Rosario Pellecchia
Sinossi. Gaetano Mosca è campano, ma vive a Milano da anni. È separato e lavora in una ricicleria, impiego che svolge con la stessa curiosità con cui si immerge nei romanzi: nel tempo infatti ha imparato a leggere la nostalgia dei figli che faticano a staccarsi dagli ultimi oggetti dei genitori defunti, la fretta rabbiosa di chi vuole sbarazzarsi dei ricordi di una relazione finita male, la gioia di chi invece si appresta a fare spazio a una vita nuova. Un giorno un signore distinto lascia in ricicleria un tavolino intarsiato che a Gaetano sembra opera di suo padre, artigiano di Sorrento, ma quando se lo porta a casa per controllare meglio si accorge che non è così. Aprendo il cassettino, tuttavia, scopre una lettera per una certa Anna, il tentativo – intriso di amore e senso di colpa – di ricucire uno strappo. L’atto mancato di quel messaggio mai spedito risuona misteriosamente con la storia di Gaetano, parlandogli dei suoi fallimenti e suscitando in lui il desiderio di sapere di più del suo autore. Rintraccia così il proprietario del tavolino – Giulio Vergani, un anziano professore di filologia – e lo avvicina con una scusa, senza però parlargli della lettera. Tra i due nasce un’amicizia, favorita da una certa comune solitudine: Gaetano, con i suoi modi teneri e un po’ goffi, si mette segretamente alla ricerca di Anna, sino a un imprevedibile epilogo tra un museo del vino e una piazza che sembra un lago.Con la sua voce calda, capace di trascolorare dal sorriso alla commozione e viceversa, Rosario Pellecchia riporta al centro ciò che conta davvero, perché, se era proprio così che doveva andare, siamo sempre in tempo per iniziare una seconda o una terza vita, per riscrivere il finale di una storia.
Autore: Rosario Pellecchia
Editore: Feltrinelli
Genere: Narrativa
Pagine: 224
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Sabrina Russo
“Ricicleria o isola ecologica, ben diverso da discarica, dove si portano le cose senza futuro, quelle che non possono essere salvate. In ricicleria, invece, ci stanno i rifiuti che potrebbero avere una seconda vita”.
Comincia con questa splendida considerazione la storia che vede Gaetano Mosca trasferirsi ventidue anni prima da Sorrento a Milano e lavorare nella più grande delle tre riciclerie della città da ben quindici. Ciò di cui si occupa è chiamata “economia circolare”. Potremmo dire che Gaetano si muove tra la sottile linea che distingue riciclo e riciclaggio senza però rivendere, nel suo caso, la refurtiva, ma decidendo di tenere alcuni oggetti per sé.
Le persone riempiono i sacchi, li caricano in macchina e li portano lì.
Sui volti di alcuni di loro che si fermano e abbandonano oggetti, mobili e quant’altro abbia fatto parte della loro vita, Gaetano ama scrutarne le espressioni, captarne i sentimenti, gli stati d’animo.
Da alcuni vorrebbe addirittura farsi raccontare cosa è successo e persuaderli a ripensarci, a non lasciar andare qualcosa a cui sembrano essere molto legati.
Su alcuni volti spesso percepisce del dispiacere, più propriamente una smorfia che potremmo definire dolore, una rottura interna, come fosse uno scricchiolio proprio vicino al cuore nel momento che precede l’abbandono.
Sono queste le circostanze in cui non potrebbe mai appropriarsi di qualsiasi cosa, seppur di valore. Questa peculiarità, questa forma di rispetto encomiabile non appartiene anche ai suoi colleghi, i quali non si fanno remore a prendere ciò che vogliono.
La lettura a fargli compagnia nei momenti di inattività, fino alla sera in cui è sempre l’ultimo a uscire. Con la scusa di controllare che sia tutto a posto, Gaetano si trattiene in mezzo ai vasconi e la sensazione che lo invade è quella che le cose gli parlino, che scalpitino per raccontargli la loro versione della storia, il loro punto di vista.
“Voglio ficcare il naso, sentire gli odori, guardare da vicino quelle cose ammassate, salutarle un’ultima volta, come un parente del defunto a una veglia funebre”.
Fino al giorno dell’incontro con un signore anziano, piuttosto alto, elegante, che chiede di poter lasciare un tavolino antico, intarsiato, dal quale non vorrebbe separarsi ma non può fare altrimenti, lo spazio in casa sempre meno, le cose che si accumulano senza rendersene conto, sempre di più.
La tipologia di tavolino, il fatto che sia stato acquistato a Sorrento, il fil rouge che gli riporta alla memoria il lavoro del padre, l’amore per la lettura come ulteriore connessione, seppur vissuta con un approccio differente e infine la lettera, ritrovata all’interno di un cassetto del tavolino, farà sì che Gaetano non possa più ignorare le sorti di un uomo che dietro a saggezza e studi filologici cela una profonda sofferenza e un’infinita tristezza.
E così, in una giornata come tante, nel ripetersi di una routine ormai assodata per Gaetano, l’incontro con Giulio Vergani sarà l’inizio di un’amicizia inaspettata per entrambi, ma al tempo stesso, inevitabile, necessaria, poiché sinonimo di introspezione, presa di coscienza, cambiamento. Sostenersi a vicenda: due anime sole, seppur agli antipodi, che trovano conforto, inconsciamente, l’una nell’altra.
“Credo si aspettasse una reazione esagerata, quantomeno delle domande. Invece niente. Quello che mi accadde dentro non me lo sono mai saputo spiegare. Non provavo rabbia né odio. Dolore, certo. Un dolore immenso, perché l’idea di perderla mi distruggeva”.
La prosa è curata, ironica, capace di coinvolgere, incuriosire ma, soprattutto, emozionare. A una risata che segue i dialoghi tra i personaggi o le frasi in dialetto napoletano, si alternano momenti di profonda introspezione di un protagonista la cui empatia ha toccato il mio cuore.
Numerosi i flashback, attraverso i quali Gaetano e Giulio ci raccontano aneddoti del loro passato, di legami indissolubili che il tempo non è riuscito a cancellare: il rapporto tra genitori e figli, sempre oltremodo complicato per quanto indissolubile e alcune storie d’amore, che sembrano stazionare senza sosta nella nostra anima.
Con ogni personaggio, tuttavia, il lettore crea un feeling particolare, in quanto descritto in maniera tale da risultare tangibile, quasi reale.
Gaetano comincia la sua “terza vita”. È caduto ben due volte, ha sofferto, si è rialzato, ha ricominciato, a fatica. Ciò non ha snaturato la sua natura, non lo ha reso vile, egoista, malvagio, lo ha reso, piuttosto, capace di lottare e non desistere, non arrendersi di fronte alle difficoltà.
Rosario Pellecchia firma una storia bellissima, dai risvolti mai banali, che parla di resilienza, di seconde possibilità, di destino percepito come qualcosa che possiamo vivere, attraversare e non subire passivamente come nefasto, provando, al contrario, a cambiare il finale.
Poiché spesso si può, giacché così doveva andare.
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Rosario Pellecchia
Rosario Pellecchia, per tutti Ross, è una delle voci più amate della radio italiana. Nato a Castellammare di Stabia, vive a Milano, dove conduce da anni 105 Friends, lo storico programma di metà mattina di Radio 105. Disc-jockey, cantante e autore, ha pubblicato cinque album con il suo progetto musicale Flabby e i romanzi Solo per vederti felice (Mondadori, 2019), Le balene mangiano da sole (Feltrinelli, 2021), Ora che ho incontrato te (Feltrinelli, 2023) e Così doveva andare (2026).