Onda Riku
Sinossi. È una notte di inizio estate a Tokyo. Aki e Hiro si ritrovano per l’ultima volta nell’appartamento che hanno condiviso, domani le loro strade si separeranno definitivamente. I mobili sono già stati portati via, dal soffitto pende solo una nuda lampadina; la casa è vuota, uno spazio spoglio e geometrico, che si trasforma nel palcoscenico di un tesissimo dramma a due personaggi. Seduti l’uno di fronte all’altra, con una valigia a fare da tavolino improvvisato e una cena d’addio che evoca spettri del passato, Aki e Hiro danno inizio a una logorante partita a scacchi psicologica. Un anno prima, un’escursione in montagna si è conclusa con la morte inspiegabile della loro guida. Sebbene il caso sia stato archiviato come un incidente, il loro legame si è spezzato sotto il peso del sospetto: ciascuno è intimamente convinto che l’altro sia un assassino ed è determinato a estorcergli una confessione prima che sorga il sole. Chi è il colpevole? Che cosa è successo davvero tra i sentieri immersi nel silenzio dei boschi? In un serrato duello verbale scandito da una crescente tensione, i ricordi si sovrappongono e si smentiscono a vicenda, rivelando i segreti e le ipocrisie su cui si fondava la loro intera esistenza. Già nota per i suoi gialli raffinati, Onda Riku regala ai lettori un thriller psicologico magistrale e claustrofobico. Un gioco di specchi ipnotico che trascina il lettore in un abisso profondo e ambiguo, nel quale le verità sommerse guizzano come pesci nell’acqua scura, e subito scompaiono.
Autore: Onda Riku
Traduzione: Bruno Forzan
Editore: Mondadori
Genere: Thriller psicologico
Pagine: 216
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Gabriele Loddo
“Eppure, questa notte è volata via in un attimo. Anche se l’impressione è quella di avere compiuto un lungo viaggio. È come se fosse passata un’eternità da quando abbiamo disposto i piatti sopra alla valigia e iniziato a bere. Diffidenza, paura, collera, rimpianto: mi sembra di avere provato, nel giro di poche ore, ogni possibile emozione umana”.
Aki e Hiro sono molto più che due semplici amici. Custodiscono numerosi segreti e, tra questi, coltivano un amore reciproco mai palesato o il sospetto, vicendevole, d’aver ucciso un uomo: solo un anno prima, una guida è morta in circostanze ambigue, mentre accompagnava i due giovani lungo una piacevole escursione in alta montagna.
Per lungo tempo hanno condiviso un appartamento nella periferia di Tokyo, mantenendo nascosto il sentimento che provano l’uno per l’altra. Ora, hanno capito che il destino che muove la loro vita non può prevedere una relazione di coppia, che non possono condividere un futuro e che è giunto il momento di prendere ognuno la propria direzione. Separarsi però, così di punto in bianco, non è possibile: entrambi sono in cerca di risposte, di chiarimenti, vogliono rimettere a posto quei tasselli che hanno lasciato più di un buco vuoto nella loro storia comune.
Meritano delle spiegazioni e decidono di trascorrere un’ultima notte insieme per dirsi tutto, per rivelare le verità inconfessate e aprirsi, a costo distruggere quanto di bello c’è stato tra di loro in passato. E, in effetti, dopo ammissioni e cedimenti, quelle che erano l’affetto, la passione, le paure e le varie emozioni provate l’uno per l’altra, pian piano, svaniscono, si sgretolano per lasciare il posto a un nuovo sentimento di delusione profonda.
“Come pesci nell’acqua scura” ricalca le aspettative del thriller psicologico in salsa giapponese, ricco in lunghi e profondi viaggi introspettivi, in riflessioni filosofiche volti a costruire protagonisti ambigui che col passare delle pagine si trasformano da individui deboli e fragili in figure ciniche e aggressive.
Il lettore che dovesse cercare uno sviluppo della componente “gialla” potrebbe rimanere deluso. La presenza delle numerose sottotrame e i vari escamotages elaborati dall’autore per trattenere l’evoluzione della narrazione legata al plot originale, taluni in apparenza forzati, sono così effimere da far perdere la componente di mistero e ansia iniziali.
A predominare è così quella psicologica, l’analisi interiore delle coscienze dei due personaggi. I presupposti si spengono in una bolla di sapone e l’angoscia che prova il lettore non è indotta dalla storia ma quella trasmessa dalla sensazione dei due protagonisti. Lo stesso autore esprime nel finale del lavoro:
“In ogni caso, questa notte piena di sospetti e di macchinazioni sta volgendo al termine, per lasciare posto a un’alba serena e luminosa. Il mattino restituisce lucidità e riporta tutto a una dimensione normale. Quello che poche ore prima appariva angosciante si riduce a una sciocchezza, e ciò che brillava di una luce oscura finisce per apparire sbiadito, banale”.
La scrittura è fluida e coinvolgente, ma se il testo fosse stato presentato come un lavoro di narrativa generale probabilmente avrebbe indotto meno aspettative.
Ottima la traduzione di Bruno Forzan.
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Onda Riku
pseudonimo di Nanae Kumagai (Aomori, 25 ottobre 1964), è una scrittrice giapponese. Cresciuta a Sendai, si è laureata all’Università di Waseda nel 1987. Dopo aver lavorato alcuni anni in ufficio, ha deciso di esordire nella narrativa dopo aver letto il romanzo d’esordio dello scrittore Ken’ichi Sakemi. Autrice di racconti di fantascienza e gialli “honkaku” che sfidano il lettore a trovare la soluzione del delitto come in Il mistero della stanza blu, prima opera tradotta in italiano selezionata dal New York Times come uno dei migliori libri del 2020. Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti si segnala il Premio Naoki del 2016 per il romanzo Hachimitsu to Enrai. I suoi libri hanno spesso fornito il soggetto per pellicole cinematografiche e serie televisive come il dorama Akumu-chan del 2012 tratto dal romanzo Yume Chigai.