Pavel Nilin
Editore: Readerforblind
Genere: Giallo storico
Pagine: 300
Anno edizione: 2025
Prima edizione: 1960

Sinossi. L’arrivo di Jakov Uzelkov, pseudo-giornalista alla ricerca delle notizie più succulenti per i suoi lettori, segna per Veniamin Malyšev “Ven’ka” e i suoi compagni della Polizia investigativa di Dudari l’inizio della storia che più di tutte segnerà la loro vita. Uzelkov è pronto a tutto per farsi grande agli occhi del mondo, mentre Ven’ka possiede un’umanità così grande da arrivare a soccombere sotto il peso dell’esistenza. Tra i due ragazzi nasce una rivalità, d’amore e d’intelletto, che porta le loro esistenze a intrecciarsi inesorabilmente. In un contesto di transizione post-rivoluzionaria, tra i disordini causati dai banditi e la fragile affermazione del regime sovietico, Ven’ka si rende conto che l’ideale comunista che lo anima è spesso distorto dalla brutalità delle istituzioni e dalla logica spietata del potere. Nilin costruisce un romanzo che mostra come la crudeltà non sia solo quella violenta dei banditi ma anche quella fredda e sistemica dello Stato. Crudeltà è un’opera che anticipa i temi del dissenso sovietico, riflettendo sull’impossibilità di restare eticamente puri in un sistema che punisce chi sceglie secondo coscienza.
Recensione
di
Federica Abozzi
Mai anticipare la fine di un libro. E anche se decenni e decenni dopo la prima pubblicazione, lo si ritrova in grande spolvero: l’epilogo è lasciato alla curiosità del lettore. Il flusso del romanzo più noto dello scrittore e giornalista sovietico Pavel Nilin, Crudeltà, pubblicato in questo 2025 da Readerforblind conduce chi legge alla stonatura profonda tra potere e coscienza espressa dal dualismo costante tra male e giustizia, crimine e legge.
La sua prima stesura, datata 1956, era, per periodo storico più vicino agli anni rappresentati in quelle pagine, ovvero la rivoluzione russa. Pavel riprodusse la sua memoria di funzionario di polizia delle regioni lontane e solitarie della Siberia.
Oggi, nel 2025, la sua opera, con la prefazione di Antonella Nocera, risuona in perfetta sintonia con gli anni a noi vicini, se non altro per il gelo con cui, sovente, gli avvicendamenti si intersecano tra loro.
Torna nelle librerie un esempio di letteratura, quella importante per le sue atmosfere, per il prezioso contributo di conoscenza e di immersione in tempi e spazi che dal passato ci osservano, ancora.
E allora, per coloro che lo hanno letto sarà una piacevole rispolverata ma per coloro che ancora non lo hanno fatto sarà un tuffo in un epoca faticosa, a tratti disumana, difficile da comprendere.
In questo romanzo, le pagine che si sfogliano, con attrattiva, tornano al freddo tagliente della Russia degli anni Venti, poco dopo la rivoluzione russa. Qui si intrecciano le esistenze e le azioni di Ven’ka, giovane funzionario dell’ufficio di Polizia Investigativa di Dudari, poi di Jakov Uzelkov, pseudo-giornalista affamato di notizie, pure di Kostja Voroncov, imperatore della taiga siberiana.
E poi lei, la Storia, quella che si racconta sul campo, disastrato dalla feroce rivoluzione. Ecco che l’autore, con maestria narrativa conduce il lettore in un viaggio sin dentro le ombre di un conflitto, in profondità nel tunnel, lungo e buio, della coscienza umana.
Errare e sopravvivere si intersecano per mano degli eventi oltre che delle scelte, obbligate o morali, di ogni individuo. Crudeltà di Pavel Nilin è un’opera storica, dai tratti polizieschi, scritta con una mano asciutta e poco effervescente che indaga la natura umana, nella quale ritrovarsi e intravedere ombre e speranze.
Inutile esplicitare quanto un manoscritto simile sia essenziale nella personale libreria di coloro che della lettura fa strumento di comprensione dell’altrove distante dal proprio abitudinario, con uno sguardo alla cronaca storica e all’evoluzione, o degenerazione, dell’uomo.
Pavel Nilin
Pavel Filippovich Nilin: nato a Irkutsk nel 1908, è stato uno scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e giornalista sovietico. Il suo debutto letterario risale al 1936, quando pubblicò una serie di racconti sulla rivista “Novy Mir”. Nel 1939 rielaborò A Man Goes Uphill (Chelovek idyot v goru), un romanzo sui minatori del Donbass che uscì sul grande schermo con il titolo A Great Life e che gli valse il Premio Stalin per la sceneggiatura. Di lui ricordiamo anche About Love (O lyubvi, 1940), Going to Moscow (Poezdka v Moskvu, 1954) e The Trial Period (Ispytatelny, 1955).