Marosella Di Francia
Daniela Mastrocinque

Sinossi. Napoli, settembre 1943. Nel tumulto delle Quattro giornate, in una città devastata dalla guerra, Elena Manfredi viene caricata dai tedeschi su una camionetta e sparisce sotto gli occhi attoniti del marito Alfredo, che non riesce a fermare i soldati. Di quella moglie dolce, sensibile e malinconica ora non gli resta che il ricordo, oltre al dovere di allevare le loro bambine: Annaluna e Maria Sole, di soli pochi mesi. In provvidenziale aiuto viene nonna Angela, che porta con sé le gemelle a Torre del Greco per prendersene cura. Sebbene sconvolta dalla perdita di Elena, Angela resta la donna determinata di sempre: manda avanti con fierezza la sua impresa di lavorazione del corallo, offre impiego alle donne del paese, non dipende da nessuno. Conosce il valore del sacrificio e del coraggio, e insegna alle nipoti a guardare sempre avanti. Loro, diversissime per carattere ma legate da un sentimento indissolubile, crescono nell’ombra di una madre mai conosciuta eppure non dimenticata. È il 2 luglio del 1963, la guerra è ormai un ricordo. Napoli è in fermento per un evento epocale: John Fitzgerald Kennedy è in visita alla città. Maria Sole e Annaluna si uniscono alla folla festante, senza sapere che proprio quel giorno la loro vita è destinata a cambiare per sempre. Perché, in modo del tutto imprevedibile, scoprono che la storia di Elena è molto diversa da come l’hanno sempre sentita raccontare…
Editore: Giunti
Genere: Narrativa
Pagine: 336
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Loredana Gasparri
Quando ho letto la sinossi, ho pensato che fosse un’altra saga familiare concentrata intorno alla nascita e allo sviluppo di una fabbrica o di un’attività industriale di lavorazione del corallo. In realtà, il cuore del libro è fatto di corallo, ma le vite umane che si intrecciano qui prendono altre direzioni, esattamente come il materiale in oggetto.
Leggere questo libro è stato come guardare un carosello in azione, in cui lo spazio veniva concesso ad uno dei personaggi della storia, che veniva raccontata tramite i suoi occhi. Non necessariamente in prima persona, anche se nel libro c’è questo avvicendamento di punti di vista, tra il narratore in terza persona e il discorso soggettivo in prima.
I personaggi maggiormente di spicco sono quelli femminili. Nel prologo vediamo che una ragazza giovane, vestita di un cappotto azzurro e dall’aspetto inquieto, si aggira nel bel mezzo di Napoli, mentre la città è nel caos più completo. È il settembre del 1943: i tedeschi sparano, perché gli Americani si stanno facendo sotto.
È un momento orribile per uscire in strada, ma la ragazza non sembra preoccupata, cerca qualcosa con ansia. Mentre veniamo distratti dalle grida delle persone che cercano di mettersi in salvo e di capire da che parte arriva il nemico, scopriamo che la giovane è scomparsa.
È salita su una camionetta di tedeschi e da quel momento, nessuno la vede più. Non i suoi vicini di casa, non suo marito, non le sue figlie gemelle di pochi mesi, non l’energica nonna Angela, la creatrice dell’attività del corallo. L’hanno rapita. Non tornerà più.
Iniziamo il libro perdendo già uno dei personaggi più importanti, perché anche se compare in pochi capitoli, la sua presenza-assenza pesa quanto l’uranio. Vent’anni più tardi, quando il carosello del libro sposta l’attenzione su un altro personaggio o, meglio, due, le gemelle Annaluna e Maria Sole, sentiamo che, pur non essendoci, Elena è ancora molto presente nelle pagine.
Dopo quel settembre del ’43, il marito non è più stato lo stesso. Il nonno, il padre di Elena, ha cercato di vivere coraggiosamente, razionalizzando per quanto possibile la scomparsa dell’amata figlia. C’era la guerra, i tedeschi sparavano, c’era troppa confusione, ed era inevitabile che ci fossero vittime.
Non sapere con sicurezza, però, quale fosse stato il destino di Elena, è un supplizio continuo e ininterrotto per coloro che restano, che vivono coperti da un’ombra invadente e pesante. Le due gemelle crescono comunque circondate dall’amore e dalla protezione del padre, del nonno, della fortissima bisnonna Angela e di altre persone che si prendono cura di loro, ma quell’assenza è un cuore nero che batte vicino a quello di corallo, e non si può ignorare.
Se John Fitzgerald Kennedy non fosse venuto in visita a Napoli nel luglio del 1963, spingendo le due ragazze a organizzare con entusiasmo la loro partecipazione al corteo di benvenuto, non si sarebbero messe in moto alcune cose, e noi ci saremmo concentrati su Annaluna e Maria Sole e avremmo atteso di vederle entrare nell’orbita del corallo.
Una di queste cose che emergono alla luce è una foto, rimasta nascosta tra le carte del nonno. È di vent’anni fa, ritrae una ragazza magra dall’espressione triste e seria. Sul retro c’è una data e un nome, forse una località tedesca. Quella ragazza è Elena Manfredi. Quella stessa che salì su una camionetta tedesca nel ’43, sparendo nel vuoto e nel silenzio.
Oh, numi. Forse Elena, allora, è ancora viva… ? Perché hanno detto tutti che era scomparsa? E perché, se è ancora viva, non ha più contattato la sua famiglia? La nonna, il padre, il marito, le figlie?
A queste domande frenetiche, il libro dà risposte esaurienti, e le abbiamo grazie ad Annaluna, che testardamente si mette alla ricerca della madre. Se è viva, deve sapere, capire. Maria Sole non ne vuole sapere, invece. La ferita dell’abbandono è troppo forte e non vuole occuparsene. Per la prima volta nelle loro vite, le gemelle prendono strade opposte, spinte dalle proprie chiamate interiori.
Ho ammirato la forza con cui le due ragazze, per quanto spaventate e intimorite dalla grandezza del mondo, si sono gettate in avanti per ottenere risposte alle loro domande, ai loro desideri. Ognuna delle donne di questo libro, oltre alle gemelle, ha compiuto passi importanti e che facevano tanta paura.
Nonna Angela quando si è sobbarcata l’attività del corallo, facendola fiorire e dando lavoro e vita alle persone che lavoravano per lei. Elena, quando sale su quella camionetta. Scopriremo che cosa la spinge a farlo. Annaluna e Maria Sole, quando lasciano la casa paterna in cui hanno vissuto da figlie abbandonate, ma anche molto amate e protette dai famigliari restanti.
Sono donne che cercano la loro strada, anche se questo le mette contro la sicurezza e la solidità dei loro affetti, o la quotidianità assodata delle loro vite. Gli uomini del romanzo, invece, sono più rigidi, più compresi nei loro ruoli di capifamiglia, più disposti a tacitare sé stessi in nome della famiglia, o del buon nome.
A parte uno, Francesco, che entrerà nell’orbita di Annaluna nell’ultima parte del romanzo. Giovane proveniente da una famiglia sconquassata, che oggi verrebbe etichettata come disfunzionale, non ha fissa dimora, e non vuole pesi e legami, ma è eccezionale nella sua capacità di vivere davvero il presente attimo per attimo.
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Marosella Di Francia, Daniela Mastrocinque
Marosella Di Francia, napoletana, ha insegnato italiano e storia alle scuole superiori. Con Valerio Caprara ha scritto E ci vediamo sotto alla funicolare (Massa Editore, 2004) e con Daniela Mastrocinque la sceneggiatura de Gli amanti di Parigi (Esa, 2013) e Amiche di Penna (Mondadori, 2016).
Daniela Mastrocinque, napoletana, ha insegnato italiano e storia nelle scuole superiori. È autrice di racconti comparsi in varie antologie, tra cui Caffè – Alla ricerca del tempo perduto. Con Marosella Di Francia ha scritto Amiche di penna (Mondadori 2016).
A cura di Loredana Gasparri