MASSIMO CARLOTTO
Una storia dell’Alligatore

Sinossi. A trent’anni dal primo romanzo che lo ha visto protagonista, torna l’Alligatore. Una leggenda del crime italiano. È un inverno gelido nelle paludi del Nordest. Una donna è stata rapita, ma il sospetto che l’abbiano uccisa cresce di ora in ora. E Marco Buratti, l’Alligatore, è determinato a ristabilire la verità a ogni costo, anche quando non interessa più a nessuno. Loris Pozza è il classico criminale esperto in «magheggi»: truffe, fatture false, capitali che finiscono nella banca cinese clandestina. Quando la sua amante moldava viene rapita, l’incarico di consegnare il riscatto è affidato a Marco Buratti, investigatore senza licenza, e ai suoi soci Max la Memoria e Beniamino Rossini. Ma qualcosa va storto e la donna, nonostante il pagamento di un milione di euro, non viene liberata. L’Alligatore inizia così un’indagine non autorizzata per impedire che una vittima rimanga senza giustizia, a dispetto di chi vorrebbe mettere tutto a tacere. Nel frattempo Rossini, che ogni tanto abbandona il suo vecchio mestiere di bandito per dedicarsi a salvare donne, libera una giovane ucraina sfruttata dalla mafia del suo Paese. Questa volta, però, la rappresaglia che si scatena è terribile. Una resa dei conti da cui nessuno uscirà indenne e che porterà l’Alligatore dove mai si era spinto.
Per il ritorno dell’Alligatore, Massimo Carlotto scrive il suo noir più doloroso. Suona il suo blues più malinconico e sorprendente.
«Avevamo scelto un’esistenza molto diversa dalle altre, da quelle dei regolari. E quando hai il cuore fuorilegge non puoi pretendere che batta a un altro ritmo».
Editore: Einaudi
Collana: Stile libero big
Pagine: 224
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Sabrina De Bastiani
Se qualcuno ti cerca, poco importa se per ammanettarti o liquidarti, l’importante è rimanere vivi e liberi.
A esequie avvenute di Massimo Carlotto ci riporta, dopo otto anni, nell’universo dell’Alligatore, ma non si tratta di un semplice ritorno.
È un incontro con il tempo, con i segni che lascia addosso, con le vite spezzate e verità che non smettono di bruciare.
La storia si muove rapida, dura, ruggente e struggente, tra un’indagine su un rapimento che appare presto contenere molto altro e memorie e dolori che non passano, coinvolgendo immediatamente nelle spire di un noir magistrale, che si fa anche riflessione sull’esistenza e sul Paese in cui viviamo.
Il cuore del romanzo batte forte nel rapporto tra i protagonisti, che restano fratelli nel destino e nell’anima
«La verità è che siamo tre ex galeotti incapaci di fare i conti con il passato».
«Tre fratelli», pensai.
Una fratellanza che sutura, nata nelle ferite, l’unico appiglio quando tutto intorno crolla, il male ha smesso di nascondersi e ha preso il centro della scena.
«Un tempo i criminali stavano solo ai margini, ora prosperano nel cuore della società. Con la fedina immacolata e la bocca piena di sdegno per il degrado del Paese».
Il limite tra civiltà e barbarie, tra umano e disumano era stato superato senza nemmeno tentare di nascondere gli eccessi.
In un mondo che non è piú il nostro mondo, l’Alligatore guarda alla sua vita, e si guarda dentro per riconoscere che l’ amore era sincero, ma era anche vero che lo usavo per evitare di occuparmi di tanti aspetti della mia esistenza che si accumulavano da qualche parte nella mente come i detriti di un’alluvione.
E tra i detriti e le macerie di un passato che non passa – Non canto piú – perduta è anche la voce mi si era seccata in galera come un pozzo nel deserto. Era accaduto all’improvviso ed era stato difficile, maledettamente difficile trovare un senso per vivere.
Ero solo un sopravvissuto.
Eppure, nonostante tutto, c’è sempre un punto fermo… dietro a ogni caso c’era una verità da scoprire, e che quella era l’unica cosa davvero importante.
È questa ostinazione a salvare l’Alligatore, e forse anche chi lo legge: la certezza che la verità, pur dolorosa, sia l’unico modo per restare vivi. E umani.
A esequie avvenute è un romanzo che sorprende per le svolte che prende e per ciò che comportano, si fa divorare, scava, ci ricorda che
Nessuno se ne va via veramente. Trova mille modi per non abbandonarti.
Nel bene e nel male.
Massimo Carlotto dimostra ancora una volta la sua capacità unica di tenere insieme tensione narrativa e sguardo politico, intimità e denuncia. La sua scrittura è scarna e precisa, ma allo stesso tempo carica di emozioni trattenute dove ogni parola pesa, ogni dialogo taglia come una lama. Eppure la poesia trova un varco, che siano i versi struggenti e illuminati di Nino Pedretti o che sia la totale bellezza incarnata da Virna, donna, madre, amica, sorella
Virna preparava il caffè e accudiva il nostro dolore, accantonando il suo.
Non concede distrazioni né facili consolazioni, A esequie avvenute, obbliga a guardare dentro le crepe di un Paese e nelle ferite di chi lo abita.
Pozza non era il tipo di cliente per cui volevo lavorare.
Rappresentava quel sottobosco economico veneto che, violando sistematicamente la legge, saccheggiava il territorio sottraendo risorse importanti, inquinando, sfruttando, schiavizzando la manodopera col caporalato, cementificando ogni metro quadro a disposizione.
Ed è qui che Carlotto si conferma maestro, nel raccontare non solo il ritorno di un personaggio amato, ma nello scrivere un canto amaro e potente sui ricordi, sull’amicizia, sull’assenza, sul disincanto, sulla ferocia degli interessi economici, sulla resistenza e sull’amore, infine. Nel trasformare il genere in letteratura viva, necessaria, capace di restare nella memoria come un brivido che non smette di essere.
Il problema non è voltare pagina ma decidere se guardare da un’altra parte.
E riguarda ciascuno di noi.
Acquista su Amazon.it:
Massimo Carlotto
è nato a Padova nel 1956. Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del Premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto: Arrivederci amore, ciao (secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003, finalista all’Edgar Allan Poe Award nella versione inglese pubblicata da Europa Editions nel 2006), La verità dell’Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (Premio Dessì 1999 e menzione speciale della giuria Premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Il maestro di nodi (Premio Scerbanenco 2003), Niente, più niente al mondo (Premio Girulà 2008), L’oscura immensità della morte, Nordest con Marco Videtta (Premio Selezione Bancarella 2006), La terra della mia anima (Premio Grinzane Noir 2007), Cristiani di Allah (2008), Perdas de Fogu con i Mama Sabot (Premio Noir Ecologista Jean-Claude Izzo 2009), L’amore del bandito (2010), Alla fine di un giorno noioso (2011), Il mondo non mi deve nulla (2014), la fiaba La via del pepe, con le illustrazioni di Alessandro Sanna (2014), La banda degli amanti (2015), Per tutto l’oro del mondo (2016) e Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane (2017).Sempre per le Edizioni E/O cura la collezione Sabot/age. Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato Mi fido di te, scritto assieme a Francesco Abate, Respiro corto, Cocaina (con Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo) e, con Marco Videtta, i quattro romanzi del ciclo Le Vendicatrici (Ksenia, Eva, Sara e Luz). Nel 2024 esce Trudy. Per Rizzoli ha pubblicato Il Turista (2016) e E verrà un altro inverno (2021); per Feltrinelli nel 2020 Ballata per un traditore e nel 2021 Refrain (con Pasquale Ruju e David Ferracci); per Mondadori, invece, Il Francese (2022).
I suoi libri sono tradotti in molte lingue e ha vinto numerosi premi sia in Italia che all’estero. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.