Hotel Ucraina




‎ Martin Cruz Smith


Sinossi. Quando l’ispettore Arkady Renko viene incaricato di investigare sull’omicidio di Aleksej Kazaskij, viceministro della Difesa rinvenuto brutalmente ucciso al blindatissimo Hotel Ucraina di Mosca, sa che dovrà muoversi con estrema cautela. La vittima era un politico di alto profilo con un rapporto decisamente complesso con Putin e, nonostante l’indagine abbia l’approvazione ufficiale del Cremlino, come sempre in Russia le cose non sono mai esattamente come sembrano. Già alle prese con l’aggravarsi del morbo di Parkinson, Renko ha anche altre situa zioni preoccupanti da affrontare: mentre l'”operazione militare speciale” in Ucraina entra in una fase cruciale, scopre che il figlio adottivo Ženja è coinvolto con l’Esercito Nero, un gruppo di hacktivisti russo-ucraini. Più l’ispettore scava a fondo nel delitto, aiutato dalla compagna, la giornalista Tatiana Petrovna, più si rende conto che dietro la morte di Kazaskij si nascondono motivazioni in quietanti, e che i responsabili dell’omicidio ora hanno preso di mira anche loro. Con questo romanzo, Martin Cruz Smith firma l’atto finale della serie di Arkady Renko, definito da “USA Today” una delle figure più avvincenti della narrativa moderna, confermandosi un maestro indiscusso del thriller geopolitico. Pubblicato pochi giorni prima della scomparsa dell’autore, Hotel Ucraina è l’addio struggente a un personaggio leggendario e a uno scrittore capace di trasformare la grande storia contemporanea in letteratura.


Autore: Martin Cruz Smith

Traduzione: Sara Crimi e Laura Tasso

Editore: Mondadori

Genere: Noir

Pagine: 228

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Salvatore Argiolas


Con “Hotel Ucraina” si conclude il lungo ciclo di noir dedicati all’ispettore Arkady Renko, cominciato nel lontano 1981 con “Gorky Park”, un romanzo bellissimo che aveva l’intenzione di far luce su “un indovinello avvolto in un mistero all’interno di un enigma” come Winston Churchill definì la politica sovietica.

Attraverso undici romanzi molto ben strutturati e ricchi di fatti, basati su informazioni verificate Martin Cruz Smith fa vivere al lettore un universo narrativo dove la Russia diventa il personaggio principale, con tutte le sue contraddizioni e le velleità di grande potenza, spesso smentite dalla realtà.

Da giovane primo ministro, Putin si era fatto un nome grazie alla violenza con cui aveva reagito alla serie di attentati che, nel 1999, avevano preso di mira alcuni condomini a Mosca e Volgodonsk e che erano stati falsamente attribuiti ai ceceni quando un realtà erano stati compiuti dai sui operativi.”

“Hotel Ucraina” è l’ultimo atto di Arkady Renko, sia perché il Parkinson rischia di mettere fine alla sua carriera e sia perché Martin Cruz Smith è morto, afflitto anche lui dal morbo di Parkinson, qualche giorno dopo l’uscita in libreria di questo noir dalle tinte scurissime, ambientato durante la cosiddetta “Operazione militare speciale”, nome con il quale i russi designano l’aggressione militare dell’Ucraina, scattata nel febbraio 2022.

Nata come un’invasione che doveva portare i russi a Kyiv in tre-quattro giorni per favorire un cambio di regime molto più prono ai voleri di Putin, l’attacco russo all’Ucraina si è dimostrato da subito un azzardo molto pericoloso foriero di ricadute decisamente inaspettate.

Infatti il viceministro Kazaskij viene trovato orribilmente massacrato nella sua lussuosa suite all’Hotel Ucraina, proprio subito dopo l’inizio della sciagurata operazione militare speciale, mai chiamata guerra perché Putin ha sempre considerato l’Ucraina non uno Stato indipendente ma una regione appartenente alla Grande Madre Russia.

Arkady Renko viene chiamato ad investigare sulla strana morte del potente uomo politico e subito capisce di avere un ruolo non autonomo quando viene affiancato da Marina Makarova, esponente di punta del’FSB, erede diretto del KGB e sua ex amante ma con ambizioni di potere che la rendono sempre più allineata ai voleri del nuovo Zar.

Una veloce indagine identifica un agente segreto di Kyiv come esecutore dell’omicidio ma sia la logica sottesa all’attentato sia i goffi tentativi dei tirapiedi della Makarova di implicare l’ucraino mettono Arkady Renko sulle piste di un movente e di un colpevole alternativo.

“Cosa avrebbe guadagnato l’SBU (Il servizio segreto ucraino” ammazzandolo? Forse voleva dimostrare di poter colpire nel cuore della capitale russa? Con quello che stava succedendo, la notizia sarebbe solo stata un mormorio nel fragore delle bombe. O forse si trattava di un’operazione sotto falsa bandiera, un assassinio perpetrato dall’FSB e attribuito al’SBU per enfatizzare il senso di minaccia, irritare la popolazione e presentare l’Ucraina come un malvagio Stato terrorista che andava distrutto?”

Renko intuisce che l’omicidio del viceministro è legato strettamente al massacro di Bucha e si reca proprio nella cittadina nei pressi di Kyiv, assieme alla compagna Tatiana, giornalista del New York Times, per tirare le fila di quello che ritiene un crimine nato all’ombra dei pretoriani di Putin.

A Bucha affronta una situazione apocalittica dove i corpi dei civili uccisi dai russi si trovano per strada, come la morte li aveva colti.

“I corpi bruciati erano stati in gran parte coperti con un telo, altri giacevano congelati nella neve; alcuni avevano le mani legate, altri avevano lasciato cadere i sacchetti della spesa crollando a terra. C’erano cadaveri nei parchi giochi, nei giardini, agli incroci. I bossoli vuoti erano ammucchiati su un lato della strada. Si vedeva un filo elettrico dipanarsi da un cadavere: Arkady immaginò una trappola esplosiva che sarebbe saltata in aria nel momento in cui avessero rimosso il corpo.”

Arkady Renko durante l’indagine si imbatte nel gruppo 1812, ispirato alla celebre “Ouverture 1812” di Čajkovskij, trasparente riferimento al gruppo Wagner, organizzazione di mercenari che affiancava ogni operazione russa sia in Ucraina sia nel resto del mondo, potente struttura in grado di minacciare l’assetto statale.

L’inchiesta privata di Renko lo porterà a conoscere segreti pericolosi e a rischiare di rimanere stritolato negli ingranaggi di una macchina micidiale messa in moto dalla decisione di invadere l’Ucraina.

Martin Cruz Smith attraverso il ciclo dedicato ad Arkady Renko ha messo in luce svariati aspetti della contraddittoria politica prima sovietica e poi russa e rileggendo i noir che costituiscono la serie uno dopo l’altro, si percepisce un notevole sforzo di andare oltre le apparenze per studiare e capire la vera essenza del potere del Cremlino.

Ricordo bene le reazioni e i commenti su “Gorky Park” appena uscì il libro, considerazioni poi ripetute dopo il film che ne fu tratto, in quanto in tanti pensarono che l’autore non potesse essere americano ma fosse un russo perché l’ambientazione era particolarmente curate, specialmente in quel periodo storico in cui esisteva ancora la cosiddetta “Cortina di ferro”.

L’accuratezza storica e la cura per i particolari socio economici sono una costante che Martin Cruz Smith ha mantenuto in tutti i suoi noir e che “Hotel Ucraina” mostra in tutta la loro drammatica testimonianza.

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Martin Cruz Smith


(1942-2025), californiano, è arrivato al successo grazie alla serie che ha come protagonista l’indimenticabile ispettore Arkady Renko, iniziata nel 1981 con Gorky Park (da cui è stato tratto l’omonimo film) e proseguita con Stella Polare, Red Square, Havana, Lupo mangia cane, Il fantasma di Stalin, Le tre stazioni, Tatiana, L’enigma siberiano e Independence Square, tutti pubblicati in Italia da Mondadori