E così per non morire




‎ Paolo Roversi


Sinossi. Una scia di sangue attraversa Milano e il tempo, unendo epoche lontane in un unico enigma irrisolto. Febbraio 2020: mentre il mondo inizia a chiudersi sotto la minaccia di un virus sconosciuto, quattro donne vengono uccise nel giro di poche settimane. Delitti feroci, brutali, all’apparenza senza movente, che non fanno notizia perché le prime pagine sono occupate dall’emergenza sanitaria globale. Ma qualcuno, tra le pieghe di quei casi, riconosce un’ombra antica. A Milano torna Gaia Virgili, profiler tra le migliori d’Europa, ora in forza all’Europol. Richiamata dal suo mentore Renato Bernardi, direttore dell’UACV, si trova davanti a un enigma che affonda le radici nel passato. Gli omicidi, infatti, sembrano ricalcare con inquietante precisione una sequenza di delitti insoluti avvenuti tra gli anni Sessanta e i Settanta. Un mistero rimasto sospeso per decenni nella scighera. C’è chi ha azzardato ipotesi oscure parlando del “Mostro di Milano”. E ora qualcuno sembra volerlo riportare in vita. Caparbia, lucida, addestrata a leggere la mente dei criminali, Gaia si muove in una città svuotata dal lockdown, dove il silenzio amplifica l’ossessione e alimenta la paura. L’indagine diventa un viaggio doppio: nello spazio, tra le strade deserte della Milano contemporanea, e nel tempo, nelle notti febbrili del Boom e degli anni di piombo, tra donne sole ai margini della metropoli, poliziotti stanchi e cronisti stropicciati. Due città che si sovrappongono, due epoche che dialogano, unite da una ferocia che non ha mai smesso di pulsare.


Autore: Paolo Roversi

Genere: Thriller

Editore: SEM

Pagg: 304

Pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Paola Iannelli


Il fascino del male alimenta la vena immaginativa di molti noiristi. Le ambientazioni variano, spesso sono scelte in base alla conoscenza individuale, con la quale l’autore ricalca la perfetta collocazione di luoghi e paesaggi a lui familiari.

Non fa eccezione l’ultimo romanzo di Paolo Roversi, il quale si serve dell’escamotage di alcuni cold case milanesi, per costruire il nuovo racconto poliziesco. Le vittime di questi delitti, tutte donne sole,  assassinate negli anni ’70, il comune denominatore risiede nella modalità di esecuzione, nonché nella mancanza di alcun tipo di violenza fisica, oltre ai colpi inferti per causarne il decesso.

Roversi però ambienta la serie di delitti in epoca attuale e precisamente nel periodo pre e post lockdown, dilatando tempi di attesa e di procedimento criminale.

La figura investigativa veste i panni di un personaggio seriale, Gaia Virigili, esperta in profiling, ovvero nell’analisi della scena del crimine, il modus operandi e le caratteristiche della vittima, elementi che sono utili per tracciare il profilo psicologico e comportamentale di un autore di gesto ignoto.

Gaia Virgili è da poco rientrata dalla Spagna, dove era in missione per stanare il nascondiglio di un capo della Sombra letal. L’operazione le rende merito, tanto da essere convocata a Milano, per partecipare alle investigazioni sull’assassino che semina da qualche tempo terrore in città.

Il rientro della profiler coincide con l’arrivo del virus, dei mutamenti personali, sociali della comunità che subisce un radicale processo di riadattamento di vita.

Il nemico invisibile si insinua anche nel mondo delle investigazioni, rallentando i ritmi, pur non impedendo al killer di uccidere alla prima occasione utile.

L’istinto predatorio dell’assassino, dopo una feroce iniziale rimonta, si attenua, cerca di sedare l’energia che lo costringe nell’agire. La pausa però è una sospensione, resta in attesa di un momento favorevole, la pandemia mondiale è un ostacolo di non poco conto.

I ritmi giornalieri seguono fasi di mobilità e paralisi, le autorità governative impongono chiusure e momentanee aperture, così seguendo una serie di informazioni, scovando nel passato criminale di Milano, la profiler inizia a disegnare una mappa con la quale stringe il cerchio di azione dell’assassino.

La Virgili si trova a dover condividere questo periodo insieme a un’altra investigatrice, Karen, figura che non rispecchia le sue caratteristiche caratteriali, a differenza sua è estroversa, disinibita, fluida nei rapporti sessuali, rappresenta quindi l’altra metà della mela. 

La mente delle due donne elabora contenuti, foto, articoli, superando aggressioni violente e periodi di ospedalizzazioni mantenendo fede all’obiettivo comune: scovare il serial killer.

Il passato ritorna come un’onda anomala, spezza catene e spazza via le fragili mura della dimenticanza, rinfrescando gli angoli bui restituendo giustizia alle vittime, che inconsapevoli hanno interpretato i sogni di una mente distorta.

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Paolo Roversi


Scrittore, giornalista e sceneggiatore, si è laureato in Storia contemporanea all’Università Sophia Antipolis di Nizza (Francia). Ha pubblicato romanzi gialli con protagonista il giornalista hacker Enrico Radeschi: Blue Tango – noir metropolitano (Stampa Alternativa), La mano sinistra del diavolo (Mursia) con cui ha vinto il Premio Camaiore di Letteratura Gialla 2007 ed è stato finalista del Premio Franco Fedeli 2007, Niente baci alla francese (Mursia), La marcia di Radeschi (Mursia), L’uomo della pianura (Mursia) e La confraternita delle ossa (Marsilio). Con Marsilio, nel 2015 ha pubblicato il dittico Città rossa, due romanzi sulla storia della criminalità milanese degli anni Settanta e Ottanta: