Estranea




Yael Van der Wouden


Sinossi. Solo in casa Isabel si sente protetta. Lì, da bimba, ha potuto giocare felice, al riparo dai bombardamenti. Ancora oggi, vent’anni dopo, quei muri la difendono. Saldi e immobili, come lei. Per questo tutto deve essere in ordine: le posate allineate, le stoviglie lucidate, il giardino senza erbacce. Un mattino, però, Isabel trova la scheggia di un piatto di porcellana. La prima incrinatura in un mondo perfetto, a cui ne segue presto una seconda, ben più grave. Quel giorno, si presenta sulla soglia di casa Eva, la nuova fidanzata del fratello, che Isabel è costretta a ospitare per qualche tempo. Eva è l’estranea. Ha i capelli ossigenati tagliati troppo alla moda, un rossetto rosso troppo audace. Soprattutto, è troppo piena di vita e di entusiasmo, che riversa nelle stanze in cui echeggiano passi di danza e risate. Nulla è più immobile come prima. Eva ruba il silenzio – o, forse, lo sta dissipando. Mentre fuori la primavera tarda a mostrarsi, Isabel sente sciogliersi un nodo nel petto. Non solo. Sente anche una pulsione, una gravità ineluttabile, che la spinge, suo malgrado, verso Eva. Eppure, qualcosa le dice di rimanere vigile. Perché Eva fa molte domande. Forse la sua non è solo curiosità. Forse c’è un segreto in quelle mura, un segreto che non appartiene a Isabel. Appartiene alla casa stessa, a pareti che non sono permeate di silenzio bensì di grida disperate e mai sopite.


Traduttore: Roberta Scarabelli

Editore: Garzanti

Genere: Narrativa

Pagine: 272

Anno edizione: 2025

 Recensione

di

Michela Bellini


Un libro cupo e talvolta disturbante che interroga il senso di colpa collettivo di un’intera nazione, l’Olanda, che ha apparentemente negato la gravità dell’Olocausto e fallito nel difendere i diritti basici dei suoi cittadini ebrei.

L’autrice, nata in Israele e emigrata in Olanda a dieci anni, tratteggia qui, con maestria e attraverso suggestioni e non detti, una realtà che appare a tutt’oggi nascosta e possibilmente taciuta nel Paese. Nasce così una storia irta di contraddizioni ma intrisa di grande umanità.

I personaggi non sono simpatici, a dir poco: la protagonista principale è Isabel, la zitella acida e respingente che si è immolata a custode di una casa che nemmeno sarà sua in futuro, visto che lo zio Karel, che ne è il proprietario, l’ha apertamente destinata al nipote primogenito Louis.

Lei è la seconda figlia di una madre venerata, rigida e moralista quanto Louis è invece sciupafemmine e superficiale, c’è poi Hendrik, più piccolo di lei solo di un anno, evidentemente, ma non dichiaratamente, omosessuale, che vive col proprio compagno, Sebastian in una perenne ambiguità. Sono tutti personaggi bloccati e irrisolti, in qualche maniera vittime del proprio passato, che verrà svelato pian piano nel corso del racconto. 

Su tutto e tutti incombe la grande casa di famiglia, che è quasi un personaggio essa stessa e, come i personaggi umani, ha qualcosa di strano che emerge già nelle prime pagine: quando i fratelli vi si erano trasferiti da bambini era già arredata di tutto punto, stoviglie comprese e c’erano persino i vasi di fiori alle finestre.

Per i fratelli questi ricordi però sono sfumati e incerti, non si sono mai chiesti il perché e le ragioni del loro trasferimento da Amsterdam alla casa di campagna nella parte orientale del Paese durante la guerra non sono mai state veramente chiarite. 

Questa è la situazione quando Eva, l’ennesima ragazza di Louis, fa la sua prima comparsa. Attraente ma poco fine, indossa abiti mal confezionati e si attira ovviamente l’antipatia di Isabel.

Sarà proprio Eva, molto più avanti, a ribaltare la scena di questo romanzo, fino a quel momento un po’ lento e noioso, e a imprimere un’accelerazione sempre più travolgente. Si potrebbe dire che Eva è il Deus ex machina che costringe tutti, ma soprattutto Isabel, a confrontarsi col passato e a fare i conti con l’incredibile forza dell’amore passionale, che non guarda in faccia a nessuno.

Vincitore del Women’s Prize for Fiction 2025, questo romanzo d’esordio, attraente e respingente allo stesso tempo, induce alla riflessione.

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Yael van der Wouden


è un’autrice vincitrice del Women’s Fiction Prize nel 2025. Insegna Scrittura creativa nei Paesi Bassi. Il suo romanzo d’esordio, Estranea, è stato venduto in 25 Paesi, in cima a tutte le classifiche internazionali, è stato nominato libro dell’anno da numerose testate e finalista di innumerevoli premi, tra cui il Booker Prize, e ha vinto il Women’s Fiction Prize.

A cura di Michela Bellini

michelabellini.wordpress.com