Andromeda




Recensione di Alessio Balzaretti


Autore:Gianluca Morozzi

Editore:​ Giulio Perrone Editore

Genere: Thriller

Pagine: 242

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Dimitri si ritrova immobilizzato, legato mani e piedi ad una croce di Sant’Andrea e, davanti a lui, un uomo inizia a raccontare degli eventi strettamente legati al motivo per cui lui è prigionieroL’unica maniera che ha Dimitri per liberarsi è pronunciare il nome del suo aguzzino, il quale gli promette solennemente che, se non lo indovinerà, lo taglierà a pezzi, forse lo ucciderà o forse lo terrà in vita mutilato. Diversamente, sarà salvo. La storia dell’uomo misterioso parte dall’età della fanciullezza fino all’adolescenza, passando dalle cupe vicende familiari di un bambino bello ma non desiderato con una sorellina intelligente ma bruttina, per giungere ad un ragazzo innamorato ma ossessionato e una ragazza piena di futuro ma ingannata da chi gli sta intornoAlina l’amore vero e Rocco l’amico incosciente, rappresentano il bene e il male che cercano di trascinare il protagonista anonimo dalla loro parte, l’una con la dolcezza e la semplicità, l’altro con la tentazione. Il ragazzo senza nome vivrà la stagione della maturità in bilico, tentando di ingannare il bene e il male per godere di tutte le opportunità che gli si presentano davanti. L’ingenua innocenza di Alina gli offre l’occasione di seguire Rocco nelle sue perversioni sottovalutando però, lo spirito vendicativo dell’amico che non ha dimenticato due grandi torti che ha subìto da lui. Il male non dimentica e Rocco consuma la sua vendetta incrociando le sorti di fratello e sorella in un torbido gioco sessuale che a Dimitri dovrà ricordare per forza qualcosa, scavando nel passato, se vorrà sopravvivere.

Recensione


Un pugno allo stomaco, ben assestato, farebbe meno male, questo è Andromeda.

Romanzo tremendamente crudo e mentale, che esplora l’esistenza di un adolescente e le sue esperienze in cui, in larga parte, tutti ci potremmo ritrovare se scavassimo nella memoria.

Passioni, amicizie,  fughe e amori, condite di curiosità e spensieratezza tipiche di quella meravigliosa stagione della vita. Una storia che va a ritroso, proponendoci da subito le conseguenze adulte di un incubo per poi raccontarci cosa ha portato il protagonista ad agire in un certo modo.

Leggendo questo racconto, mi sono trovato spesso infastidito da certe descrizioni che normalmente, in tanti romanzi, rimangono sotto traccia, accennate ma lasciate all’immaginazione del lettore.

Poi ho capito che il miglior modo che aveva l’autore per farci entrare nella testa del protagonista era quella di narrare senza filtri le sue ossessioni alternate ai sentimenti più veri e genuini.

Ho provato ad immaginare Gianluca che descrivendo certe scene si sarà domandato “scritte così non saranno troppo forti? ma la risposta se la darà il lettore: no, non lo sono.

Se la verità, quella brutta, tocca la nostra sensibilità, vuol dire che questo era l’unico modo per l’autore di arrivare dove non arriverebbe un romanzo qualsiasi, togliendoci il libero arbitrio della censura inconscia.

In sostanza Andromeda ci parla del sentimento forse più offuscante e lontano dal naturale senso di civiltà umano, che è la vendetta, ma ancor di più ci descrive cosa può succedere quando l’istinto più violento incontra la logica lucidità.

Ci dimostra come, diversamente da come pensiamo, non tutto sia prevedibile, soprattutto i danni collaterali dovuti alle nostre azioni.

Chi ci dice che uno scherzo da ragazzi, di cui a malapena ricordiamo i protagonisti di vent’anni fa, possa aver condizionato o addirittura rovinato l’esistenza di qualcuno?

Il passato potrebbe presentare il conto anche a noi?

Questo è il dubbio che pian piano ci attanaglierà alla fine di questo romanzo, che scivola via veloce lasciando tracce profonde attraverso un testo molto scorrevole, come la carezza di una lama molto affilata. 

 

Gianluca Morozzi


Primo di tre fratelli, in seguito al diploma di liceo scientifico ha intrapreso gli studi di giurisprudenza che, tuttavia, ha abbandonato.  Dopo gli esordi con la piccola casa editrice ravennate Fernandel, ha raggiunto il grande pubblico grazie al romanzo Blackout, un thriller “claustrofobico” interamente ambientato all’interno di un ascensore. Oltre ai romanzi già pubblicati, ha all’attivo numerosi racconti, inseriti in diverse antologie. Nella sua produzione sono frequenti i riferimenti alle esperienze personali, in particolare quelle inerenti alla fede calcistica per il Bologna e la musica.  È il chitarrista degli Street Legal, una tribute band che omaggia Bob Dylan. Ha suonato nel cd Deviazioni, tributo a Vasco Rossi pubblicato in allegato al Mucchio Extra, realizzando con Andrea Parodi e la Mama Bluegrass Band il brano “Brava”.  Nel 2008 Carmine Brancaccio ha scritto la sua biografia, dal titolo L’era del Moroz. Tra la vita e la scrittura di Gianluca Morozzi, pubblicata dalla casa editrice Zikkurat. Conduce insieme a Moreno Spirogi il programma L’era del Moroz su Radiocittà Fujiko.

 

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