I collezionisti




La prima indagine

di

Gaia Innocenti


Autore: Paolo Regina

Editore: Neri Pozza

Collana: I Neri

Pagine: 256 p., Brossura

Anno edizione: 2025


Sinossi. Fra Trani e l’Irlanda, fiere antiquarie e cosche calabresi, misteriose sparizioni e auto in fiamme, la prima indagine della vicequestore Gaia Innocenti.

Una volta qualcuno le aveva parlato del kintsugi, una tecnica giapponese per riparare il vasellame rotto. Consisteva nell’unire i frammenti saldandoli con una pasta d’oro, così da trasformare un oggetto ormai privo di valore in un pezzo unico, reso pregiato proprio dalle sue cicatrici. Ripensandoci, aveva amaramente constatato che i suoi cocci non erano stati saldati con l’oro, ma con il sangue.

«Una scrittura appassionante e raffinata, molto piacevole, spesso divertente, di un umorismo sapientemente misurato».– Satisfiction

Il vento di un inverno tardivo sferza l’Adriatico e la città di Trani che dorme, inconsapevole che dentro il padiglione 6 della fiera Antiquitates un uomo è morto, strozzato a mani nude. Eppure niente sembra mancare dallo stand di James Hackett, piccolo antiquario inglese giunto in Italia, come ogni anno, per vendere il suo bric-à-brac. Se l’assassino non desiderava niente, forse allora è una vita, quella di Hackett, che voleva aggiungere alla sua collezione. La vicequestore Gaia Innocenti, tuttavia, è perplessa. Da poco più di un anno trasferita in Puglia dalla Romagna, sua terra natale, si è lasciata alle spalle una brutta storia, una macchia nel suo stato di servizio, e nient’altro che valga la pena ricordare. A parte forse che sono sempre le passioni inconfessabili a muovere l’uomo. Ci vuole poco alla Innocenti e alla sua squadra per scoprire che lo stesso Hackett si è reso colpevole di qualcosa di terribile, un peccato portato con orgoglio che solo la morte può lavare. Del resto, il fu James Hackett non è l’unico a nascondere un segreto. Uscita dal commissariato, ogni sera la vicequestore Innocenti diventa Tania Neri, volontaria di Articolo 2, associazione che si occupa di sfamare e accogliere i senzatetto della regione. Eppure, qualsiasi identità Gaia assuma, un’ombra segue ogni suo passo. Un’ombra che chiama sangue e furore, decisa a non rimanere confinata nel passato.



 Recensione

di

Sabrina De Bastiani


Il cuore delle donne può diventare duro come il diamante, ma conserva sempre un punto debole minuscolo, invisibile. Se lo tocchi, anche sfiorandolo, potrebbe esplodere in mille pezzi. Come un bicchiere di cristallo contro il muro.

Anche il suo cuore era così. E, spesso, erano suoi anche i bicchieri.

Una Trani intensa e ambivalente è lo specchio perfetto della  protagonista de “I collezionisti”: una donna alta e bruna, gli occhi socchiusi e un leggero sorriso sulle labbra, che esponeva il viso al vento e ai profumi di un mare antico  e che ‘indossa la divisa’ con la stessa tensione con cui si porta addosso il passato.

Lei.

La vicequestore aggiunta Gaia Innocenti, capo della squadra mobile di Trani, trasferita nella cittadina pugliese dopo un errore imperdonabile, prima di tutto a se stessa. 

Era un anno e mezzo che abitava a Trani, dopo la cazzata di Ferrara. Una cazzata che il suo collega De Nittis aveva coperto, per fortuna. Aveva persino ricevuto un encomio per la brillante risoluzione del caso, ma la verità era che, senza volerlo, aveva ammazzato un uomo disarmato, anche se un assassino.

Il peso della colpa si insinua e permane nella sua vita come quella pioggia impalpabile che posa  su cose e passanti un velo delicato che profumava di gelsomini sambac e mimose e di fatto Paolo Regina, con precisione sensoriale e profondità morale, costruisce in queste pagine una narrazione che va ben oltre il genere noir.

Il comando della squadra mobile di Trani, in una zona del territorio a rischio di infiltrazioni malavitose (…) lei era riuscita a farsi assegnare l’ufficio in piazza Mazzini, nello stabile sequestrato anni prima a un boss della criminalità organizzata e successivamente adibito a sede della polizia giudiziaria e scientifica, alle dirette dipendenze della Procura. “Civico 36”, così era comunemente chiamato l’immobile, si era trasformato in un simbolo della legalità e della lotta alla mafia. Il luogo ideale da scegliere come base operativa, aveva pensato Gaia.

Il “Civico 36” diventa così il centro pulsante di legalità e ombre, mentre Gaia combatte ogni giorno tra giustizia, segreti e un dolore che si fa carne in una  terra in cui i colori, i sentimenti, il bene e il male erano sempre esagerati, amplificati. A volte intollerabili.

Attorno a lei ruotano figure memorabili, come l’ispettore Marzano, il sovrintendente Viola Nolè, capace di rassicurarla senza farla sentire debole. Ma è nelle notti coi senzatetto, «Imparerai a conoscere le persone che andiamo a trovare. E dopo un po’ non vedrai più la vecchia col Parkinson, l’immigrato senza denti o l’africano che dorme sotto i cartoni, ma Clara, Ahmed, Usman, esseri umani con un nome, una storia e occhi che ti bucano il cuore.», che Gaia Innocenti, collaborando con l’associazione umanitaria Articolo 2  sotto lo pseudonimo di Tania,  maschera dietro la quale nascondeva al mondo la sua parte “oscura” e che ora aveva recuperato per tornare a splendere, ritrova la parte più vera di sé:

(…) era la prima ad abbracciare e ad accarezzare quei relitti, scorie di una società immorale. Sentiva che quello era l’unico modo per mondarsi dal rancore che le bruciava dentro come un fuoco inestinguibile e che la riportava costantemente indietro, al punto in cui la sua vita si era frantumata, come una bottiglia di whisky lanciata contro il muro in una notte insonne o il sogno di una ragazzina nelle mani del branco.

Il romanzo si muove su più livelli,  indagine, redenzione, identità. E porta con sé riflessioni etiche profonde.

Dal momento in cui viene indagato e sputtanato su tv e giornali, un uomo non è più quello di prima. Per la famiglia, i conoscenti, i colleghi… A prescindere dalla sua colpevolezza.

Gaia faceva spesso questa riflessione, quando arrestava qualcuno. La accompagnava per giorni, insieme al dubbio costante di aver preso la persona sbagliata. Era una responsabilità enorme, se non c’era flagranza o confessione, e questo la induceva alla prudenza. Certo, poi ci sarebbe stato un tribunale per valutare, giudici per condannare o assolvere, ma intanto la vita di qualcuno non sarebbe più stata la stessa, forse per sempre.

E in quei momenti si interrogava sulla natura del mestiere che aveva scelto. 

Tra bonacce apparenti e minacce di tempesta, nuvole nere e basse che si assottigliavano all’orizzonte, lasciando trapelare squarci di sole che illuminavano in lontananza il mare color metallo.(…) Era uno di quei rari momenti di bonaccia in cui il tempo si fermava, come se il Padreterno si divertisse a giocare a Un due tre, stella! con la Natura. Era il preludio a una tempesta imminente, specchio delle tensioni interiori dei personaggi e tra   l’odore del mare impossibile da descrivere con le parole, perché coinvolge in modo simultaneo la sfera fisica e quella emozionale, “I collezionisti” racconta  sì una donna che lotta per restare a galla, ma è anche e soprattutto un libro sul passato che non smette di cercarci, che torna, ci afferra, ci piega.

Per alcuni il passato è un luogo in cui rifugiarsi quando la realtà si fa ingiusta e incomprensibile. Per lei era un gorgo che ritornava a risucchiarla ogni volta che si illudeva di navigare in acque calme. E, questa volta, il rischio era quello di andare a fondo definitivamente.

In questo fragile equilibrio, l’indagine al centro del romanzo scardina ogni parvenza di stabilità. 

Un  uomo morto, brutalmente assassinato viene rinvenuto dentro al  padiglione 6 della fiera Antiquitates.

Ma è solo l’inizio.

Paolo Regina firma un noir di rara intensità, dove l’indagine è solo la superficie di un abisso più profondo: quello delle coscienze, dei desideri repressi, e dei legami invisibili tra il male e la bellezza.

Un romanzo dove le verità non si trovano solo nei fascicoli, ma negli sguardi sfuggenti, nei silenzi, e nelle scelte fatte quando nessuno guarda.

E dove la legge non basta, se non è guidata dalla consapevolezza del dolore e dalla sete, inestinguibile, di giustizia.

il dolore era una componente inevitabile dell’amalgama della vita. Ci si deve fare i conti e, se possibile, bisogna astenersi dal procurarlo.

Una scrittura, quella di Regina, intensa, cinematografica, ma profondamente empatica, al servizio di una  storia che lascia il segno per la sensibilità con cui esplora le crepe della coscienza, per la bellezza che trasuda da ogni dettaglio atmosferico, e per quella verità scomoda, quasi sempre sporca, imperfetta, umana,  che ogni personaggio, a modo suo,  cerca o rifugge e che, forse, non si potrà  mai del tutto afferrare.

Tra inchiesta e catarsi,  il ruolo di Gaia Innocenti,  trova pienezza nel  provare a dare un nome alla miseria nascosta sotto il tappeto. 

Senza distogliere lo sguardo.

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Paolo Regina


Di origini pugliesi, si ritrasferisce con la famiglia a Bisceglie nel 1965. Impara molto precocemente a leggere e a scrivere da solo, guardando la trasmissione Non è mai troppo tardi del maestro Alberto Manzi. Dopo la maturità classica consegue la laurea in Giurisprudenza all’Università di Ferrara. Dal 1983 al 1984 è stato ufficiale di complemento della Guardia di Finanza, prestando servizio presso il Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, dove ha collaborato alla redazione di un manuale operativo sulla legge Rognoni – La Torre. Lavora per molti anni come dirigente nel mondo delle associazioni di categoria, parallelamente a incarichi di docenza in marketing e comunicazione alla facoltà di lettere dell’Università di Ferrara. Amante della musica rock e blues, chitarrista, negli anni ’80 è stato componente della band The Backstreets. Dopo aver pubblicato alcuni libri di carattere specialistico nell’ambito del marketing e del diritto, si dedica, dal 2018 alla scrittura di racconti e romanzi gialli e noir, editi dalla casa editrice SEM/ Feltrinelli . Ha ideato e diretto la rassegna “Giallo a Palazzo” e ispirato il ciclo di trasmissioni tv “Giallo a Cremona” in onda sull’emittente Cremona1.

Romanzi

  • Morte di un antiquario, Milano, SEM, 2018 
  • Morte di un cardinale, Milano, SEM, 2020 
  • Da quanto tempo non piangi, Capitano De Nittis?, Milano, SEM, 2021 
  • La bicicletta di De Nittis racconto nell’antologia Indaga, detective, Milano, Piemme, 2022 
  • Promemoria per il diavolo, Milano, SEM, 2022 
  • Il mostro del Pantano, racconto nell’antologia E cosy sia, de Il giallo Mondadori, Milano, Mondadori, 2024
  • I collezionisti, Vicenza, Neri Pozza Editore, 2025