NIENTE DI VERO




Recensione di Marina Toniolo


Autore: Veronica Raimo

Editore: Einaudi

Genere: Narrativa contemporanea

Pagine: 176

Anno di pubblicazione: 2022

Sinossi. In questo romanzo esilarante e feroce, Veronica Raimo apre una strada nuova. Racconta del sesso, dei legami, delle perdite, del diventare grandi, e nella sua voce buffa, caustica, disincantata esplode il ritratto finalmente sincero e libero di una giovane donna di oggi. Niente di vero è la scommessa riuscita, rarissima, di curare le ferite ridendo.

Recensione

Nella mia famiglia ognuno ha il proprio modo di sabotare la memoria per tornaconto personale. Abbiamo sempre manipolato la verità come se fosse un esercizio di stile, l’espressione più completa della nostra identità”.

Veronica cresce in una famiglia disfunzionale: il padre collerico e ipocondriaco passa il tempo libero a costruire pareti nell’appartamento dove vivono riducendo lo spazio vitale, la madre va dall’ansia alla depressione in un batter di ciglia. Lei e il fratello inventano un mondo di fantasia durante lunghe giornate dense di noia e solitudine.

Il padre è ossessionato da sciagure che potrebbero verificarsi e i ragazzi non possono fare alcuna esperienza che li accomunerebbe ai loro coetanei. E così sbirciano da metà finestra i ragazzi che giocano.

In questo modo Veronica comincia a deformare la sua realtà, adattandola ad aspirazioni prima di bimba poi di adolescente. Questa dissonanza cognitiva dura fino all’età adulta e modula ogni aspetto della vita quotidiana. Figlia di un molisano e di una foggese trapiantati a Roma, soffre per la mentalità meridionale di vedere gli aspetti della quotidianità: non appena ne ha la possibilità viaggia tra Roma e Berlino, non sentendosi a casa in alcun luogo. Anzi: desidera essere quasi apolide per struggersi nella malinconia di non appartenere in realtà ad alcun luogo.

A volte scriviamo non per elaborare un lutto, ma per inventarlo”.

Si tratta di una terapia incredibile che porta a risultati impensati. Ho riso dall’inizio del libro, di gusto, ma mi sono resa conto che c’è stata anche, nel mio partecipare divertito, una nota di amarezza, in più di un momento sarebbe stato più appropriato piangere. Ma la Raimo non vuole questo nel lettore, a lei interessa far capire il suo punto di vista con una semplicità che disarma.

Una persona sentimentale pensa che le cose dureranno, una persona romantica spera disperatamente che non durino. Annuivo, ma volevo essere più radicale di lui, e sperare disperatamente che le cose nemmeno cominciassero”.

Essere intrappolati in un limbo dove le decisioni vengono procrastinate all’infinito, sognando costantemente ad occhi aperti. Trovo che ciò sia il fulcro della generazione di Veronica e della mia: intrappolati nel ricordo del passato con il terrore del futuro, lasciamo spesso che i fatti della vita ci accadano e, se questi non si sposano con la quotidianità nuda e cruda, possiamo sempre inventarci rockstar oppure artisti con un’atelier. Possiamo avere rapporti romantici con personaggi byroniani che vivono solo nella nostra testa e nel contempo vivere esperienze erotiche degne di merito.

Libro dissacrante, può curare le ferite interiori provocate dall’ambiente familiare con la consapevolezza di non essere soli. Infatti Veronica potrebbe essere la migliore amica che viene a trovarti a casa a bere un caffè e raccontare le sue esperienze e trovarsi a ridere a crepapelle perché sono condivise da entrambe. Come potrebbe essere la compagna di classe, oppure la sorella di un amico. È una donna che si è tuffata dallo scoglio della sua esperienza per nuotare a lunghe bracciate nella sua immaginazione. Da questo ha tratto la forza e la capacità lucida di cogliere con ironiaincongruenze e falle della vita.

Quando in una famiglia nasce uno scrittore, quella famiglia è finita, si dice. In realtà la famiglia se la caverà alla grande, come è sempre stato dall’alba dei tempi, mentre sarà lo scrittore a fare una brutta fine nel tentativo disperato di uccidere madri, padri e fratelli, per poi ritrovarseli inesorabilmente vivi”

Mi è piaciuto?

Assolutamente sì e lo considero una chicca che rileggerò e che consiglierò a tutti gli sventurati che mi staranno a sentire mentre illustro le situazioni paradossali vissute da Veronica Raimo.


INTERVISTA

Ringrazio Veronica per la sua disponibilità a rispondere alle mie domande. 

Sono molto emozionata, quindi non ho idea di come possa sentirti tu, perciò te lo chiedo: cosa si prova a essere tra nella dozzina del Premio Strega?

Ovviamente sono contenta, anche perché non me l’aspettavo. Sono abbastanza curiosa di vedere come sarà l’esperienza dato che non ho mai partecipato al Premio Strega, ed è strano perché mi sento al tempo stesso partecipante e spettatrice.

Ho solo due anni più di te e mi sono ritrovata tantissimo in quello che racconti. Ora, però, i ruoli si sono invertiti e sono io che dico ai ragazzi carini che sono CBCR. Quanto di te ragazzina è rimasta nella tua versione adulta?

Dunque, mi prendono in giro perché uso ancora l’aggettivo “grande” invece di adulto, o maturo, o anziano, riferito a persone non più giovani. In effetti mi rendo conto di avere spesso ancora uno sguardo bambinesco sul mondo, il che probabilmente potrebbe rischiare di diventare un po’ patetico fra qualche anno, o magari lo è già. Mi rendo conto anche che frequento spesso persone più giovani di me, non in senso sentimentale o romantico. E non so bene perché. Forse semplicemente abbiamo una vita più simile, anche nella quotidianità e nelle problematiche: vivere in affitto, non avere figli, non avere orari fissi, immaginare di poter cambiare città, provare a mettere su progetti fallimentari, avere molto a cuore la vita sociale e le amicizie rispetto alla vita di coppia. 

Ti confesso che ancora adesso mi invento storie romantiche alla stregua di una adolescente: pensi che sia un segno distintivo di chi ha vissuto un’infanzia solitaria?

Per me la “vita immaginaria” è ancora molto attiva, e non solo per fabbricare storie romantiche. Credo dipenda da un senso congenito di insoddisfazione e dalla paura di fare delle scelte, ma mi accorgo che il mio desiderio funziona molto più in astrazione che nel concreto. Speravo che un po’ si sarebbe attenuata nel tempo questa cosa, ma è anche vero che ormai la vedo come una parte di me da cui sarebbe difficile staccarmi. Non so se derivi da un’infanzia solitaria, forse anche quella ha contribuito, visto che da piccola comunque per me giocare significava essenzialmente crearmi dei personaggi in testa con cui passarci le ore. 

Aver scritto dei tuoi tentennamenti per entrare nel mondo adulto con tutti i doveri che ne conseguono immagino che possa aver un po’ schiarito la nebulosa dei tuoi anni precedenti. Come ti vedi tra dieci anni?

Ah magari l’avesse schiarita! Mi terrorizza pensare al futuro, immaginarmi “grande” appunto, anche se in teoria già lo sono. Ma quello che ha fatto questo libro più che chiarire delle cose mi ha concesso di accettare questa opacità, l’indeterminatezza in cui vivo. Adesso penso che sia una possibilità come un’altra, quindi fra dieci anni credo che mi ritroverò più o meno come sto adesso e spero che non vedrò questa condizione per forza come un male.

 

Mi ha molto colpita il rapporto che avete tra voi fratelli, anche ora è così? Ripensate mai alla vostra infanzia? 

Sì, con mio fratello ho un rapporto ancora molto stretto, e il fatto di essere tutti scrittori aumenta il senso di fratellanza, o sorellanza. Prima di scrivere “Niente di vero” avevamo avuto una mezza idea di scrivere a quattro mani un libro sulla nostra famiglia, vedere come i ricordi personali entrassero in collisione tra di loro, e l’idea ci era venuta proprio perché ci ritroviamo spesso a parlare della nostra infanzia e giovinezza e abbiamo non soltanto un’interpretazione diversa su ciò che è accaduto, ma anche un ricordo diverso.

Ho trovato molto particolare che tu non sia riuscita a trovare un luogo dove “mettere radici”, un posto eletto dove stabilirti. E’ ancora così oppure hai trovato una città che ti lascia la sensazione di essere a casa?

In questo momento mi sono riconciliata molto con Roma che è una città da dove ho cercato sempre di fuggire. Non mi sento radicata qui, e vorrei provare a passare un po’ di mesi da qualche altra parte, ma non ci sto più così male come prima. Cioè non la sento più come una costrizione. Credo che le contraddizioni di Roma rispecchino molto le mie, e in questo senso è il posto che sento più vicino a me. 

Ti ringrazio per il tempo che hai dedicato a me per Thrillernord e ti auguro di vincere. Per me, lo hai già fatto.

Marina Toniolo

Grazie mille a te! Anche per le domande diverse dal solito

Veronica Raimo

A cura di Marina Toniolo

https://ilprologomarina.blogspot.com/

 


Veronica
Raimo


Veronica Raimo è nata a Roma nel 1978. Ha pubblicato i romanzi: “Il dolore secondo Matteo” per minimum fax (2007), “Tutte le feste di domani” per Rizzoli (2013), “Miden” per Mondadori (2018) tradotto in USA, UK e Francia, e “Niente di vero” per Einaudi (2022). Nel 2019 ha pubblicato per Feltrinelli la raccolta di poesie “Le bambinacce” scritto con Marco Rossari. Nel 2012 ha scritto la sceneggiatura del film “Bella addormentata” di Marco Bellocchio. Traduce dall’inglese per diverse case editrici, tra gli autori: F. Scott Fitzgerald, Ray Bradbury, Octavia E. Butler. Ha scritto su varie testate, tra cui “Il Manifesto”, D-La Repubblica”, “Amica”, “Robinson”, “Rivista Studio”, “Linus”, “RollingStone” e oggi collabora con “TTL” e “Il tascabile”.

 

Acquista su Amazon.it: