Il bar di Cinecittà




‎ Walter Veltroni


Sinossi. Giovanni Diotallevi ha sedici anni quando suo padre gli comunica la grande notizia. Ha ottenuto per lui un colloquio con un gerarca, una persona importante. Se saprà fargli una buona impressione, per Giovanni si apriranno le porte del meraviglioso luogo che il Duce ha voluto costruire in fondo alla Tuscolana, una piccola metropoli destinata a creare pellicole che incanteranno il mondo intero. Per lui non ci saranno i mercati generali, cassette da scaricare e una schiena spezzata: potrà servire da bere e da mangiare ai più grandi divi del Paese, in quel posto magico che verrà inaugurato in primavera. È ancora incompleto ma ha già un nome che suona come una promessa: Cinecittà. Così, in una fredda mattina del febbraio 1937, Giovanni sale sulla sua bici, attraversa una Roma ancora addormentata e varca le grandi colonne della città del cinema. Incontra Franco Romoli, capo del bar, e per la prima volta passa dietro al bancone. Lì diventerà amico di Marcello Mastroianni e di Fellini, crescerà e invecchierà, si farà una famiglia, vedrà scorrere mezzo secolo: la guerra, gli sfollati, la ricostruzione e il nuovo benessere. Incontrerà le grandi stelle italiane e internazionali, negli anni della “Hollywood sul Tevere”, fino a quando la televisione metterà in crisi quella straordinaria avventura.


Autore: Walter Veltroni

Editore: HarperCollins Italia

Genere: Narrativa. Romanzo storico.

Pagine: 240

Data di pubblicazione: 5 maggio 2026

 Recensione

di

Barbara Aversa


“Il cinema è quella sala piena o vuota, quella sensazione di attesa, quel silenzio che fa fatica a comporsi. Il cinema è l’attesa del cinema, per Giovanni e Mariuccia. Che, quando il film inizia con quelle persone più grandi di ciascuno cominciano a muoversi e parlare sullo schermo, si stringono la mano forte e si lanciano un ultimo sguardo, prima che il buio li avvolga e li trascini in un mondo nuovo. Come se cominciassero un viaggio tra le stelle del planetario. Da soli, ma insieme.”

Sta per essere inaugurata Cinecittà. Giovanni Diotallevi è educato, ha tanta voglia di lavorare, è figlio di un uomo che fatica senza sosta ai mercati generali e che per decidersi a prendere una bicicletta ha tenuto una riunione familiare. Perché sono decisioni importanti queste, i soldi sono pochi.

Giovanni (il quale cognome ci indica una speranza divina) ha sedici anni e suo padre è riuscito ad ottenere per lui è un colloquio per lavorare nella piccola metropoli destinata a creare i film che incanteranno il mondo intero: Cinecittà.

Dal bancone diventa amico di Marcello Mastroianni, di Alberto Sordi e anche di Fellini.

Attraversa i fasti della nascita di questa fabbrica dei sogni, con la scritta non ancora compiuta, per passare nei momenti più bui, quelli di insicurezza e dubbi perché i tempi si fanno difficili.

E poi arriva Mariuccia, la sartina di Cinecittà, che lui porta al mare per la prima volta per festeggiare il suo ventiduesimo compleanno. Il treno per Ostia attraversa la campagna romana e quel giovanissimo sorriso che si apre al mondo è più potente della fame, della povertà e della paura che tutto possa finire.

Roma cambia registro: arriva il 19 luglio 1943.

Il terrore attraversa la città, i sogni sembrano infrangersi uno dopo l’altro molto più velocemente rispetto alla fatica che avevano fatto per prendere vita.

Non si gira più, non si fantastica più.

Cinecittà riflette Roma e i suoi mutamenti, talvolta immensamente dolorosi ed altre volte intensi e sorprendenti. Un affresco storico emozionante che narra il grande cinema italiano nel chiaroscuro delle sue molteplici sfumature.

Cinecittà è lo sfondo perfetto, un luogo che è stato tante volte in crisi e altrettante volte in ripresa ma che comunque ha sempre trovato il modo di reinventarsi.

Il romanzo si anima di noti attori e registi inserendoli però in modo talmente naturale da non pensare a loro come qualcosa di distante.

Marcello Mastroianni è il migliore amico di Giovanni – perennemente in ritardo agli eventi importanti – e nella gita al mare ci sta il suo zampino, così tutto sembra reale, esistito. In fondo chi può dirci di no?

La prosa è pulita e snella; l’autore ci guida nella narrazione di un’intera vita, quella di Giovanni, trasformando decenni di esperienze individuali in un romanzo collettivo dove ogni personaggio aggiunge un tassello trasformandolo in un mosaico umano e autentico.

Il libro ci accompagna con le sue pagine per le strade Roma ricordando prepotentemente la magia di ogni quartiere e la portata della sua storia, con quel pizzico di nostalgia che la rende più eterna che mai.

E io mi sono portata il libro a Fregene, dopo un anno complicato, e mai avrei pensato che in un solo giorno lo avrei finito. 

Tutto sommato quando ho chiuso l’ultima pagina mi è anche sembrato di rendergli giustizia.

Una romana a Fregene che ripensa ai grandi film d’autore che hanno fatto la storia del cinema e che mentre ci riflette guarda il mare, con gli occhi pieni di sogni, di quelli che non si spengono, nonostante la vita.

E in testa tantissimi titoli da rivedere per non smettere mai di fantasticare, oggi più che mai.

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Walter Veltroni


è nato a Roma nel 1955 ed è un politico e giornalista italiano. Direttore dell’“Unità”, vicepresidente del Consiglio, sindaco di Roma e segretario del Partito democratico, tra i suoi ultimi libri figurano Il caso Moro e la Prima Repubblica (Solferino 2021), Tana libera tutti (Feltrinelli 2021), La scelta (Rizzoli 2022), Buonvino e il caso del bambino scomparso (Marsilio 2023) e Iris, la libertà (Rizzoli 2025). È regista di film e documentari, tra cui Quando (2023). Collabora con il “Corriere della Sera” e “La Gazzetta dello Sport”.