Il Camaleonte




‎ Salvatore Basile


Sinossi. Si chiama Isola Sacra. È dove il Tevere sfocia nel Tirreno. È dove il mare si è mangiato Roma dando origine a un territorio anfibio, metà metropoli e metà palude. Ed è dove Ambra Cortese, che lì è nata e cresciuta, ha deciso di tornare. Dopo anni di lavoro sotto copertura, capaci di logorare l’anima e frammentare l’identità, farà un ultimo giro di boa nel commissariato del vecchio quartiere, stavolta da normale poliziotta, prima di mollare per sempre. Ad accoglierla a casa ci sono la madre Ida, da poco rimasta vedova, e la barca di suo padre, ormeggiata al solito molo e in attesa di qualcuno che ne riprenda il timone. Nella nuova sede, il commissario Vincenzo Starace è l’unico che conosce il passato di Cortese e il trauma che l’ha segnata durante l’ultima missione da infiltrata: una croce che si porta dietro insieme alla sua fatale abilità, quella di saper leggere le psicologie degli altri studiando gli ambienti in cui vivono e di adattarvisi per ottenere ciò che vuole. Proprio come un camaleonte. Una maledizione, per Ambra, ma una risorsa cruciale per la giovane collega Giusi Portanova, combattiva e pronta a tutto per la divisa. Intanto due morti si abbattono sull’Isola Sacra. Si tratta dello strano suicidio di una donna e del brutale omicidio di un tossicodipendente, attorno a cui aleggiano tanti sospettati quanti alibi ambigui. Le poliziotte dovranno ricomporre un puzzle fatto di manipolazioni e continui ribaltamenti di fronte.


Autore: Salvatore Basile

Editore: Feltrinelli

Genere: Thriller

Pagine:255 

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Marco Lambertini


Una storia che all’apparenza potrebbe sembrare semplice, ma che nasconde un enigma interessante. È da qui che parte Il Camaleonte di Salvatore Basile, un romanzo nel quale l’autore sceglie di prendersi tutto il tempo necessario per raccontare i suoi personaggi, le loro storie e le ferite che si portano dentro.

Una scelta che, considerando anche la lunghezza non particolarmente impegnativa del libro, rappresenta senz’altro un punto di forza. Perché, se è vero che la trama gialla si mette in moto quasi subito, per gran parte del romanzo sono soprattutto Ambra e le persone che la circondano a occupare la scena.

Ambra è un’ispettrice di polizia che ha alle spalle un’esperienza da infiltrata, conclusasi in maniera traumatica e con un macigno che ancora condiziona la sua vita. Un passato che Basile non ci consegna immediatamente, ma che ricostruisce poco alla volta, lasciando che siano gli avvenimenti, i ricordi e i rapporti con gli altri a mostrarci chi sia veramente la protagonista.

Il suo ritorno al lavoro ordinario di polizia non è quindi soltanto un cambiamento professionale. È anche il tentativo di ritrovare una propria identità dopo essere stata, per tanto tempo, qualcun’altra.

E proprio il camaleonte, richiamato negli eserghi che aprono alcuni capitoli, diventa la metafora attraverso cui leggere Ambra. 

«Il camaleonte cambia aspetto, ma ogni trasformazione è un’illusione di rinascita. Il passato si annida in ogni crepa della nuova pelle.»

Cambiare pelle, adattarsi agli ambienti e assumere identità diverse non significa necessariamente liberarsi di ciò che si è stati. Il passato rimane, anche quando si cerca di nasconderlo sotto una nuova pelle.

Ambra possiede una predisposizione particolare, che aveva colpito il Fioraio, l’uomo che l’aveva scelta per farne un’agente infiltrata: la capacità di “sentire” gli ambienti. L’arredamento, la disposizione dei mobili e degli oggetti le forniscono informazioni che riesce a decifrare già a un primo sguardo.

Non è soltanto una tecnica investigativa. È quasi un modo di percepire il mondo, di leggerlo attraverso dettagli che agli altri possono sfuggire. E questa sua capacità di osservare e adattarsi diventa una delle caratteristiche più interessanti di Ambra, una donna che sembra saper comprendere gli altri, soprattutto se sconosciuti, molto meglio di quanto riesca a comprendere se stessa e le persone a lei più vicine.

Accanto a lei, Basile costruisce una galleria di personaggi ben delineati, senza limitarsi a utilizzarli come semplici comparse al servizio dell’indagine. C’è Giusi, l’agente che fin da subito si affianca ad Ambra e con la quale nasce una coppia investigativa che rappresenta uno degli elementi più piacevoli del romanzo.

C’è Valdarin, agente esperto che sembra vedere nella nuova collega quasi una concorrente, piuttosto che una compagna di lavoro. E ci sono tutti gli altri, ciascuno con una propria fisionomia, un carattere e un ruolo preciso all’interno della storia.

Questa attenzione ai personaggi è una delle qualità migliori del libro. Basile non ha bisogno di caricarli di caratteristiche particolari o di trasformarli in figure eccezionali: li lascia emergere attraverso i comportamenti, i dialoghi e i rapporti che instaurano tra loro. E così, anche quelli che inizialmente sembrano personaggi di contorno, finiscono per avere una loro presenza e una loro ragione d’essere.

In questo quadro si inserisce l’indagine sulle due morti che Ambra si trova ad affrontare. Da una parte c’è il suicidio di una donna, che l’ispettrice avverte quasi istintivamente come qualcosa di diverso da ciò che appare. Dall’altra la morte di un piccolo spacciatore, un caso che sembra muoversi su un piano distinto.

Per buona parte del romanzo, però, le indagini rimangono quasi il corollario di un racconto più ampio, quello della vita di Ambra. Il suo passato da infiltrata, le ragioni che l’hanno costretta a interrompere quell’esperienza, il ritorno alla polizia e il rapporto difficile con il padre Umberto, da poco scomparso, costituiscono il vero centro della narrazione.

È attraverso questi elementi che Basile ci permette di conoscere gradualmente la protagonista, senza ricorrere a spiegazioni frettolose o a rivelazioni tutte concentrate nelle prime pagine. Ambra prende forma lentamente, e proprio questa gradualità finisce per renderla più credibile e interessante.

Il Camaleonte è dunque un libro “semplice”, ma non certo povero. La sua semplicità non va confusa con la mancanza di contenuti o di profondità. Al contrario, Basile dimostra di saper costruire una storia dando valore soprattutto alle persone, ai loro legami e alle conseguenze che il passato può avere sul presente.

Il ritmo è quello di un romanzo che preferisce accompagnare il lettore piuttosto che trascinarlo, lasciando che l’enigma cresca progressivamente insieme alla conoscenza dei protagonisti.E in questo ritmo ha un ruolo anche l’ambiente: l’Isola Sacra e quella particolare zona di Fiumicino sospesa tra il fiume e il mare, raccontata tra la tarda estate e l’inizio dell’autunno, diventano quasi un riflesso degli stati d’animo di Ambra. Un paesaggio mutevole, a tratti sospeso e malinconico, che accompagna con discrezione il suo percorso interiore.

E quando, verso la fine, i due casi finiscono per unirsi, il meccanismo giallo trova una soluzione ben congegnata, capace di ricomporre i fili della vicenda.

È proprio in questo passaggio conclusivo che, a mio parere, emerge l’unica perplessità significativa. Il modo in cui Ambra arriva materialmente alla soluzione appare forse un po’ troppo casuale e forzato. Un elemento che rischia di indebolire, almeno in parte, un impianto narrativo costruito fino a quel momento con grande attenzione.

Eppure anche quella casualità non è del tutto estranea allo spirito del romanzo. Il caso, l’imponderabile, la fortuna e la sfortuna fanno parte del gioco. Quello che può sembrare un espediente un po’ forzato può quindi essere letto anche come una sorta di ulteriore richiamo al tema dell’imponderabile e della casualità che attraversa il romanzo.

Ma soprattutto, nelle ultime pagine, Basile sembra apparecchiare con chiarezza la possibilità di una nuova storia. Il passato da infiltrata di Ambra, che sembrava ormai appartenere a una vita chiusa, torna infatti a riaffacciarsi e lascia intravedere sviluppi che vanno oltre la vicenda appena conclusa.

Ed è forse questo il modo migliore per salutare Il Camaleonte: una storia che trova la sua conclusione, ma non chiude davvero tutte le porte. Anzi, una di quelle porte sembra essere stata lasciata volutamente socchiusa. E, almeno per quanto mi riguarda, il seguito è già atteso.

Il Camaleonte è un giallo che sceglie la strada della semplicità, ma che proprio attraverso questa semplicità riesce a parlare di identità, passato e trasformazione. Un romanzo nel quale l’indagine conta, ma conta altrettanto la persona che quell’indagine si trova ad affrontare. E Ambra, con la sua capacità di cambiare pelle senza riuscire a cancellare ciò che è stata, è un personaggio che merita di essere ritrovato.

Acquista su Amazon.it:

Salvatore Basile


è nato a Napoli e vive a Roma, dove fa lo sceneggiatore e il regista. Ha scritto e ideato molte fiction di successo. Dal 2005 insegna scrittura per la fiction e il cinema presso l’Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica di Milano. Nel 2016 pubblica con Garzanti Lo strano viaggio di un oggetto smarrito. Nel 2018, sempre con Garzanti, pubblica il suo secondo romanzo, La leggenda del ragazzo che credeva nel mare