Laura Facchi
Sinossi. Con una scrittura brillante e ironica, Laura Facchi tratteggia una protagonista imperfetta e meravigliosamente reale. Un giallo imperdibile che è anche, e soprattutto, la storia di una donna che, rovistando nei segreti altrui, impara a non scappare dai propri, ritrovando una sfrontata voglia di vivere. Maura Amato ha quarantacinque anni, un gatto di nome Sedano che la ama moltissimo, una leggera zoppia e il conto sempre in rosso. Convive con la sindrome dell’impostore e con il suo cuore spezzato, da quando l’amore per Tony, magistrato di origini napoletane, è naufragato. Per sbarcare il lunario, dopo aver pubblicato due libri di scarso successo, lavora come editor freelance di romanzi gialli. Un giorno, in un cappotto preso a un mercatino vintage, trova un biglietto accartocciato in cui qualcuno confessa un omicidio avvenuto vent’anni prima. Si tratta della morte di Paul Mezzatesta, un diciassettenne ucciso durante una vacanza in un campeggio al mare, in una notte di pioggia battente. È così che Maura si ritrova catapultata in un misterioso cold case che la porterà all’isola d’Elba, a scavare nel passato di un gruppo di amici, ragazzini all’epoca e oggi uomini e donne che custodiscono gelosamente segreti mai confessati. L’isola le riserverà inquietanti sorprese ma anche incontri inaspettati.
Autore: Laura Facchi
Editore: Rizzoli
Collana: Nero Rizzoli
Anno edizione: 2026
Pagine: 384 p., Brossura
Recensione
di
Sabrina De Bastiani
“La scrittura è minuta, leggermente arrotondata; è adulta, non sembra quella di un ragazzo o di una ragazza. Non capisco se si tratti di una grafia femminile o maschile. Rileggo di nuovo cercando un pronome indiziario che dia un genere al protagonista di queste righe, ma non lo trovo. Possibile? Chi riesce a scrivere di sé così tanto senza mai declinare un aggettivo, un nome proprio o un verbo? Palli e Virna. Una tenda. 16 agosto di ventun anni fa. Sono sconcertata. Non capisco come interpretare le parole che ho davanti. È un racconto? Un pezzo di un racconto più lungo? Un esercizio? O è l’intima confessione di una persona che si rivolge alla propria coscienza?”
Un ragazzo morto ventun anni prima durante una notte di pioggia all’Isola d’Elba, un biglietto nascosto nella fodera di un cappotto vintage, una confessione che riemerge dal passato come un oggetto restituito dal mare dopo tanto silenzio. Eppure il vero mistero che attraversa queste pagine non riguarda soltanto l’identità di un assassino. Riguarda la natura stessa della verità, il modo in cui gli esseri umani alterano, proteggono, manipolano e riscrivono ciò che sono stati, per riuscire a convivere con se stessi.
Questione di memoria? O precisa volontà?
L’innesco narrativo è di quelli che difficilmente si dimenticano.
Maura Amato, editor freelance, scrittrice di moderato successo, donna ironica, fragile e combattiva, trova per caso una lettera in cui qualcuno ammette di aver ucciso un giovane, Paul Mezzatesta. Da quel momento il romanzo si apre come una scatola cinese e ogni risposta genera nuove domande, ogni certezza si incrina, ogni personaggio custodisce una propria versione dei fatti e ogni ricordo appare insieme autentico e sospetto.
Laura Facchi concepisce il suo giallo con notevole intelligenza narrativa, giocando continuamente sul confine tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di capire, in una zona d’incertezza affascinante, dove persino il genere di chi scrive la confessione iniziale viene sottratto come indizio.
Un espediente raffinato che racchiude uno dei temi centrali del romanzo, ovvero l’impossibilità di conoscere davvero qualcuno attraverso un’unica prospettiva.
Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui.
Complice la pioggia è certamente un mystery, ma agisce meravigliosamente anche come romanzo di formazione, raccontando come si possa crescere anche dopo i quarant’anni, quando si pensa che ormai tutto sia definito.
Maura è una protagonista splendidamente imperfetta, una donna che convive con il fallimento, con un conto in banca in rosso, con quella sindrome dell’impostore che le impedisce di riconoscere il proprio valore e con un cuore che non ha mai davvero smesso di fare i conti con la fine di una importante relazione.
Il rapporto tra Maura e Tony, fatto di attrazioni, ritorni, esitazioni e occasioni perdute, accompagna il romanzo come una corrente sotterranea. Non è una semplice sottotrama sentimentale, ma il luogo in cui si misura la difficoltà di lasciar andare ciò che abbiamo amato.
«C’è sempre un momento in cui i nodi di una relazione arrivano al pettine. Peccato non si possa decidere a tavolino quando far succedere quel momento, perché questo, oggi, qui, è il più sbagliato del mondo.»
Un conto presentato nel momento meno opportuno, quando si è impegnati a fronteggiare ben altro.
E proprio per questo l’incontro con Leone acquista un significato particolare.
Leone è un uomo segnato da un’assenza visibile, ma definito soprattutto da tutto ciò che gli è rimasto. L’intelligenza, la sensibilità, la capacità di guardare oltre le apparenze. In un panorama letterario spesso colorato da passioni fragorose, Facchi non sceglie per i suoi protagonisti l’incendio romantico e i fuochi d’artificio. Ma qualcosa di più maturo delle proverbiali farfalle nello stomaco.
Una quiete sorprendente, proprio perché inattesa, quella sensazione preziosa che arriva quando qualcuno non pretende di salvare, ma semplicemente permette di abbassare la guardia.
L’indagine sulla morte di Paul procede così parallelamente all’indagine che Maura conduce su se stessa, confrontandosi con le proprie paure, le proprie rinunce, i propri desideri e forse un nuovo modo di amare.
“Riconosci qualcosa solo quando la conosci” si può indubbiamente affermare in riferimento alla ricerca della soluzione del mistero, ma in realtà riguarda l’intera esperienza umana. Si riconoscono gli altri soltanto quando si è disposti a guardarli davvero; ci si riconosce soltanto quando si smette di raccontarsi comode menzogne.
Ho paura? Si, ho paura. (…) di non essere capace di gestire quello che mi aspetta e soprattutto di mettere la parola “fine” a questa vicenda perché quello che arriverà dopo, ne sono certa, assomiglia alla piatta routine della mia vita di prima.
Da scrittrice ed editor, Maura affronta il mondo attraverso gli strumenti della narrazione. E questo è forse uno degli aspetti che ho amato di più del romanzo. Anche mentre vive la propria vita, non smette mai davvero di essere editor. Continua a osservare ciò che accade con quello sguardo professionale che analizza, valuta, collega dettagli. Eppure è proprio questa consapevolezza degli elementi della narrativa a renderla tanto autentica. Maura sa che la vita non segue le regole dei romanzi. E anche quando sembra farlo, è solo per contraddirle.
L’Isola d’Elba, pur non essendo l’unico scenario della storia, non è cartolina, si fa invece, pagina dopo pagina, vero e proprio spazio emotivo. Le descrizioni sono luminose, mai decorative, poichè se “la bellezza distrae da se stessi”, allora il paesaggio non può essere semplice sfondo, ma tregua temporanea dalle inquietudini interiori.
I colori dell’isola sono un balsamo, (…) la cupola verde dei tanti pini marittimi che si staglia contro l’azzurro del cielo che si fonde nelle cento tonalità di blu del mare,
il bianco dei gabbiani che volteggiano sempre, ovunque ti giri.
Il grigio della lingua di asfalto che si srotola sinuosa seguendo il frastagliato perimetro della costa.
Il mare, la costa, i pini marittimi e la luce diventano così una presenza narrativa costante, quasi un controcanto alla tensione di un mistero che non cerca colpevoli da esibire, bensì esseri umani da comprendere, e quando il romanzo arriva a interrogarsi sulla colpa, lo fa senza scorciatoie morali.
«… (…) mi chiedo se l’incontrollabile potrebbe accadere a chiunque, se ognuno di noi nella situazione peggiore che si possa immaginare potrebbe diventare un assassino. E mi chiedo anche se uccidere ti renda sempre e comunque un assassino.»
Anche l’ironia svolge un ruolo fondamentale, alleggerendo la tensione senza mai banalizzarla.
Facchi dimostra di conoscere molto bene le fragilità contemporanee e le restituisce con un acume capace di strappare un sorriso proprio nei momenti in cui il racconto si avvicina alle sue zone più oscure. L’ironia nasce, infatti, spesso proprio da questo cortocircuito. Maura vive gli eventi, ne è travolta, eppure continua a guardarli con l’occhio di chi per mestiere smonta e ricompone storie. È una donna coinvolta fino al collo nella propria vicenda e contemporaneamente capace di osservarla quasi dall’esterno. Da questa doppia prospettiva nasce gran parte della leggerezza intelligente che attraversa il romanzo.
… assomiglia più all’urto del guerriero mentre corre giù per la collina per buttarsi tra le braccia del nemico con un’ascia in una mano e uno scudo nell’altra.
La mia ascia è la lettera manoscritta trovata nel cappotto e sulla faccenda dello scudo ci devo lavorare.
E poi c’è la pioggia del titolo.
Complice.
Non soltanto fenomeno atmosferico, bensì presenza simbolica che accompagna, la pioggia confonde le tracce, cancella i contorni, costringe a rallentare. Ma è anche ciò che rende possibile la riemersione del passato. È complice dei segreti, ma anche delle rivelazioni.
E così, a lettura conclusa, non resta soltanto la soddisfazione per un mistero risolto, ma, e ben di più, quella di aver letto un romanzo che utilizza gli strumenti del giallo per raccontare qualcosa di più complesso e universale.
Il peso delle scelte, la persistenza dei rimpianti, la difficoltà del perdono e la possibilità di ricominciare con il coraggio necessario per decidere chi essere e per provare a esserlo davvero.
Non sono pagine che si limitano a rispondere su chi abbia ucciso Paul Mezzatesta, quelle di Complice la pioggia.
Sono pagine che si interrogano, e ci interrogano, su cosa si sia disposti a fare per convivere con ciò che si è perduto, nascosto o taciuto.
Sono una scrittrice che ha lavorato sodo su questa storia, ho fatto un maledetto buon lavoro, e soprattutto sono la donna che può inchiodare chi ha ucciso Paul. E non starò certo ad aspettare; forse per la prima volta nella mia vita, oggi decido io.
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Laura Facchi
Maura Amato ha quarantacinque anni, un gatto di nome Sedano che la ama moltissimo, una leggera zoppia e il conto sempre in rosso. Convive con la sindrome dell’impostore e con il suo cuore spezzato, da quando l’amore per Tony, magistrato di origini napoletane, è naufragato. Per sbarcare il lunario, dopo aver pubblicato due libri di scarso successo, lavora come editor freelance di romanzi gialli. Un giorno, in un cappotto preso a un mercatino vintage, trova un biglietto accartocciato in cui qualcuno confessa un omicidio avvenuto vent’anni prima. Si tratta della morte di Paul Mezzatesta, un diciassettenne ucciso durante una vacanza in un campeggio al mare, in una notte di pioggia battente. È così che Maura si ritrova catapultata in un misterioso cold case che la porterà all’isola d’Elba, a scavare nel passato di un gruppo di amici, ragazzini all’epoca e oggi uomini e donne che custodiscono gelosamente segreti mai confessati. L’isola le riserverà inquietanti sorprese ma anche incontri inaspettati. Con una scrittura brillante e ironica, Laura Facchi tratteggia una protagonista imperfetta e meravigliosamente reale. Un giallo imperdibile che è anche, e soprattutto, la storia di una donna che, rovistando nei segreti altrui, impara a non scappare dai propri, ritrovando una sfrontata voglia di vivere.