Carlo Calabrò
Sinossi. San Paolo è una città che cresce divorando se stessa, e dove il cemento copre tutto: fiumi, corpi, responsabilità. Everton Barros, trentadue anni, è un cronista svogliato di un grande quotidiano. Una mattina, pedalando lungo il rio Pinheiros, riconosce tra le acque nere il cadavere di Flávio Bloch, eco attivista e amico. La polizia archivia il caso come suicidio. Everton no: decide di indagare, anche se il suo stesso giornale, legato a interessi immobiliari e politici, vorrebbe lasciar perdere. Tre storie si muovono in parallelo: la morte di Bloch; l’omicidio brutale di Leonard Zappavigna, palazzinaro e proprietario di una gelateria; e la scomparsa di Florian Kaufmann, ingegnere svizzero invischiato tra Amazzonia, narcotraffico e politica. A collegarle sembra esserci Donato Abreu, politico neoliberale in ascesa, volto televisivo rassicurante e promotore di un piano di “privatizzazione sociale” volto a trasformare senzatetto e edilizia popolare in un affare. Everton indaga senza protezioni, aiutato da pochi amici e da due giovani gelatai improvvisatisi detective. Intorno al protagonista, dirigenti ambigui, imprenditori senza scrupoli e figure femminili decisive disegnano una rete in cui informazione, potere e profitto diventano inseparabili. Ma più Everton si avvicina alla verità, più capisce che non esiste una storia pubblicabile: ogni rivelazione, infatti, produce ulteriore violenza. Un romanzo teso di stampo civile che usa il noir per raccontare una metropoli costruita sul cemento e sul silenzio, dove la verità ha sempre un prezzo. Pagato dai più deboli.
Autore: Carlo Calabrò
Editore: Marsilio
Genere: noir
Pagine: 288
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Giusy Ranzini
Ci sono romanzi noir che puntano tutto sull’indagine e sul colpo di scena finale, e ce ne sono altri che utilizzano il genere come uno strumento per raccontare il mondo.
Cemento e sangue di Carlo Calabrò appartiene senza dubbio a questa seconda categoria: è un noir civile, intenso e stratificato, che trasforma la ricerca della verità in un viaggio attraverso le contraddizioni di una delle metropoli più affascinanti e spietate del pianeta.
La San Paolo raccontata da Calabrò è molto più di uno sfondo narrativo. È un organismo vivo, inquieto, divorato dalla speculazione edilizia, dalla corruzione politica e dalle disuguaglianze sociali. Il cemento del titolo non rappresenta soltanto i grattacieli o le infrastrutture che cancellano il paesaggio naturale, ma diventa la metafora di un sistema che seppellisce lentamente memoria, giustizia e dignità umana. Il sangue, invece, è quello versato dalle vittime di questo meccanismo, spesso invisibili agli occhi dell’opinione pubblica.
Il protagonista è Everton Barros: giornalista apparentemente svogliato e disilluso, si ritrova coinvolto in un’indagine che nasce dalla morte dell’amico Flávio Bloch, un eco-attivista il cui presunto suicidio appare fin da subito poco convincente. Everton non è il classico investigatore infallibile: è un uomo normale, con dubbi, paure e limiti, proprio per questo estremamente credibile. La sua ostinazione nel cercare la verità nasce più da un senso di giustizia che da eroismo, e il lettore finisce inevitabilmente per condividere il suo percorso.
Le tre vicende principali, la morte di Bloch, l’omicidio del palazzinaro Leonard Zappavigna e la misteriosa scomparsa dell’ingegnere svizzero Florian Kaufmann, sembrano inizialmente distanti, ma vengono intrecciate con grande abilità fino a comporre un mosaico complesso. Carlo Calabrò dimostra una notevole capacità nel gestire molteplici fili narrativi senza perdere il controllo della storia, mantenendo alta la tensione fino alle ultime pagine.
Attraverso le vicende dei personaggi, vengono affrontati temi come la speculazione immobiliare, la devastazione ambientale, il narcotraffico, la corruzione politica, la manipolazione dell’informazione e la disuguaglianza sociale, ma evita accuratamente il rischio del didascalismo.
La figura di Donato Abreu rappresenta forse il volto più inquietante dell’intera storia: non è il classico cattivo sopra le righe, ma un politico moderno, mediaticamente perfetto, capace di trasformare idee profondamente disumane in programmi apparentemente razionali e innovativi. È proprio questa normalità a renderlo così credibile e disturbante.
Dal punto di vista stilistico, Calabrò sceglie una scrittura limpida, diretta ed efficace. Le descrizioni della città sono vivide e cinematografiche, capaci di trasmettere il caos, il caldo, l’umidità e il senso di oppressione che caratterizzano San Paolo. La narrazione procede con un ritmo costante, alternando momenti di forte tensione a riflessioni più profonde sul ruolo del giornalismo, sul potere e sulla responsabilità individuale.
Ho apprezzato la riflessione sul mestiere del giornalista. Everton si scontra continuamente con un sistema dell’informazione condizionato dagli interessi economici e politici, dove la ricerca della verità entra spesso in conflitto con la convenienza editoriale. Ne emerge una domanda inquietante: cosa succede quando la verità esiste, ma nessuno è disposto a pubblicarla? È una riflessione che supera i confini della finzione narrativa e parla direttamente al presente.
Il finale evita soluzioni facili e consolatorie. Non offre una giustizia perfetta né un lieto fine rassicurante, ma lascia il lettore con una consapevolezza amara: in un sistema costruito sul potere economico e sulla corruzione, ogni conquista della verità comporta inevitabilmente un costo umano. È una conclusione coerente con l’intero impianto del romanzo e proprio per questo particolarmente incisiva.
Carlo Calabrò costruisce un’opera matura, documentata e coinvolgente, capace di intrattenere senza rinunciare alla profondità. Chi ama il noir contemporaneo troverà un’indagine ricca di colpi di scena; chi cerca una narrativa impegnata scoprirà invece una potente riflessione sul rapporto tra potere, informazione e giustizia.
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Carlo Calabrò
è nato a Palermo. Bioingegnere per formazione, sceneggiatore e attore per passione, in un paio di vite precedenti è stato anche consulente, banker e imprenditore tra Parigi e San Paolo. Sposato, due figli, vive e lavora a New York.