Cuore capovolto




PAOLA BARBATO


Sinossi. Alberto Danini è un’ombra. Agente del Servizio centrale operativo, esperto informatico, si nasconde dietro a uno schermo del dipartimento di Polizia giudiziaria perlustrando i meandri della Rete a caccia di predatori. Si finge un adolescente fragile, ma è una maschera dolorosa da indossare: un adulto che si muove come un serpente in mezzo ai ragazzi, che cambia pelle di continuo. Quel ruolo da esca entra in risonanza con il bambino fragile che anche lui è stato; per questo è il migliore in quello che fa. La sua identità di copertura nasce e muore nel mondo virtuale, mentre i colleghi lottano tutti i giorni nel mondo reale: non importa se i meriti vanno ad altri, ad Alberto rimane la possibilità di elaborare ogni volta l’orrore di cui è stato testimone. Fino al giorno in cui l’agente Danini si imbatte nella vicenda di Leonardo P., tredici anni, caduto in una rete di mostri. O almeno questo è ciò che riferisce alla polizia il padre del ragazzo; questo è ciò su cui si concentrano Alberto e la squadra. Ma in realtà i bambini non c’entrano. Dietro l’app La Rete dei Cuccioli, dal nome innocuo, si nasconde stavolta un nemico diverso, dal volto ugualmente feroce. Mentre l’indagine entra nel vivo, Alberto è costretto a esporsi, a spingersi in prima linea, mosso non da un coraggio che non sente di avere, ma dalla paura. Di non saper difendere ciò che ha di più caro. Di non sapersi fermare in tempo. Di diventare come quelli che ha sempre combattuto.


Editore: Neri Pozza

Genere: Thriller

Pagine: 368

Anno edizione: 2025

 Recensione

di

Sabrina Russo


“Non restava nulla del ragazzo sull’orlo delle lacrime che era lì solo pochi secondi prima. Ora, di fianco al padre, c’era una statua di pietra, dura e priva di espressione.”

Alberto Danini è un agente del Servizio centrale operativo, esperto informatico, la cui divisione si occupa di crimini a danno delle “persone fragili”, tra cui ragazzi e bambini, comunque minorenni. 

Alberto è stato, a suo tempo, un bambino e un ragazzo timido, desideroso di piacere agli altri. 

Ciò lo ha portato a cominciare presto a “leggere” le persone, a individuare atteggiamenti ricorrenti, a prevedere reazioni e stimoli ben precisi, riproducendoli fedelmente, affinando una tecnica di immedesimazione tale da permettergli di astrarsi quasi completamente da sé. 

Una squadra ben amalgamata quella con cui collabora, composta da quattro persone che si fingono bambini facendo da esca all’interno di gruppi o chat per reperire informazioni con il fine di seguire una traccia, indipendentemente di una vittima o di un carnefice.

Il caso di Leonardo non si discosta da molti altri: quello di un tredicenne finito in una rete di predatori. I ruoli vengono stabiliti, il quartetto si mette al lavoro, l’incursione nel web comincia, fino a quando diventerà palese ciò su cui stanno indagando: un sistema di scambio di favori, un tentativo di società basata sul baratto in cui vi partecipano indifferentemente adulti e ragazzi.

Alberto compie un errore, il sistema si inceppa, i ruoli sembrano quasi capovolgersi, l’indagine assume tutta un’altra direzione che lo porterà a vivere sensazione mai provate in precedenza e, come costretto da una forza superiore al suo volere, si spingerà troppo oltre, al di là di ogni possibile logica, del senso più bieco di giusto, ingiusto, lecito, illecito decidendo, infine, di seguire il suo intuito per provare a fermare la Rete.

Il compimento del male ormai accessibile a chiunque, qualcosa di imprescindibile dal normale, una tragica quotidianità, un passatempo al quale è difficile porre una fine.

Il web è il triste palcoscenico che vede susseguirsi questa tipologia di scene, oscure, inquietanti, dove ad ogni azione corrisponde una reazione, ad ogni richiesta una risposta, senza un limite per quello che la mente umana può produrre.

“Eh, ma i cattivi sono difficili da vedere. E anche da capire. Perché non sono mai del tutto cattivi. Non esiste il bianco e nero, capisci?”

Un prologo disarmante che ci conduce all’interno di una trama in continue e inaspettata evoluzione, che coinvolge grazie ai colpi di scena, alle azioni, ai pensieri dei personaggi con una logica che spiazza e una precisione quasi chirurgica dell’autrice nel citare ogni dettaglio che pone un tassello dietro l’altro, fino a completare un puzzle, distinguere i colpevoli dagli innocenti e a domandarci come, da un semplice baratto, il” gioco” abbia assunto toni malvagi, pericolosi e violenti.

Alla narrazione in terza persona, in cui i vari personaggi hanno modo di esprimere fatti e punti di vista, l’autrice inserisce degli incisi che corrispondono a testimonianze, resoconti di Tribunale, articoli di giornale tramite i quali la Rete prende vita, alterando e spesso annientando la vita di chi vi partecipa, indifferentemente che si tratti di criminali o persone comuni.

La prosa è impeccabile, diretta, introspettiva. Sono presenti momenti di ironia e leggerezza, strumenti che permettono di affrontare temi importanti senza scivolare nel didascalico. La narrazione lineare si alterna ad azione, senza mai lesinare sull’ emotività dei personaggi, sulle loro fragilità. 

Ne è un esempio Alberto, protagonista meraviglioso a mio avviso, che ben si discosta dall’idea del classico eroe. Vero conoscitore della mente umana, sempre alla ricerca di giustizia e verità, è dotato di un cuore colmo di empatia e sentimento, incurante del fatto che potrebbero nuocergli. 

Paola Barbato si dimostra nuovamente un’autrice di indubbio talento, la cui capacità di indagare l’animo umano estromettendone il male, subdolo, a volte inconscio, a volte incontrollabile la fa da padrona, coinvolgendo e destabilizzando il lettore, in un crescendo di tensione fino al finale, inaspettato, inquietante, meditativo.

Bellissimo.

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Paola Barbato


classe 1971, milanese di nascita, bresciana d’adozione, prestata a Verona dove vive con il compagno, tre figlie e due cani. Scrittrice e sceneggiatrice di fumetti, sceneggia dal 1999 Dylan Dog per la Sergio Bonelli Editore, oltre a partecipare a diverse altre serie a fumetti. Ha pubblicato per Rizzoli, Bilico (2006), Mani nude (2008, vincitore del Premio Scerbanenco, da cui è stato tratto un film nel 2024), Il filo rosso (2010). Con Edizioni Piemme ha pubblicato Non ti faccio niente (2017), la trilogia Io so chi sei (2018), Zoo (2019) e Vengo a prenderti (2020), quindi L’ultimo ospite (2021), La cattiva strada (2022) e Il dono (2023). Con Neri Pozza ha pubblicato La Torre d’avorio (2024) e Cuore capovolto (2025). Dal 2019 collabora anche con Il battello a vapore scrivendo libri per bambini e ragazzi. Nel 2009 ha scritto la fiction “Nel nome del male” per Sky.

A cura di Sabrina Russo

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