I topi




‎ James Herbert


Sinossi. La prima vittima è un ex commesso viaggiatore che beveva fino a perdere i sensi, giù al porto. Poi una bambina e il suo amato cane, e ancora sei vagabondi che litigavano per una bottiglia di whisky: tutti divorati da una massa nera e brulicante di ratti giganti. Mentre Londra sprofonda nel caos e nel panico, l’insegnante di liceo Harris viene trascinato a capofitto nell’incubo più spaventoso quando uno studente arriva in classe con un morso di ratto sulla mano. Capisce subito che non si tratta di una creatura normale, niente di simile a ciò che chiunque abbia mai visto prima. Di fronte a queste creature dagli occhi intelligenti e malvagi, e i denti affilati come rasoi, l’equilibrio di potere tra uomo e ratto è improvvisamente, in modo scioccante e orribile, cambiato. I ratti hanno assaggiato il sangue umano per la prima volta. E ne vogliono ancora…


Autore: James Herbert

Traduzione: Natalia Coppini

Editore: Fanucci

Pagine: 168

Genere: horror

Anno di pubblicazione: 1976 (ripubblicato da Fanucci nel 2026, con un’introduzione inedita di Neil Gaiman)

 Recensione

di

Francesca Mogavero


Sentite?

Zampette che si muovono veloci lungo le pareti, tic tac di minuscoli artigli sul linoleum della cantina.

Poi accendete la luce e… nulla. Salvo, forse, una piccola ombra al margine del campo visivo e il dubbio di non essere soli – punte di spillo rosse che osservano dall’angolo più buio, tra le scatole di ricordi e un barile di Amontillado.

Un topo, niente di più.

Ora, immaginate quello stesso animale crescere e crescere, aumentare di numero, intelligenza, ferocia. Appetito.

Le porte cedono come burro, i vetri si infrangono e l’orda si diffonde, disseminando panico, sangue e una malattia che non lascia scampo, basta un unico morso, nemmeno troppo profondo.

L’East End di Londra si trova improvvisamente ostaggio di qualcosa di mostruoso, imprevedibile, insensato: i roditori escono da canali e scantinati, si fanno strada tra le macerie dei bombardamenti, la sporcizia e il degrado, circondano le prede più deboli, si organizzano in brulicanti fiumi di pelo nero, code impazzite e musi aguzzi, dal ghigno crudele.

Case, scuole, stazioni, armadi metallici: nulla e nessuno è al sicuro. Nel gioco del gatto e del topo, i ruoli si sono ribaltati – e i nuovi predatori sembrano più interessati alla carne umana che ai felini.

Può succedere allora che una persona comune, per esempio Harris, insegnante innamorato della propria compagna e, anche se non lo ammetterebbe mai, del proprio mestiere e del quartiere in cui è cresciuto e ancora lavora, si ritrovi suo malgrado a diventare un eroe, a far parte di una squadra di ricercatori e militari alla ricerca di una soluzione.

Da dove arrivano i ratti?

Perché sono così grandi (“Il suo corpo doveva misurare almeno sessanta centimetri di lunghezza, la coda un’altra decina di centimetri”), aggressivi e resistenti?

In una lotta contro il tempo, la trama principale, ritmata, brillante e coinvolgente, si intreccia con le storie minute di chi, senza conoscersi, senza incontrarsi mai, condivide lo stesso, macabro, splatter destino, in metropolitana o nella penombra di un cinema, tra fantasmi disperati o nella luminosa quiete della cucina, subito dopo colazione.

Sono racconti brevi, una manciata di paragrafi, ma che in poche righe restituiscono nomi, identità, occasioni mancate, speranze spezzate, illuminazioni dell’ultimo minuto.

Esistenze intere. Testimonianze di chi c’è stato, con i suoi desideri di carne, i suoi errori, le sue piccole vittorie – e un attimo dopo è sparito, spolpato, inglobato da una massa irsuta e rabbiosa.

Così, I ratti non è un semplice horror, ma quale horror ben pensato e ben scritto lo è davvero? – ma una riflessione sull’umanità e il disagio sociale, sui muri invisibili che separano una zona dall’altra, almeno finché una minaccia concreta e letale non rompe gli argini e straripa, e allora sì che i problemi diventano comuni e ciascuno li affronta, li incassa o prova a risolverli come può: con la logica un po’ pedante del microscopio, con il rigore poco flessibile delle istituzioni, con l’esperienza diretta e il buon senso, con la smania di mettersi in mostra e poi, quando le acque si saranno calmate, approfittare della circostanza, rosicchiare fino all’osso e accaparrarsi allori, visibilità, denaro.

James Herbert, con una penna semplice, perché un topo che cerca di mangiarti la faccia è quello e basta, non ha bisogno di chissà quali giri di parole, empatica e divertita, trascina chi legge in un incubo talmente raccapricciante da risultare verosimile, appena oltre l’uscio. E capace di infilarsi nella crepa più piccola, per poi assalirci fulmineo, senza scampo.

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James Herbert


è stato uno degli scrittori più̀ venduti in Gran Bretagna (posizione che occupava sin dalla pubblicazione del suo primo romanzo) e uno dei massimi esponenti mondiali della narrativa thriller e horror. Considerato tra i più̀ grandi romanzieri inglesi, i suoi libri sono stati tradotti in trentatré́ lingue, tra cui il russo e il cinese. Ampiamente imitato e di enorme influenza, i suoi diciannove romanzi hanno venduto oltre quarantadue milioni di copie in tutto il mondo. I successi come The Rats – I topi, The Magic Cottage, Haunted, Sepulchre e Creed hanno rafforzato la sua reputazione di scrittore profondo e originale. I suoi romanzi The Fog, The Secret of Crickley Hall (di prossima pubblicazione per Fanucci), The Dark e The Survivor sono stati acclamati come classici del genere.