La figlia unica




Recensione di Valentina Cavo


Autore: Abraham B. Yehoshua

Traduzione: Alessandra Shomroni

Editore: Einaudi

Genere: Narrativa Contemporanea

Pagine: 168

Anno di pubblicazione: 2021

Sinossi. Siamo in una città del Nord Italia, durante le feste di fine anno a cavallo del millennio. Rachele Luzzatto è la figlia unica di una facoltosa famiglia ebraica. Curiosa e irrequieta, spiazzante osservatrice capace con i suoi commenti di ribaltare i luoghi comuni degli adulti, Rachele è però piuttosto confusa riguardo alla propria identità. Da un lato, per prepararsi alla cerimonia del suo Bat Mitzvah, deve impegnarsi nello studio della lingua ebraica, delle preghiere e dei precetti. Dall’altro, i suoi insegnanti la reputano adatta a interpretare il ruolo della Vergine Maria nella recita di Natale. A Rachele piacerebbe partecipare con i suoi compagni di scuola alla rappresentazione, peccato che il padre la pensi diversamente. Convinto della sua fede e dei suoi principî, il padre di Rachele non può accettare che la ragazzina impersoni proprio «la madre di Dio». Ma le ferme idee del padre non sono le uniche ad affollare (e disorientare) i pensieri di Rachele negli anni cruciali per la sua formazione. Ci sono i racconti, avventurosi e terribili insieme, del nonno paterno, spacciatosi per prete in un paesino di mare, per sopravvivere alle persecuzioni durante la seconda guerra mondiale; le convinzioni della nonna materna, atea dichiarata, o la fervente fede di suo marito, cattolico devoto. Quando poi, in quegli stessi giorni di festa e confusione, viene diagnosticata al padre una grave malattia, le inquietudini e le domande di Rachele diventano gli universali interrogativi di ogni essere umano di fronte al mistero. Con “La figlia unica” Yehoshua ci conduce con brio e freschezza a una protagonista e a un luogo insoliti per la sua produzione letteraria. È la prima volta che il grande scrittore israeliano ambienta una storia in Italia, un paese con cui ha una relazione speciale, e di cui si sente quasi «cittadino onorario». E come sempre, le sue parole sono le chiavi giuste per spalancare le gabbie dell’identità e dell’appartenenza.

Recensione

Rachele Luzzatto è una ragazza di dodici anni che deve affrontare, come tutte le ragazzine di questa età, un cambiamento drastico dentro di sé e per questo si ritrova a ragionare fra i meandri della sua stessa confusione su alcuni aspetti della sua vita.

Innanzitutto Rachele sta vivendo uno stato di perturbazione dal punto di vista religioso: viene da una famiglia ebrea e sta studiando la lingua e la religione per poter affrontare al meglio il suo Bat Mitzvah, tuttavia si pone continue domande confrontando il modo di pensare del padre con quello della nonna atea o del nonno materno cattolico devoto. La ragazza riuscirà a instillare nel lettore, con osservazioni riguardo i diversi punti di vista religiosi che si possono incontrare e sui quali si soffermerà a riflettere per tutta la durata del romanzo, leciti dubbi su questioni solitamente molto delicate.

Rachele sarà messa di fronte ad eventi che non poteva minimamente immaginare di vivere e, proprio durante le vacanze di Natale, si troverà a viaggiare tra diverse case e paesi, sballottata tra genitori, nonni e conoscenti che le faranno vivere però alcuni momenti di fondamentale importanza e consapevolezza.

È proprio da questo continuo pellegrinare da un luogo ad un altro che Rachele otterrà la possibilità di comprendere in modo più maturo la propria identità. Come se non bastasse, dovrà anche affrontare la malattia del padre che ha scoperto di avere un cancro al cervello. L’autore ha deciso di inserire nel suo romanzo alcuni brani di Cuore scritto da De Amicis che Rachele dovrà leggere durante le vacanze. Si sofferma soprattutto su due dei racconti principali – Il piccolo scrivano fiorentino e L’infermiere di Tata – che vedono come protagonisti due bambini che cercano di salvare il proprio padre e che daranno modo alla giovane ragazza di riflettere, anche grazie alla sua insegnante con la quale avrà una discussione a riguardo.

Ne La figlia unica ci sono continui rimandi storici, soprattutto alla persecuzione degli ebrei durante gli anni del nazismo e del fascismo, ed episodi molto toccanti che arrivano in profondità colpendo al cuore e mettendo in moto anche il cervello. Rachele, dalla ragazzina che impariamo a conoscere ad inizio libro, intraprende piano piano la strada per diventare una giovane donna, cercando di capire ciò che la circonda e di essere più consapevole di sé.

Abraham B. Yehoshua ci dona un libro scritto con la semplicità delle parole di un ragazzino, ma che riesce a toccare molte intime corde nel lettore e ad aprire spiragli di luce nella mente e nell’anima di chi si imbatte in esse.

 

Abraham B. Yehoshua


è nato a Gerusalemme nel 1936. I suoi romanzi, tutti pubblicati da Einaudi, sono L’amante, Un divorzio tardivo, Cinque Stagioni, Il signor Mani, Ritorno dall’India, Viaggio alla fine del millennio, La sposa liberata, Il responsabile delle risorse umane, Fuoco amico, La scena perduta, La comparsa, Il tunnel, La figlia unica. Le sue opere sono state tradotte in ventidue lingue

 

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