Intervista a Stefania Tedesco




A tu per tu con l’autore


Partendo dal significato di Ciatu, che, come scrivi nel romanzo, significa “respiro”, l’essenza che ti lega a qualcuno, ti chiedo: Come mai hai deciso di intitolare il tuo romanzo “Ciatu Mei”?

Intanto grazie Loredana e grazie Thrillernord per l’opportunità!

La scelta del titolo ha avuto una genesi un po’ più lunga rispetto al titolo del primo romanzo. È stata una scelta “premeditata” avere un titolo in dialetto siciliano, perché volevo ancor più sottolineare il legame mio, e di Cecilia Orlandi, con il meridione. È stato un rischio, perché magari “fuori Sicilia” può avere meno presa sui potenziali lettori che non mi conoscono. Il perché, invece, di queste due parole è presto detto, si è sviluppato in autonomia durante la prima stesura, per via dell’appellativo che Bruno usa con la figlia Cecilia.

Già a partire da “Nuvole grigie” (Scatole Parlanti – 2023), il tuo primo romanzo, si intuisce che Cecilia non è una donna come le altre o, meglio, non è ciò che appare e solo in pochi conoscono il suo vero essere, le sue fragilità. Vuoi raccontarci quando è nato nella tua testa il personaggio di Cecilia e perché hai deciso che dovesse essere proprio così?

Credo che Cecilia, come qualunque persona sulla terra, abbia le sue luci e le sue ombre. È un personaggio fortemente umano, ho lavorato molto per caratterizzarla, per renderla “una persona che potresti incontrare davvero nella vita”.

Scrivendo in prima persona con il punto di vista di Cecilia, inevitabilmente, ho trasferito un po’ di me in lei: l’ironia è il nostro pane quotidiano! Ma siamo anche entità diverse, lei ha una testardaggine e un’impulsività che a me appartengono di meno.

Anche la vita privata di questa brava poliziotta è costellata di tanti frammenti, che la fanno talvolta arrabbiare, talvolta soffrire e a volte stare bene, molto bene. Vuoi parlarcene tu quel tanto che basta per entrare nel suo mondo, senza comunque rovinare la lettura a chi ancora dovesse leggerti?

Come dicevo prima, ho lavorato tanto affinché Cecilia (ma anche tutti i personaggi) fossero “umanamente veri”. Del commissario Orlandi posso dire che è una donna vicina ai quarant’anni che, come chiunque nella realtà, ne ha passate parecchie nella vita. A partire da un’infanzia turbolenta, essendo stata abbandonata in ospedale alla nascita e adottata definitivamente dalla famiglia Orlandi a otto anni; l’adolescenza con la nascita dei due fratelli gemelli e il conseguente sviluppo dei disturbi alimentari; la scelta di arruolarsi in Polizia; la relazione con Renato; la morte del fratello Lorenzo; il trasferimento da Messina a Cosenza, a Roccia Marina. Sono tutti eventi che la formano e la segnano. 

Mi è piaciuto molto il fare riferimento al barattolino delle felicità, dove racchiudere le cose belle, da riprendere in mano poi nei momenti di maggiore sconforto, che la tua protagonista, riempie progressivamente come antidoto ai suoi momenti bui. Anche tu hai un tuo barattolino della felicità?

Non in senso fisico, ma proprio di recente una cara amica mi ha regalato un ciondolo a forma di barattolino! Diciamo che, in realtà, sono una persona che purtroppo si scoraggia facilmente e che vede il bicchiere sempre mezzo vuoto, quindi ogni tanto ci penso a creare un quaderno (dei mille che ho) dedicato ad appuntarmi le cose belle, ma… la pigrizia vince!

Nel tuo libro, i temi trattati sono molteplici e per tutti, si percepisce quanto per te siano importanti: la salute, la legalità, l’ambiente, l’immigrazione ed i rapporti positivi con gli altri. Vuoi parlarcene tu come preferisci?

Hai centrato in pieno una parte di me: sono una persona attenta a ciò che mi circonda. Ho trattato temi che mi stanno a cuore, a partire dalla salute, soprattutto quella mentale. Non è un caso che abbia “appioppato” un disturbo alimentare a Cecilia, credo che sia un argomento del quale si parli poco e male. Una gamba rotta smuove compassione, un disturbo mentale viene spesso sottovalutato, bollato con un “Ma dai, non ci pensare!”, che trovo molto irrispettoso. Il dolore è dolore, punto. Ha la sua dignità e va rispettato.

Quanto agli altri temi che hai citato, un argomento che spero di poter sviluppare meglio nel prossimo romanzo è quello della sostenibilità ambientale, che in “Ciatu mei” purtroppo è solo accennato in merito alla pesca intensiva e scriteriata dei pesci piccoli, che qui al sud chiamiamo “neonata”. Ho già un’idea delineata, si tratta “solo” di metterla su carta.

“… non è il tempo che passa a spaventarmi, mi spaventa sprecarlo, non viverlo…”  Così esordisce Cecilia ad un certo punto. E tu, Stefania, concordi con lei?

È, letteralmente, la storia della mia vita! Per citare una canzone di Noemi “Quanta vita che ho vissuto inconsapevolmente, quanta vita che ho buttato via per niente”. So che tutto fa esperienza e che fare i conti “col senno del poi” è facile, ma sto cercando di fare pace col fatto che, forse, anche il tempo non vissuto non sia stato tutto sprecato…

Stai già lavorando ad un nuovo libro di Cecilia? In generale hai anche altri progetti librosi?

Un “Cecilia 3” è in cantiere, ma sono attualmente ferma, ho scritto tempo fa incipit e primo capitolo. Mi piacerebbe anche scrivere altro, più che altro per non fossilizzarmi con una narrazione in prima persona. Ho scritto qualche racconto breve, molto breve, per partecipare ai concorsi, quindi sono ancora tutti inediti.

Cecilia nel suo romanzo dice: “Sai il teorema del lettore che afferma che per ogni libro letto ne ha cinque in libreria da leggere? Ecco per me è così.” Ti chiedo: anche tu sei come lei (io è meglio che taccia)? E se sì, puoi farci qualche nome e poi, hai spazio anche per i libri nordici?

Con “cinque” mi sono tenuta bassa direi! C’è chi ha il comodino della vergogna, io ho direttamente la libreria della vergogna… Negli ultimi tempi mi sono data una calmata e compro meno d’impulso, ma direi che ho una ventina di libri che mi guardano in cagnesco quando porto a casa un fratellino nuovo! Ne cito uno per tutti “Tokyo express” di Matsumoto Seichō, mea culpa! I libri nordici sono molto lontani dal mio modo di scrivere e per questo mi affascinano parecchio.

Ti ringrazio per la tua disponibilità a nome mio e d tutta la redazione Thrillernord!

Loredana Cescutti

Grazie di cuore a te!

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