Chi ha ucciso l’ayatollah Kanuni?




Naïri Nahapétian


Sinossi. Teheran, giugno 2005. Alla vigilia di un’elezione destinata a irrigidire il potere religioso con la vittoria di Mahmoud Ahmadinejad, l’ayatollah Kanuni — giudice potentissimo e volto della repressione — viene trovato assassinato nel suo ufficio al Palazzo di Giustizia. La sua morte apre una crepa nel regime: la lista dei possibili colpevoli è lunga quanto la memoria del Paese: dai mujaheddin del popolo agli ex fedayin, fino ai vari nemici interni del sistema stesso, tuttavia basta trovarsi non lontano dal luogo del delitto per essere sospettati. È quello che succede a Narek Djamshid, un giovane reporter venuto dalla Francia per scrivere un articolo sul Paese in cui era nato, e a Leila Tabihi femminista islamica, apparentemente intoccabile, perché il padre era un’eminente personalità della Rivoluzione. I due vengono così arrestati, e partendo dalla loro detenzione emerge un Iran attraversato da tensioni sociali, ambizioni soffocate, giochi di potere che si consumano dietro porte chiuse. L’indagine non sembra fatta per far luce sull’omicidio, rivela invece un meccanismo che si alimenta di opacità, dove la verità è un territorio instabile e spesso inaccessibile.

Un romanzo noir che usa le convenzioni del poliziesco come pretesto per guardare dentro un sistema che teme la luce, e restituisce il ritratto di un Paese in bilico tra modernità e repressione.


Autore: Naïri Nahapétian

Traduzione: Manuela Vidale

Editore: Edizioni leAssassine

Genere: Noir

Pagine: 256

Anno di pubblicazione: 2026 

 Recensione

di

Ilaria Bagnati


Narek Djamshid si reca in Iran, suo Paese natale, per scrivere un articolo sulle elezioni imminenti. Per farlo chiede l’aiuto di un’amica di famiglia che vive in Iran, Leila Tabihi, femminista islamica influente dato che il padre ha avuto un grande ruolo nella Rivoluzione. Narek, oltre a voler scrivere l’articolo, vorrebbe anche avere informazioni sulla madre e sulla sua morte dato che di lei ha un ricordo molto vago, forse Leila può essergli d’aiuto.

Un giorno il ragazzo decide di accompagnare Leila ad un suo incontro con l’ayatollah Kanuni, un giudice molto potente. Il ragazzo però aspetta la donna fuori dalla porta, nonostante ciò viene arrestato insieme a Leila perché il giudice è stato assassinato. 

Dai loro interrogatori e dalle vicende che si susseguono si capisce che non c’è la volontà di far luce sul caso, su chi abbia ucciso il giudice, tanto che viene diffusa la notizia che sia morto per cause naturali.

I Guardiani della Rivoluzione hanno messo da parte la polizia, nessuna notizia trapela. Si sa però che solo un pasdar, un mullah o un giudice possono entrare nel Palazzo di Giustizia e andarsene senza lasciare traccia. Quindi chi ha ucciso Kanuni?

L’autrice, con il suo noir, parla del suo Paese d’origine evidenziando la corruzione, le sue incongruenze, la sua voglia di modernità che si scontra ancora oggi con chi vuole reprimerla duramente.

Più che parlarci dell’omicidio e delle sue indagini la Nahapétian affronta tematiche a lei care come la voglia dei giovani di vivere in un Paese come l’America dove possano esprimersi, parlare liberamente senza essere arrestati ingiustamente.

Chi ha ucciso l’ayatollah Kanuni? è un noir molto interessante che chiarisce le dinamiche di un Paese che oggi è sotto i riflettori a causa della guerra ma anche per la voglia delle donne di combattere un regime che impone loro leggi discriminatorie.

Naïri Nahapétian


ha lasciato l’Iran dopo la rivoluzione islamica all’età di nove anni. I suoi genitori sono armeni iraniani. È ritornata regolarmente nel suo Paese d’origine come giornalista per realizzare numerosi reportage per diverse riviste francesi. Collabora con Alternative économiques, occupandosi di cambiamenti sociali, economici e politici.