo L.B. e avviciniamoci a lui attraverso gli anni e gli eventi che conducono a quella notte. A guidarci è la voce di una giovane donna brusca, solitaria, appassionata di letteratura, e questo romanzo è memoria e cronaca del confronto con la scomparsa del padre, con ciò che è rimasto di un legame quasi felice nell’infanzia felice da figlia di genitori separati, poi fatalmente spinoso, e con la tardiva scoperta della vicenda giudiziaria che l’ha visto protagonista. Chi era quello sconosciuto, L.B., il giovane sempre dalla parte dei vinti, il medico operaio sempre alle prese con qualcuno da salvare, condannato al carcere per partecipazione a banda armata? E perché di quel tempo – anni prima della nascita dell’unica figlia – non ha mai voluto parlare? Testimonianze, archivi e faldoni, ricordi, rivelazioni lentamente compongono, come lastre mescolate di una lanterna magica, il ritratto di una persona complicata e contraddittoria che ha abitato un’epoca complicata e contraddittoria. Torino è il fondale della lotta politica quotidiana con le sue fatiche e le sue gioie, della rabbia, della speranza e del dolore, infine della violenza che dovrebbe assicurare la nascita di un avvenire radioso e invece fa implodere il sogno del mondo nuovo generando delusione e rovina. Il romanzo di un uomo, delle sue famiglie, delle sue appartenenze, la sua vita visitata con amore e pudore da una figlia per la quale il mondo si misura e si costruisce attraverso la parola letta e scritta.

Recensione

Non è soprattutto di parole superflue e silenzi che è fatta la vita con chi abbiamo amato, quando cerchiamo di ricordarla?

Si narra che sulle sponde del lago Svetlojar, perso nelle foreste della regione di Nižnij Novgorod, a nord del Volga, si trovasse la favolosa città di Kitež. Quando i tatari arrivarono per conquistarla attraverso un sentiero segreto rivelato da un traditore, la città s’inabissò nel lago e scomparve lentamente di fronte agli occhi stupefatti degli invasori. L’ultima cosa che brillò sull’acqua prima di affondare insieme a tutto il resto fu la cupola dorata della chiesa. Per dieci giorni e dieci notti i tatari cercarono di ritrovarla, ma invano. Si narra anche che Kitež viva ancora, sott’acqua, segreta, con tutti i suoi abitanti. E può capitare ai viandanti fortunati, dicono le cronache tarde degli scismatici, di intravederne i contorni bianchi e oro sotto la superficie del lago, e di udire il suono sordo delle sue campane.

La leggenda di Kitež è il titolo del primo capitolo di Città sommersa, una chiave di lettura di quanto Marta Barone vuole raccontare nelle pagine del suo libro. Lei sotto l’acqua del lago immaginario scopre suo padre e sotto la patina del narrare i ricordi che ricostruisce del genitore scomparso, ricava una rivelazione e un vero atto di riappropriazione di se stessa. Le pagine del volume descrivono di una giovane donna a cavallo dei suoi trentanni e nel suo costruirsi un percorso nel mondo. Marta, si fa io narrante e scopre se stessa, una vicenda giudiziaria di suo padre è la scintilla che la porta a voler approfondire la vita del genitore. Un padre impegnato nella politica attiva, medico e operaio, leader di innumerevoli battaglie politiche e sociali, impegnato negli ultimi anni di vita ad aiutare persone in difficoltà e con disagio psichico. Riscopre o per meglio dire vivifica un passato coperto di polvere e regala al lettore parole dense anche della storia d’Italia. Non è un romanzo sul terrorismo e gli anni di piombo ma è indiscutibile che molti episodi raccontati grazie a queste pagine tornano dirompenti all’attenzione di chi legge. Un uomo Leonardo Barone che ha creduto fino in fondo alle sue idee vivendole senza risparmiarsi. Questo volume non è un peana o un mero omaggio alla figura del padre nè tantomeno una biografia. Come già scritto all’inizio di queste righe, la Barone riesce a riappropriarsi del proprio io mediante il lavoro di collazione di ricordi e racconti della figura paterna che ha avuto una decent life.

Avrei voluto che questa storia me la raccontasse lui. Avrei voluto avere il tempo di sentirla. Ma in un certo senso sono consapevole che il libro esiste perché non c’è più l’uomo.

Ricchi i riferimenti al mondo dei libri e alla letteratura, mirabili ad esempio le pagine dedicate alle sue letture, dove scorrono titoli e autori quasi a comporre un suo personale canone.

Leggevo senza sosta. Avevo la testa che traboccava di voci. Era meraviglioso.

Numerosi inoltre i rimandi storici alla lotta operaia, alle condizioni del proletariato e agli ultimi della società in quel periodo: i migranti meridionali in cerca di lavoro sfruttati e ghettizzati. Una disamina lucida sugli anni di piombo e dell’antagonismo.  Passeggia la Barone e il vagare tra le strade di Torino, Milano passando per la Puglia le permette di afferrare, assimilare e riflettere.

La solitudine era una dimensione nuova; come una cattedrale completamente vuota in cui ogni passo aveva un’eco sproporzionata.

Si rende conto di come ogni persona che si incontra e ogni momento, sia un unicum patrimonio di chi lo vive, che ne definisce la propria integritas.

Talvolta la vita degli umani rivela un insospettato quanto mirabile estro contrappuntistico

Una trama che ammalia con una scrittura ricercata che fa scorrere velocemente le pagine. Moltissime le riflessioni e i passi che si ha voglia di sottolineare per rileggerli e rifletterci. Questo libro non è, per fortuna, catalogabile in un sottogenere preciso della narrativa. Il lettore viene avvinto e conquistato dal racconto del percorso della scrittrice, rimanendone estasiato.

A cura di Francesco Morra

www.youtube.com/user/Vetriera

 

Marta Barone


Marta Barone: nata a Torino nel 1987 e ha studiato letterature comparate all’università di Torino. Ha pubblicato tre libri per ragazzi con Rizzoli e Mondadori. Traduttrice e consulente editoriale per Einaudi, Bompiani, Mondadori, Rizzoli, Add Editore. Dal 2017 sono curatrice dell’opera di Marina Jarre. Ha insegnato letterature comparate in un liceo di Como. Il suo ultimo romanzo è Città sommersa edito Bompiani pubblicato nel gennaio del 2020.

 

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