LEMON


Autore: Kwon Yeo-sun

Editore: Il saggiatore

Traduzione: Benedetta Merlini

Genere: Thriller

Pagine: 144

Pubblicazione: 26 maggio 2022

Sinossi. Kim Hae-on muore il giorno dopo la finale dei mondiali di calcio in Corea del Sud. Il suo corpo, vestito solo di un abito giallo, viene ritrovato nel parco del suo liceo; il cranio spaccato da una pietra. La polizia individua subito due sospetti tra i compagni di scuola: il rampollo Shin Jeong-jun, sulla cui macchina la ragazza è stata vista salire la sera del delitto, e Han Manu, che afferma di averla incrociata di ritorno da una consegna in motorino. Ma i due hanno un alibi e così il caso si chiude senza un colpevole. C’è però qualcuno che non si arrende. Qualcuno convinto che la soluzione si nasconda proprio nei segreti degli studenti. Qualcuno talmente sconvolto dalla morte della ragazza da modellare il volto e il fisico fino ad assomigliarle. Il suo nome è Da-on,Hae-on era sua sorella, e la sua ricerca non avrà termine fino a quando non avrà scoperto la verità; in qualunque modo e a qualunque prezzo.

Recensione di Claudia Cocuzza 

Ci sono diversi modi di affrontare la morte di una persona cara. Di certo il percorso che conduce prima all’elaborazione e poi all’accettazione del lutto – sempre che si raggiunga – è qualcosa di personale, che non può essere spiegato né tanto meno insegnato.

Da-on è una ragazza di sedici anni quando sua sorella Hae-on, diciottenne, viene uccisa: indossa un vestito giallo limone, e basta. Nemmeno la biancheria intima.

Non hanno mai avuto un grande rapporto. Sono sempre state molto diverse: la maggiore, bellissima ma forse un po’ troppo svampita e menefreghista per non dubitare che abbia qualche tipo di disturbo mentale; la seconda, ordinaria/bruttina ma molto intelligente e responsabile, tanto da sobbarcarsi il compito di dare un occhio a quella sorella “strana”.

Poi Hae-on viene uccisa con un colpo alla testa e la polizia sospetta di due ragazzi che frequentano la sua stessa scuola: uno ricchissimo e l’altro poverissimo; il secondo viene torchiato molto più del primo, ma alla fine non ci sono prove a sufficienza contro nessuno dei due.

Lemon” non racconta l’indagine che porta a svelare il colpevole dell’omicidio, per questo non è un giallo nel senso tradizionale del termine; racconta in che modo le persone coinvolte nella vicenda affrontano la vita dopo.

La narrazione viene condotta sempre in prima persona, ma le voci narranti sono diverse e il lettore, passando dall’una all’altra, può smarrirsi. Il narratore predominante è Da-on, ma sentiamo anche le voci di altre due ragazze, compagne di classe di Hae-on, che hanno avuto un peso nella vicenda.

Il tono e il modo in cui la storia viene narrata induce, in chi legge, un senso di straniamento: il ricorso ricorrente ai flashback e, come detto, l’alternanza tra voci narranti che non vengono presentate, danno una sensazione di instabilità quasi fisica che è metafora dell’idea che l’autrice ha della vita.

Non faccio che chiedermi, in continuazione, se le nostre vite abbiano un significato. […]

Il vero significato della vita non potrebbe essere il fatto stesso di essere vivi, di sopravvivere in un mondo dove gioia e terrore e pace e pericolo si mescolano tra loro fino a essere indistinguibili?”

Nessuno è più lo stesso dopo la morte di Hae-on: dapprima Da-on, convinta che la madre la guardi con ripugnanza, cerca di assomigliarle sottoponendosi a una serie di interventi di chirurgia estetica; questo non servirà a darle pace e lei vivrà per sempre con il senso di colpa: la colpa di essere viva mentre sua sorella è morta; e così è per tutti i personaggi che incontriamo nel corso del romanzo.

Scopriremo chi ha ucciso Hae-on?

Sì, ma non tramite un’indagine convenzionale.

L’autrice scandaglia l’animo umano, mettendo a nudo pulsioni primordiali, indicibili e inconfessabili, utilizzando la risoluzione del giallo come mezzo, non come fine

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Kwon Yeo-sun  


è nata ad Andong , nella provincia di Gyeongsang settentrionale della Corea del Sud nel 1965. Kwon ha avuto un brillante debutto letterario nel 1996 quando il suo romanzo Niche of Green ha ricevuto il Sangsang Literary Award. All’epoca erano prevalenti i romanzi che riflettevano sul periodo del movimento di democratizzazione in Corea del Sud. Il lavoro di Kwon è spesso non convenzionale nella forma e nell’argomento e per questo motivo a volte ha la reputazione di essere difficile da leggere.

A cura di Claudia Cocuzza  

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