Un caso del
Commissario Belletti

Sinossi. Da quattro anni ormai il commissario Alvise Belletti presta servizio alla Questura di Catania, dove è stato trasferito per l’“eccesso di zelo” dimostrato nel caso del Lupo. E qui, sull’Etna, la Montagna sacra dei catanesi, un altro misterioso omicidio lo attende. In una capanna a duemila metri di altezza due escursionisti hanno trovato il corpo di un uomo, Wolfgang von Rheingold, un quarantenne tedesco, con la gola squarciata. In mano, un libro intriso di sangue: La morte di Empedocle di Friedrich Hölderlin. A vegliare la vittima un cane accucciato, uno splendido esemplare di cirneco dell’Etna, una sorta di Anubi all’ingresso dell’oltretomba. Sotto la maestà del vulcano onnipotente, Belletti si prepara a dispiegare il suo proverbiale fiuto, che stavolta lo porterà ad Amburgo e indietro nel tempo fino alla Germania degli anni di piombo. Un’indagine in cui il suo incrollabile senso della Giustizia si ritroverà faccia a faccia con l’ombra impietosa della Vendetta.
Autore: Paolo Scardanelli
Editore: Carbonio Editore
Genere: Thriller
Pagine: 148
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Marco Lambertini
Con Belletti e Romeo, Paolo Scardanelli riporta in scena il commissario Alvise Belletti, ma più che un semplice ritorno si tratta di un nuovo viaggio nell’anima umana. Ancora una volta l’autore non costruisce un giallo tradizionale: ciò che mette in moto la narrazione non è solo il delitto, ma la domanda morale che ne scaturisce. Dopo aver indagato il confine fra giustizia e verità in Belletti e il lupo, qui Scardanelli affronta un’altra coppia di poli complementari e inquieti: vendetta e colpa.
La storia si apre alle pendici dell’Etna, dove due escursionisti trovano il corpo di Wolfgang von Rheingold, un quarantenne tedesco con la gola squarciata e un libro di Hölderlin fra le mani. Accanto al cadavere, un cane, un cirneco dell’Etna, veglia silenzioso. È lui, Romeo, nome datogli dal Commissario a dare il titolo al romanzo e a diventare un compagno d’indagine per Belletti: una presenza discreta ma costante, quasi un alter ego istintivo del commissario.
Da quella capanna quasi in cima all’Etna, prende forma un’indagine che condurrà Belletti da Catania ad Amburgo, dalle pietre laviche della Sicilia ai fantasmi della Germania degli anni di piombo.
Scardanelli intreccia una scrittura che non è mai semplice, dove ogni parola sembra scelta con precisione, pesata nel ritmo e nel senso. È una prosa densa, consapevole, che chiede attenzione ma sa ricompensarla con una eleganza rara e un coinvolgimento autentico. La complessità del linguaggio non è un ostacolo, ma parte del piacere: leggere Scardanelli significa entrare in un tempo più lento, dove il significato si svela come una verità sussurrata.
Ciò che colpisce, in questo romanzo, è la capacità dell’autore di unire rigore e passione. La trama poliziesca, solida e credibile, convive con una riflessione più ampia sul male e sulla responsabilità, trasformando la lettura in un’esperienza quasi meditativa. La scrittura raffinata e visionaria di Scardanelli indaga anche la violenza e la tracotanza, la hybris, come la chiama lui stesso, della lotta armata, che riaffiora nei pensieri dell’assassino e in quelli della vittima, come un’eredità ideologica e morale non ancora estinta.
“C’è una misura in tutte le cose, terrene e celesti; quando la si supera si va incontro al castigo, umano o divino che sia. Si muore di hybris, e i romantici, attraverso i Greci, ben lo sapevano; ma è così eccitante nuotare controcorrente, facendo la fine dei salmoni però.”
In quelle pagine, la memoria degli anni Settanta diventa il terreno su cui si misura la follia del voler farsi giustizia da soli, la presunzione di chi crede che il fine possa redimere ogni mezzo.
In questo senso, uno dei momenti più intensi del libro è proprio la riflessione dell’assassino, che racchiude la filosofia cupa dell’opera:
“La vendetta soddisfa i palati più fini che siedono al tavolo dell’uomo estetico, colui che sacrifica il senso al fine. Essa è il motivo profondo della nostra Storia; proveremo a capire i sentimenti che abbiamo perduto? Ne dubito, ma questo non vuol dire non provarci.”
Ho trovato queste parole il fulcro del romanzo, la vendetta come gesto estetico e morale, come eredità collettiva che attraversa i secoli e le ideologie, tornando sempre a interrogarci.
Il commissario Belletti rimane però il vero punto di forza della storia; è un uomo segnato, con un forte senso del dovere, una morale incrollabile (o quasi) e uno zelo che lo ha già fatto scontrare con l’ordinario.
“ Ha il senso dello Stato, forte, ma (talvolta) non della realtà. La realtà è fatta di necessità contingenti, caro Belletti, e quelle lei non le coglie. No, va avanti come un treno in corsa sino a che non sbatte il muso contro un muro; e fa male, soprattutto a quella velocità. Come nel caso del Lupo. Già, ma mi pare non le abbia insegnato molto.”
Le parole del Questore di Catania descrivono perfettamente Belletti, che non cambia a dispetto dei casi della vita
C’è in lui, poi, un amore autentico per la cucina, per i sapori e le ricette che diventano un modo di capire le persone e il mondo.
Accanto a lui, la coralità dei personaggi secondari, il tenente Cutuli, Don Turi, e il cane Romeo, donano calore e ritmo, alternando malinconia e umorismo.In questa storia lo vediamo in un contesto nuovo, fuori dalla grande città, immerso nella natura selvaggia, e alle prese con una città “esterna” (Amburgo) e un passato che torna a tormentare le persone.
La vittima, Wolfgang von Rheingold, è un personaggio “misterioso” che devia la narrazione dal centro italiano verso la Germania: un ponte fra paesi, epoche e colpe nascoste. E il cane-cirneco, simbolico vegliante, dà al racconto un alone quasi mitologico.
In un finale degno dei migliori thriller, la tensione sale e i pezzi si incastrano, ma come sempre grazie alla casualità degli eventi.
“Dovrebbe pensare, signor Questore, che esistono solo il caso e la necessità. Il resto appartiene al divino.”
E infine, la fusione dei generi: giallo, noir e riflessione filosofica convivono con naturalezza, offrendo una lettura che appaga, non solo chi cerca un enigma da risolvere, ma un significato da comprendere.
La lentezza, la densità, la continua tensione morale, non sono un limite ma la vera ricchezza del romanzo. Belletti e Romeo non corre: scava, sosta, medita. È un giallo che non promette adrenalina, ma verità interiori. E in questo equilibrio tra introspezione e mistero, Scardanelli conferma la sua voce unica nella narrativa italiana contemporanea.
In definitiva, Belletti e Romeo è un libro di grande finezza e intensità, che si legge come un’indagine ma resta poi come un’esperienza tra la morale e la filosofia.
Scardanelli dimostra ancora una volta che il noir può essere una forma di pensiero, un modo per guardare dentro l’uomo, le sue ferite e la sua necessità di dare un senso al tutto.
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Paolo Scardanelli
(Lentini, 1962), geologo e scrittore, è autore del romanzo In principio era il dolore. Un Faust di meno (2022) e Belletti e il Lupo (2024), con protagonista il commissario Belletti. Di Scardanelli è in corso di pubblicazione per Carbonio anche la saga L’accordo, di cui sono usciti i primi quattro volumi: Era l’estate del 1979 (2020); I vivi e i morti (2022); L’ombra (2023) e Un posto sicuro (2024).