La ragazza che guardava…




La ragazza che guardava l’acqua

Recensione di Cristina Marra


Autore: Giorgio Faletti

Editore: La nave di Teseo

Genere: noir

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

Recensione

I libri di Giorgio Faletti sono un pozzo delle meraviglie, che siano romanzi o racconti, regalano sempre uno sguardo nuovo, fresco, originale sulla realtà, i suoi mali e le sue solitudini.

Dopo “La ricetta della mamma “, La nave di Teseo propone anche quest’anno un prezioso libretto con due racconti per il quinto anniversario della scomparsa dell’autore che con “Io uccido” ha innovato la scrittura thriller e anche noir italiana.

Con “La ragazza che guardava l’acqua” che comprende il racconto omonimo e “Joystick”, Faletti è bravissimo a concentrare e trasmettere nella brevità richiesta dal genere, la storia di un male latente o sommerso intrisa di sensazioni sopite che tornano a galla o che dalla superficie devono arrivare al fondo e perdersi nei silenzi del lago.

La magia della sua scrittura fa giocare brevità e intensità, caratterizzazione e psicologia dei personaggi, descrizione e suggestione in una partita in cui a vincere è il lato oscuro e nero che si fa strada e viene fuori dalle profondità di un lago o dall’immensità del cielo. Male che contrasta il bene e viceversa per vendicare o colpire.”La ragazza che guardava l’acqua” è una favola nera ambientata dentro e sulle sponde di un lago, una distesa d ‘acqua osservata e che osserva. Due protagonisti, due esseri viventi diversissimi ma che si somigliano e si riconoscono o si nascondono sotto quel velo d’acqua che diventa anche specchio per la natura circostante.

Il lago è il piccolo mondo subacqueo di un essere solitario e solo che vede “nell’acqua il riflesso delle stagioni, una dopo l’altra, foglie nuove- foglie verdi- foglie gialle- neve e poi da capo”.

Il lago è la sua tana in una caverna sul fondale e il suo rifugio dagli esseri umani che sostano sul pontile o nel piccolo locale che fa da ristoro ai gitanti. Un giorno arriva lei, ha i capelli ” colore delle foglie al tramonto” e piange guardando verso il fondo e unendo le sue lacrime a quelle del lago.

La ragazza emana onde diverse da tutti gli altri umani che si soffermano sulla riva, le sue vibrazioni somigliano a una comunicazione, e l’essere solitario le percepisce in maniera distinta e sorprendente. Sono onde che hanno il profumo delle mele tanto gradite all’abitante del lago e che chiedono comprensione. Faletti crea un’alchimia tra i due, un incontro di sofferenza e solitudine che li accomuna e li fa diventare complici. Il “mostro” si fa vendicatore e ripristina un ordine devastato dalla violenza e dal sopruso.

Due occhi saggi e vispi custodiscono un segreto che ha il senso della fiaba dal lieto fine e sono quelli di Delos, cagnone fedele e compagno di vita di chi abita nel piccolo bar, un personaggio chiave che crea il legame tra esseri umani e gli altri esseri viventi che con gli uomini hanno poco da condividere.

Il libro, come scrive Roberta Bellesini nella prefazione, “regala immagini delicate dedicate al fanciullo che in piccoli pezzi sparsi rimane in ognuno di noi” e che diventano immagini di un duello tra bene e male senza esclusione di colpi durante la simulazione di combattimento di due aerei decollati per un volo di addestramento in “Joystick”.

 

 

 

Giorgio Faletti


Giorgio Faletti (1950-2014) è stato attore, compositore, cantante e comico. Con Baldini+Castoldi ha esordito nel mondo della narrativa con Io uccido, che in Italia ha venduto oltre cinque milioni di copie ed è stato tradotto in 32 paesi. Uno straordinario successo confermato con Niente di vero tranne gli occhi, Fuori da un evidente destino, Io sono Dio, Appunti di un venditore di donne, Pochi inutili nascondigli, Tre atti e due tempi, Da quando a ora, La piuma e L’ultimo giorno di sole.

 

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