Intervista a Laura Veroni




A tu per tu con l’autore


Ritorna in libreria la scrittrice di Varese più amata dal pubblico dei lettori di gialli. Laura Veroni ha confezionato una nuova accattivante avventura che vede come protagonista ancora una volta la P.M. Elena Macchi, donna dalle mille sfumature, testarda, dominatrice e dalla grande sensualità. Il nuovo romanzo si chiama Concerto di morte e noi di Thrillernord ci siamo fatti raccontare un po’ di cose dall’autrice.

Laura, siamo alla terza avventura della P.M. Elena Macchi e il personaggio è maturato ulteriormente, non crede che questo possa disorientare un po’ i lettori che si erano innamorati di lei quando era giovane e sventata?

Forse qualche lettore potrebbe non essere contento della maturazione del personaggio, ma credo che la maggior parte apprezzerà, dal momento che era già stato notato il cambiamento della P.M. nella precedente indagine, quella contenuta in “Varese, non aver paura”, e aveva sortito un effetto positivo. Del resto la vita stessa è mutevole e le situazioni, nonché il tempo, (in questo caso soprattutto il tempo) portano con sé cambiamenti. Le persone, “crescendo”, cambiano. Una donna di cinquant’anni, com’è la Macchi adesso, non può essere la stessa di quando ne aveva trenta. Ha comunque conservato molte caratteristiche di quelle che aveva in gioventù: è rimasta aspra, caparbia, determinata, dura, testarda, precisa e dominatrice. Il suo carattere è sempre molto forte e continua a nutrire diffidenza nei confronti del prossimo. Non è cambiato nemmeno il suo modo di trattare gli uomini, soprattutto uno: il commissario Auteri, che non riesce proprio a farsi andare a genio.

Nella sua ultima fatica letteraria ritorna anche la provincia di Varese sempre un po’ sonnolenta e molto racchiusa su sé stessa. Come riesce a coniugare questo aspetto con le dinamiche di un giallo vero e proprio?

Rispondo sottolineando la scissione che ho operato e che spesso opero nei miei scritti, trattandosi quasi sempre di storie ambientate nella mia città (tranne i racconti), tra la realtà e la fantasia letteraria. Premetto che Varese è sempre stata vista da chi non è di Varese come una città provinciale e chiusa, ma per chi, come me, ci è nata, cresciuta e continua a viverci, forse non appare propriamente così. Certo, paragonata a metropoli come Milano e Roma è tutta un’altra cosa, però, personalmente, ritengo che, negli anni, anche Varese si sia aperta maggiormente. Ci sono più opportunità di svago per i giovani, il centro e la vita notturna della “Piccola Brera”, ad esempio. Sono nati centri di aggregazione culturale; c’è il locale “La Cupola” che mette in atto un’infinità di iniziative; sono nate zone pedonali che rappresentano un centro di aggregazione sociale per persone di tutte le età… Per cui, a ben guardare, tanto sonnolenta non è, diciamo pure che nel suo piccolo si difende bene. Detto questo, la sovrapposizione letteraria a quella che è la realtà non penso generi alcun attrito. Nella finzione, è consentito ogni tipo di dinamica, poiché la dinamicità appartiene più ai personaggi che all’ambientazione all’interno della quale agiscono.

Concerto di morte è un giallo atipico dove il sentimentalismo, le emozioni e anche la sensualità hanno molta parte. Non ha avuto timore che tutto questo influenzasse la dimensione più pura della suspense?

No. Come ho già detto in altre occasioni, mi piace mescolare i vari livelli. Mi vengono mosse spesso critiche per come descrivo i personaggi, perché mi addentro molto nei particolari “frivoli” dell’abbigliamento e dell’estetica, per esempio. Qualcuno ha sottolineato che si tratta di una mia caratteristica. Credo sia proprio così: voglio rendere il più possibile vivo e vero il personaggio; voglio che il lettore lo veda con i miei stessi occhi, così come l’ho creato nella mia mente; voglio che entri nei suoi stati d’animo, così come ci entro io quando scrivo. Anche per quanto riguarda la sensualità, che metto nei miei scritti (in quasi tutti, effettivamente), qualcuno ha sottolineato che si tratta di una mia caratteristica e anche qui confermo, per gli stessi motivi di cui sopra.

Quale è il personaggio che le piace di più nel suo ultimo romanzo? Elena Macchi esclusa.

Senza dubbio Mariangela, la vecchia pazza di Marzio.

Se dovesse racchiudere in una sola frase tutto il suo libro quale sceglierebbe e perché.

Accidenti, domanda tosta!
Un noir che scava nel torbido e nelle debolezze degli esseri umani, dove nulla è scontato, perché siamo tutti “frangibili”*, nessuno escluso.

(*termine dal film “Perfetti sconosciuti”).

Laura Veroni

Antonia Del Sambro

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