Sara Maria Serafini

Sinossi. Diana, Lippo ed Emma sono cresciuti insieme nella casa-famiglia Littarru, in Sardegna. Erano inseparabili, finché qualcosa si è spezzato. Ora, Diana e Lippo affrontano il mondo adulti e feriti, con il vuoto di chi ha conosciuto solo il “dentro” e deve imparare a vivere il “fuori”. Con l’aiuto di due amici, partono per un viaggio attraverso il sud Italia, inseguendo un passato che ancora brucia. Tra strade assolate e ricordi che non mollano, “Giovani e belli” è un romanzo potente sulla crescita, la memoria e il bisogno feroce di giustizia e amore.
Editore: Morellini
Genere: Narrativa
Pagine: 208
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Sabrina Russo
“All’epoca non realizzavamo davvero che quella rabbia che ci assaliva, lenta, quando qualcuno andava via al posto nostro, era pericolosa. Avremmo potuto uccidere, oggi lo so.”
Emma, Filippo e Diana sono cresciuti all’interno della “Casa”.
Così sono soliti riferirsi al luogo che li ha visti da bambini diventare adolescenti: la casa-famiglia Littarru, in Sardegna. Un luogo che hanno amato e odiato al tempo stesso: la condivisione di momenti belli e sostegno reciproco, il cui ricordo contribuisce a unirli come particelle indissolubili, si sostituisce ad altrettante esperienze dolorose che li vede vittime di abusi, ricordi impossibili da relegare in un angolo della mente.
Dal momento in cui Emma se ne è andata, un vuoto incolmabile ha caratterizzato le loro vite. Senza di lei niente è più come prima; senza di lei, un vulcano implacabile di idee, forza interiore, positività e sostegno, Filippo e Diana si sentono persi e il ritrovarsi catapultati al di fuori della Casa, ormai adulti, abbandonati in un mondo spesso ostile, ha messo a nudo le loro fragilità.
Ma basta un abbraccio, un modo solo loro di stringersi, consolarsi con parole mute cariche di significato, sguardi silenziosi che esprimono condivisione per ritornare a respirare, a vivere o, forse, semplicemente sopravvivere. Ed è in questi momenti che amicizia e amore diventano una cosa sola, un bisogno imprescindibile per porre fine a un dolore che, subdolo, si ripresenta, con prepotenza.
“Non lo so ma ci sono cose che, secondo me, non si possono fare a una bambina. Come violare un certo confine. Poi si entra in un mondo parallelo, da cui tornare indietro è impossibile”.
Non smette di comparire ai loro occhi l’immagine di un mostro, un colpevole che ne ha indirizzato le menti verso una disperata ricerca di giustizia, un atto estremo nel tentativo di alleviare un vuoto impossibile da colmare.
Una violenza fisica e psicologica subita in passato che li ha rotti per sempre e che ora, merita la giusta vendetta. Il viaggio sarà il tentativo per cercare di porre fine a una sofferenza che si protrae ormai da anni.
Dalla Sardegna alla Lucania, passando attraverso la Sicilia e la Calabria, non solo itinerante ma soprattutto interiore, grazie al quale capire cosa tenere del passato, cosa lasciare andare, che tipo di persona voler diventare.
È possibile superare i soprusi subiti da bambini, volgendo uno sguardo al domani che contempli la gioia di vivere, le scelte consapevoli? O il passato continuerà a essere una macchia indelebile, la cui unica ancora di salvezza è la vendetta?
“Mi sveglio nel solito dolore. Il dolore dei disgraziati. Accettarlo e basta non è possibile. Noi lo combattiamo. Con soddisfazione”
Filippo e Diana sono le due voci narranti che si alternano, spesso si sovrappongono, finendo per confondersi poiché parlano la stessa lingua, hanno vissuto il medesimo incubo, percepiscono le stesse paure.
Con maestria l’autrice ha saputo creare personaggi tridimensionali, le cui forza e determinazione sono spesso in contrasto con i traumi infantili e i blocchi emotivi che impediscono loro di sperare in un futuro che contempli, anche solo per un momento, la parola felicità.
Un romanzo che parla di dolore, sofferenza, resilienza, ma anche amicizia, amore, crescita interiore.
Una penna, quella della Serafini, diretta, priva di orpelli, cruda e delicata al tempo stesso, toccante e super partes, nonostante con decisione metta al centro anche gli adulti, l’importanza del ruolo di educatori che assumono all’interno di determinate strutture, fondamentale per seminare i giusti sentimenti, le migliori opportunità, la speranza di un futuro che non contempli solo odio, sofferenza, morte.
E lascia che sia il lettore a scrivere il proprio finale.
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Sara Maria Serafini
nasce a Milano nel 1984 e vive in Calabria. Laureata in Ingegneria Edile Architettura, PhD in Urbanistica, insegna nella scuola secondaria di I grado. Nel 2018 ha fondato «RISME», rivista letteraria di cui è direttore. I suoi racconti sono usciti su riviste e antologie (due delle quali edite da La Stampa e Giunti Scuola). Ha pubblicato le raccolte di racconti: Solfeggio in abbandono (Arpeggio Libero, 2014), Ingoia la notte (Arpeggio Libero, 2015). Ha pubblicato i romanzi: Quando una donna (Morellini, 2019), L’amore che devi (Morellini, 2021), Rigenerazione K035 (Divergenze, 2022), Giovani e belli (Morellini, 2025).
A cura di Sabrina Russo
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