Essere o non essere




‎ La nuova indagine

del re degli stracci

(Vol. 3)


Sinossi. Incapace di perdonarsi per l’uccisione della moglie e della figlia mentre era con l’amante e di cominciare una nuova vita con il magistrato Anna Ungaro, l’ex avvocato Andrea Massimi sta continuando a vivere come barbone nello scompartimento di un treno abbandonato insieme al malato psichiatrico Lillo e all’ex direttore d’orchestra Aldo, quando la veggente cieca Flora gli affida una missione: aiutare Micio, un gigante moldavo, a scoprire cosa è successo al suo compagno, il pugile Maskim, scomparso misteriosamente lasciando una lettera di addio molto sospetta. Confrontando la lettera con altri biglietti di Maksim, Andrea appura che la lettera è un falso, e decide di infiltrarsi nella Botte, la squallida palestra dove si allenano e vivono i lottatori clandestini sotto il ferreo controllo del mafioso Tenerezza, ridotto in sedia a rotelle. Disposto a tutto pur di far luce sulla vicenda, Andrea decide di offrirsi per un incontro suicida di kickboxing. Nel frattempo, Anna ha conosciuto un nuovo collega simpatico e avvenente. In questa terza e ultima (forse) indagine Stefano Vicario continua il suo viaggio dentro una Roma nascosta e ai margini della legalità, eppure ricca di situazioni inaspettatamente autentiche, in compagnia di un personaggio mai scontato e maledettamente vero.


Autore: Stefano Vicario

Editore: La nave di Teseo

Genere: noir

Pagine: 233

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Giusy Ranzini


Con Essere o non essere, terzo capitolo della serie dedicata al Re degli Stracci, Stefano Vicario firma un romanzo intenso ed emozionante. È un noir, certo, ma è anche molto di più: un viaggio nell’animo umano, una riflessione sulla colpa, sul perdono, sulla possibilità di rinascere quando si pensa di non meritare più nulla.

Andrea Massimi è un protagonista fuori dagli schemi. Ex avvocato brillante, oggi vive volontariamente come un senzatetto, incapace di perdonarsi la tragedia che ha distrutto la sua famiglia e la sua esistenza. La sua non è una semplice scelta di vita: è una condanna che si infligge ogni giorno. Vicario costruisce un personaggio di straordinaria profondità psicologica, lontano dagli eroi perfetti della narrativa tradizionale. Andrea sbaglia, soffre, cade, si rialza e continua a portare sulle spalle un dolore che sembra impossibile da condividere. Ed è proprio questa sua fragilità a renderlo incredibilmente autentico.

La palestra chiamata “La Botte” diventa quasi un personaggio autonomo: sporca, opprimente, inquietante, popolata da uomini spezzati che cercano disperatamente una via d’uscita. Ogni descrizione trasmette odori, rumori e tensioni con un realismo cinematografico.

Ho apprezzato la capacità dell’autore di raccontare gli ultimi senza mai cadere nel pietismo. I senzatetto, i malati psichiatrici, gli immigrati, gli emarginati non sono semplici figure di contorno: diventano persone vere, con una dignità profonda, capaci di slanci di generosità, ironia e amicizia. Lillo, Aldo, Flora e il gigantesco Micio sono personaggi memorabili, ciascuno con una voce distinta e una storia che lascia il segno.

Parallelamente all’indagine, continua il delicato rapporto tra Andrea e il magistrato Anna Ungaro. La loro storia è raccontata con grande sensibilità e senza forzature. Anna rappresenta forse l’unica possibilità di felicità per Andrea, ma il protagonista continua a combattere soprattutto contro sé stesso. Le pagine dedicate ai loro sentimenti sono tra le più emozionanti del romanzo perché affrontano una domanda universale: possiamo davvero perdonarci e concederci una seconda possibilità?

Anche il titolo, Essere o non essere, richiama inevitabilmente il celebre interrogativo shakespeariano, ma qui assume un significato ancora più personale: per Andrea non significa semplicemente vivere o morire, bensì scegliere se continuare a esistere prigioniero del senso di colpa oppure trovare il coraggio di tornare a vivere davvero.

La scrittura di Stefano Vicario è fluida, elegante e sempre funzionale alla narrazione. I dialoghi risultano naturali, spesso brillanti, capaci di alternare momenti di ironia ad altri di intensa commozione. Le scene d’azione sono costruite con ritmo e precisione, mentre le riflessioni interiori non rallentano mai il racconto, ma lo arricchiscono di significato.

Roma, come nei precedenti romanzi, è una città lontana dalle cartoline turistiche, fatta di periferie dimenticate, stazioni ferroviarie, palestre clandestine, barboni, criminali e persone invisibili. Una città dura, ma profondamente umana, raccontata con uno sguardo partecipe e mai giudicante.

Particolarmente riuscita è anche la figura del mafioso Tenerezza: un antagonista originale, inquietante proprio perché lontano dagli stereotipi del criminale invincibile. La sua presenza domina la narrazione con una minaccia costante, contribuendo ad aumentare la tensione fino all’epilogo.

Il finale riesce a sorprendere senza tradire il percorso dei personaggi. Non offre facili consolazioni, ma lascia il lettore con numerosi spunti di riflessione e con quella malinconia tipica delle storie che continuano a vivere anche dopo aver chiuso il libro.

Essere o non essere è un noir sociale che parla di giustizia, di redenzione e di umanità. È un romanzo capace di coinvolgere sia chi ama le indagini ricche di suspense sia chi cerca storie profonde, costruite attorno a personaggi indimenticabili. Stefano Vicario dimostra ancora una volta una notevole sensibilità narrativa e una rara capacità di raccontare gli ultimi con rispetto, autenticità e partecipazione.

Una conclusione intensa e appassionante per la trilogia del Re degli Stracci, che conferma Andrea Massimi come uno dei protagonisti più originali e umani del noir italiano contemporaneo. Un libro che emoziona, fa riflettere e resta nella memoria molto tempo dopo l’ultima pagina.

Un romanzo da leggere, ma soprattutto da ricordare.

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Stefano Vicario


nato a Roma nel 1953, sceneggiatore e regista, debutta nel 1973 come aiuto regista del padre, Marco Vicario, e di altri registi come Damiano Damiani. Si specializza nelle produzioni televisive e cura la regia per numerose trasmissioni e fiction, tra cui Il pranzo è servito, La corrida, I Cesaroni e molti altri. È stato il regista di svariate edizioni del Festival di Sanremo, e ha curato la regia di spettacoli di Roberto Benigni di grande successo (Tutto l’Inferno, I dieci comandamenti, La più bella del mondo). Vicario ha anche diretto un lungometraggio cinematografico nel 2001 intitolato Sottovento! con Claudio Amendola e Anna Valle, di cui ha curato anche la sceneggiatura. Del 2018 è sua la regia di Conversazione su Tiresia, di e con Andrea Camilleri.