Fuoco




‎ Livia Sambrotta


Sinossi. A Venezia la luce accarezza le superfici e cancella le ombre. Tra le calli silenziose, tutto appare immobile, eterno. Ma basta un attimo perché qualcosa si incrini. Basta un incontro, uno sguardo, un dettaglio fuori posto e la città, come acqua mossa dal vento, cambia volto. Lara insegna lingua e cultura cinese alla Ca’ Foscari. È una donna colta, abituata a muoversi tra simboli e significati nascosti. Nel rituale del tè trova un rifugio: una meccanica di gesti lenti e precisi che riflette il suo bisogno di ordine. Ma quando Adrian scompare nel nulla, tutto si spezza e Lara si ritrova sospesa tra due esistenze: quella che credeva di conoscere e quella, molto più oscura, che sta iniziando a intravedere. La relazione tra i due è iniziata da pochi mesi, ma è stata travolgente come un incendio. Poi, il mistero si somma al mistero. Lara viene a conoscenza del suicidio di una giovane donna, Tessa: una morte che sembra inspiegabile e che, invece, appare legata alla scomparsa di Adrian.

Al centro di questo intrico di enigmi, c’è il Sanctuary Relais, lo splendido resort ricavato da un antico monastero su un’isola della laguna, il progetto più ambizioso di Adrian e del suo socio Marco. Il Sanctuary è avvolto dall’aura di un’ambigua bellezza. Mentre l’ispettore Trevisan conduce le indagini ufficiali, Lara decide di cercare la verità da sola. Accanto a lei ci sono Irene, l’amica a cui può confidare ogni paura, e una madre ingombrante e imprevedibile, capace di spingerla verso scelte inaspettate. Tra false identità, doppie vite e inattesi colpi di scena, Lara capisce che Adrian non era l’uomo che diceva di essere.

Fuoco è un thriller magnetico che fino all’ultimo deforma la verità. Tra le nuove voci più forti e credibili della crime fiction italiana, Livia Sambrotta sonda con lucida sensibilità gli abissi dell’animo umano, laddove i rapporti personali si trasformano in un labirinto e ogni certezza è destinata a bruciare.

“Coloro che credono di amarci possono distruggerci.”

Quello che ancora non è accaduto, ma che deve accadere, accadrà.

Ognuno sceglie il proprio fuoco.

I semi sono già dentro di noi.

Noi siamo il nostro futuro.

Il mio futuro è tutto il fuoco che ho dentro.”


Autore: Livia Sambrotta

Editore: Sem

Genere: Thriller

Pagine: 352 p., R

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Loredana Cescutti

e

Sabrina De Bastiani


Una storia emotivamente impattante quella che ci ha proposto Livia Sambrotta, trascinandoci all’interno di un abisso doloroso, caotico, menzognero e scostante.

Dopo Cristallo, che ci aveva portato fra le montagne con una storia travolgente di cui potrete trovare anche un cameo in queste nuove pagine, a farla da padrone saranno l’arte, il lusso elegante e sfrenato, il rigore e la disciplina.

Il tutto incastonato in modo magistrale.

“Coloro che credono di amarci… sono proprio coloro che possono distruggerci.”

Una penna, quella di Sambrotta, che ha saputo allestire un intero palcoscenico con arguzia e abilità, donando a ogni personaggio uno specifico ruolo, cucito addosso con sicurezza e coerenza.

“… immagina Venezia, la città delle calli e dei segreti, dove è possibile indossare una maschera per diventare qualcun altro. Per la prima volta, osservando la linea azzurra che circonda l’isola come una barriera, sente di essere in trappola.”

Venezia si respira a ogni angolo, in ogni anfratto, tra un baretto e un’osteria, tra una caletta e un ponticello.

Venezia che non è mai soltanto sfondo. È un organismo vivo che osserva, trattiene e dissimula. Una città costruita sull’acqua, elemento che per natura riflette ma non restituisce mai un’immagine perfettamente fedele. Ed è proprio questo il gioco che Sambrotta mette in scena con il suo talento fulgido.  Ogni riflesso contiene una deformazione, ogni verità è destinata a incrinarsi nel momento stesso in cui sembra definitiva. La laguna diventa così la metafora ideale per un thriller dove nulla rimane fermo e tutto cambia prospettiva.

La cultura orientale, che attraverso le parole di Lara, la protagonista, si sprigiona dalle pagine in modo talmente intenso da dare l’impressione di attraversare un tempo pacifico, rallentato.

Riflessivo e introspettivo.

Ordinato.

Metodico.

“L’abuso mentale non lascia segni, a differenza dei maltrattamenti fisici. Ma le sue conseguenze possono essere altrettanto letali.”

In questo romanzo, si affondano mani e braccia in profondità, alla ricerca del vero significato del legame, nonostante i rischi che comporti riconoscerlo fino in fondo, nel bene e nel male.

“… le persone non sono ciò che sembrano. Coloro che le sono stati accanto negli ultimi mesi non erano chi credeva. Chi ti è più vicino è anche colui che può ucciderti. Il mostro non è un estraneo, che un giorno, casualmente, intercetta il tuo destino: il carnefice è chi ti dorme accanto.”

E più in generale, ma non meno importante, il tema di fondo, quello della mania di controllo e degli abusi, sotto qualunque forma.

Grande merito di Sambrotta, quello di non trasformare mai questa tematica in un espediente narrativo. L’abuso psicologico viene raccontato nella sua forma più insidiosa, quella che non urla, non lascia lividi visibili, ma modifica lentamente il modo in cui una persona guarda sé stessa. 

È una violenza, quella che racconta Fuoco, che procede per sottrazione, erodendo autonomia, fiducia e memoria fino a far dubitare la vittima persino delle proprie percezioni.

“Se qualcuno non esiste, come può mancarti?”

Quel sistema subdolo per cui ogni cosa si deforma trasformandosi in qualcosa di irriconoscibile e pericoloso.

“Ripercorrere la loro storia è come riavvolgere un nastro d’amore, una musicassetta dello scorso secolo con il lato A e il lato B. Il primo emozionante, il secondo incomprensibile e devastante.”

Lara, colei che aspetta, colei che con la sua vita, così apparentemente tranquilla e organizzata, da un attimo all’altro si ritrova con l’esistenza stravolta, incerta, confusa.

Basterà una telefonata e il suo mondo perfetto assumerà le sembianze di qualcosa di indefinito e fumoso ove l’inquietudine assumerà il controllo.

Il bisogno di capire che si scontra con l’opportunismo di alcuni e la paura di altri.

E nel mezzo Lara, che inizia un lento e devastante viaggio nell’abisso di sé stessa, rischiando di perdere la lucidità guadagnata in modo costante e che ora, si sta sgretolando davanti alla miriade di informazioni che mano a mano le arrivano addosso.

Lara non assume mai i contorni dell’eroina infallibile. È una donna che sbaglia, interpreta male i segnali, si aggrappa ai ricordi e continuamente li rimette in discussione. Ed è proprio questa fragilità a renderla credibile. Il lettore non segue soltanto un’indagine, assiste alla lenta ricostruzione di un’identità che qualcuno aveva tentato di riscrivere dall’esterno.

E poi Adrian, il fantasma di cui ora non si sa nulla ma di cui la stessa giovane docente universitaria, capisce di non aver compreso e saputo nulla nemmeno prima, nel breve periodo della loro frequentazione.

Un uomo apparentemente perfetto, ma forse, analizzando il poco tempo trascorso insieme, l’aura che lei gli aveva costruito attorno non era poi nella realtà così limpida e luminosa e nei suoi modi di fare, sempre gentili ed educati, si nascondeva in modo insidioso qualcosa di negativo.

Un controllo costante, pressante, insidioso e assoluto, nel quale anche Lara è caduta in pieno e di cui non è mai stata consapevole, poiché la sua cognizione è stata appannata dai sentimenti ma, che ora sta emergendo in modo esplosivo.

“Non possiamo esistere senza gli altri. Anzi, forse sono proprio le vite, quelle che più avvertiamo distanti da noi, ad avere il potere di definirci. Di tirare fuori qualcosa che noi non pensavamo neppure di avere.”

Un romanzo intenso, potente, che tocca un tema attualissimo e che va a scandagliare vite e attimi, in un crescendo che si tramuta in un “amore” malato che incarna l’esatto contrario del significato di questa parola.

La lettura scorre ferocemente, tra un dettaglio che emerge e una battuta d’arresto che sembra vanificare ogni tentativo di comprendere.

La fragilità che abita il personaggio di Lara nel profondo, a seguito di questa situazione trasforma in una necessità vitale lo scoprire cosa si celi tra le pagine, necessarie per giungere alla verità, trasformando il lettore in un osservatore empatico, quasi chiamato ad accompagnare Lara nella ricerca della verità in questo gioco di specchi tra chi nasconde e chi si nasconde. 

L’atmosfera del resort di lusso richiama alla memoria anche atmosfere alla Agatha Christie come un valore aggiunto che dona ulteriore pregio a una storia ricca di passaggi concitati, ricchi di tensione e pathos.

Poi.

“Non c’è nulla di più confortante che credere che tutti gli esseri viventi abbiano un ruolo nel mondo, lo stesso ruolo. Annientare l’ego personale è la prima chiave per sbloccare un senso di serenità.”

Il finale restituisce una verità necessaria ma destabilizzante e infligge ferite ben peggiori di una lama ma, apre anche, con rinnovata lucidità, a un futuro più certo, alimentato da nuove speranze.

Quelle di una vita e di legami che non si sono mai sgretolati nel tempo, che non sono stati imposti e che invece, si sono scelti per affinità e sono cresciuti senza obblighi nel tempo.

Fino a diventare punti fermi e certezze, fortezze inespugnabili da tenere ben care per la vita.

Il fuoco del titolo assume così un significato che va ben oltre l’elemento materiale. È il simbolo di tutto ciò che consuma, ma anche di ciò che illumina. Brucia le illusioni, riduce in cenere le maschere, costringe i personaggi a confrontarsi con ciò che resta quando ogni costruzione artificiale è crollata. E, come ogni incendio, lascia dietro di sé un paesaggio diverso, impossibile da abitare con gli stessi occhi di prima.

“I destini delle persone sono un mistero sommerso che, per quanto ci sforziamo, non riusciremo mai a comprendere.”

Fuoco conferma Livia Sambrotta come una delle voci più interessanti del thriller italiano contemporaneo dimostrando che la tensione non nasce soltanto dalla ricerca di un colpevole, ma dalla capacità di raccontare quanto possa essere ambiguo il confine tra amore, dipendenza e manipolazione. È un romanzo che intrattiene, ma soprattutto costringe a interrogarsi su quanto sia facile scambiare il controllo per protezione e la dedizione per possesso, lasciando le basi per riflessioni profonde che dovremmo prendere in considerazione più spesso di quanto si faccia, evitando di dare tutto per scontato.

Proprio perché “La violenza… non rende mai liberi e

L’amore malato non è mai amore.”

Buona lettura!

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Livia Sambrotta


è un’autrice italiana. Pubblica nel 2015 il primo romanzo noir Amazing Grace, seguito due anni dopo da Tango Down, che è stato selezionato tra i finalisti al Festival Giallo al Centro Rieti e ha ricevuto la Menzione Speciale al Festival Garfagnana in Giallo. Seguono per SEM, Non salvarmi (2021) e Cristallo (2024). Fuoco (2026) è il nuovo romanzo.