NARRATIVA AMERICANA: IL COMPLOTTO CONTRO L’AMERICA




Philip Roth


Sinossi. America, 1940: Lindbergh, eroe della trasvolata sull’Atlantico, fervido antisemita e filonazista, diventa presidente. Da questo momento gli Stati Uniti smettono di appoggiare inglesi e francesi, e dietro un’apparente neutralità stringono patti con la Germania di Hitler. Una famiglia ebraica di Newark, la famiglia Roth, scopre di non essere abbastanza americana per i gusti del nuovo presidente, e inizia a temere che anche il proprio Paese si trasformi in un regno del terrore. Tra controstoria e autobiografia, il ritratto dell’America in forma di incubo. .


Autore: Philip Roth

Traduzione: Vincenzo Mantovani

Editore: Einaudi

Genere: Narrativa, distopia

Pagine: 440

Anno di pubblicazione: 2005

 Recensione

di

Salvatore Argiolas


Nel 1935 il Premio Nobel Sinclair Lewis, il primo statunitense a ricevere l’ambita onorificenza, scrisse il romanzo distopico “Qui non può succedere” che immagina l’ascesa al potere negli Stati Uniti di un autocrate che instaura un regime totalitario come quelli che in Europa stavano opprimendo diverse nazioni.

Philip Roth si è ispirato al libro di Lewis per impostare “Il complotto contro l’America” romanzo dove la distopia incontra l’ucronia, il particolare genere storico- letteraria che parte dall’interrogativo “Cosa sarebbe successo se..” (What if…) esemplificato sempre dall’ipotesi di una vittoria di Napoleone a Waterloo e delle successive conseguenze di svolta in questo bivio della storia.

Philip Roth, più volte e meritatamente associato al Nobel che però non vinse mai, parte dal presupposto che alle elezioni presidenziali del 1940 il presidente Franklin Delano Roosevelt non riesca ad essere rieletto e al suo posto diventa Presidente degli Stati Uniti il popolare aviatore Charles Lindbergh, entrato nei cuori degli americani per il rapimento e l’omicidio del suo piccolo figlio, fatto che suggerì la trama di “Assassinio sull’Orient Express” ad Agatha Christie.

Diversamente da Lewis, Roth utilizza un personaggio veramente esistito per rendere ancora più realistico il suo monito inserendolo in un contesto in cui prevalgono populismo, isolazionismo e sovranismo.

La voce narrante è proprio il piccolo Philip Roth, Testimone dell’ascesa al potere di questo affascinante uomo che ha conquistato i suoi concittadini con le imprese aviatorie ma che è anche un fervente antisemita e ammiratore di Hitler, con cui si affretta a siglare un accordo di amicizia in Islanda.

Con Philip è tutta la sua famiglia a scivolare giorno dopo giorno nel panico che quello che non poteva accadere succeda veramente come in un incubo terribile.

La paura domina questi ricordi, un’eterna paura” scrive nell’incipit. “Certo, nessuna infanzia è priva di terrori, eppure mi domando se da ragazzo avrei avuto meno paura se Lindbergh non fosse diventato presidente o se io stesso non fossi stato di religione ebraica.”

E’ proprio l’identità ebraica, come in tutta la produzione letteraria di Roth, il tessuto connettivo de “Il complotto contro L’America” in quanto l’eroico aviatore si è sempre distinto per i suoi sentimenti antiebraici e quando diventa presidente cerca di rendere la sua immagine più accettabile dagli ebrei con un programma di riconciliazione, e di assimilazione incoraggiato da un rabbino, che diventerà zio acquisito di Philip, e che porterà Sandy, suo fratello maggiore a disconoscere i valori sia etici che religiosi della famiglia Roth.

Mentre Lindbergh riconosce Hitler come “la salvaguardia più grande del mondo contro l’espandersi del comunismo e dei sui mali”, diversi americani, come Alvin il cugino di Philip, si trasferiscono in Canada per addestrarsi a combattere contro i nazisti e il Canada diventerà un polo d’attrazione per tanti conoscenti della famiglia Roth e mentre Bess Roth conserva i soldi per fuggire nel paese confinante, Herman Roth, il capofamiglia si rifiuta di cedere, per orgoglio e per non darla vinta a chi vuole soffocare la democrazia americana come nella famosa metafora di Noam Chomsky che riguarda una rana messa nell’acqua portata lentamente ad ebollizione che si adegua al cambiamento di temperatura sino a quando non ha più scampo, mentre sarebbe saltata fuori se l’avessero messa direttamente nell’acqua bollente.

Lentamente si dispiega il disegno dittatoriale del nuovo presidente e in base al programma “Homestead 42” i dipendenti ebrei, trai quali anche Herman Roth, vengono caldamente invitati ad accertare un trasferimento nelle zone più lontane e impervie degli Stati Uniti per diluire, quanto più possibile, la presenza ebraica nei loro storici presidi.

Le cose precipitano quando Walter Winchell, un famoso giornalista radiofonico viene licenziato dalla sua storica stazione in quanto lo sponsor ritiene che abbia diffamato il presidente eletto: “La prima accusa che lo sponsor Jergens contro di lui era che un giornalista con un pubblico nazionale settimanale di oltre venticinque milioni di ascoltatori aveva in sostanza “gridato “Al fuoco in un teatro affollato”; la seconda era che aveva calunniato un presidente degli Stati Uniti con malevole accuse “che soltanto il più oltraggioso demagogo avrebbe escogitato per suscitare l’indignazione della gente

Winchell, per dimostrare la sua integrità e la sua onestà si candida alle primarie per il partito democratico e viene osteggiato e minacciato sino a quando viene assassinato in quanto ebreo e in quanto strenuo oppositore di un presidente palesemente antidemocratico e questo clima di intimidazione e di sopraffazione influisce in modo determinante nella vita della famiglia Roth.

“Il complotto contro l’America” unisce un vibrante monito contro l’acquiescenza delle coscienze che, visto quando è accaduto negli ultimi anni non è stato minimamente recepito, ad un romanzo di formazione che vede il giovane Philip cercare di crescere per salvare la sua famiglia dall’onda nera che la minaccia, anche imbrigliato in situazioni comiche che fanno sorridere malgrado la cornice cupa in cui sono inserite.

Roth ci sprona a non dare la democrazia per scontata e fissata per sempre ma ci dice che è una conquista che va difesa giorno per giorno, malgrado non sia facile ma che l’abnegazione rivolta a preservare il bene comune sia di importanza rilevante in quanto, come cantava Giorgio Gaber, “Libertà è partecipazione” e contro il demagogo e populista Lindbergh, e qualche suo emulo più recente, vale sempre opporsi contro la deriva autoritaria.

Scritto più di vent’anni fa, questo romanzo è un profetico avvertimento su cosa può accadere quando ci si culla sull falso presupposto che tutto sia già stato stabilito e niente di orrendo può capitare e le cronache sui quotidiani raccontano che la distopia è diventata realtà e mettendo un ragazzo come protagonista e voce narrante Roth ci rende partecipi di un incubo in cui tutti possiamo ritrovarci e solo il sentimento di umanità ci può salvare.

“Non potei far altro che stare a guardare finché il pianto non l’ebbe svuotata, dopodiché tutta l’idea che avevo di lei subì un sorprendente cambiamento: mia madre era un essere umano come me. Rimasi colpito dalla rivelazione, ed ero troppo piccolo per comprendere che quello era il legame più forte di tutti.”

Chi volesse comprare questo romanzo distopico, che fa riflettere e ripensare al nostro impegno politico e morale, non può più farlo in quanto Adelphi ha comprato i diritti dei libri di Philip Roth per un milione di euro e ha intimato all’Einaudi, che aveva sempre pubblicato le opere dello scrittore di Newark, di non mettere in vendita quanto era ancora nella loro disponibilità, perché ha in progetto di tradurre nuovamente l’imponente corpus letterario di Roth, obbligando a chi volesse approfondire la sua conoscenza di rivolgersi solo alle biblioteche oppure al mercato dell’usato che immediatamente ha visto un aumento sensibile dei prezzi.

Philip Roth


(Newark 1933 – Manhattan 2018) è stato uno scrittore statunitense. Figlio di ebrei piccolo-borghesi rigorosamente osservanti, ha fatto oggetto della sua narrativa la condizione ebraica, proiettata nel contesto urbano dell’America dell’opulenza. I suoi personaggi appaiono vanamente tesi a liberarsi delle memorie etniche e familiari per immergersi nell’oblio dell’attualità americana: di qui la violenta carica comica, ironica o grottesca, che investe anche le loro angosce. Dopo un primo, felice romanzo breve, Addio, Columbus (1959), e i meno incisivi Lasciarsi andare (1962) e Quando Lucy era buona (1967), Roth ha ottenuto la celebrità con Lamento di Portnoy (1969). Dopo Il grande romanzo americano (1973, riedito in Italia da Einaudi nel 2014), attacco al mito del baseball, in Professore di desiderio (1978) e Lo scrittore fantasma (1979) Roth è tornato al tema dell’erotismo. Con Pastorale americana (1997, con cui vince il Premio Pulitzer), Ho sposato un comunista (1998) e Il complotto contro l’America (2004), romanzi che hanno suscitato accesi dibattiti, Roth passa dall’allegoria alla cronaca letteraria della storia nazionale. L’animale morente (2001) – in cui torna Kepesh, protagonista di Professore di desiderio –, La macchia umana (2000), trasposto in film da Benton nel 2003) e Everyman (2007) sono riflessioni più intimiste che, attraverso l’osservazione del corpo e del suo implacabile deterioramento, svolgono la metafora dell’ineluttibilità del destino e dello scorrere rapido del tempo. Tra i suoi ultimi libri: Il fantasma esce di scena (2007), Indignazione (2008), L’umiliazione (2009), La controvita (2010), Nemesi (2011), La mia vita di uomo (1974; nuova traduzione Einaudi 2011). Lo stesso Einaudi (il suo editore di riferimento italiano) ha pubblicato anche I fatti. Autobiografia di un romanziere (2013).
Philip Roth è stato tra i favoriti per l’assegnazione del Nobel per la Letteratura.
Nel marzo 2024, la casa editrice Adelphi ha acquisito i diritti per la pubblicazione in Italia delle opere di Philip Roth, precedentemente detenuti da Einaudi. L’accordo è stato concluso dopo una trattativa durata diversi mesi con l’agenzia letteraria statunitense Wylie, che rappresenta l’eredità dell’autore. A seguito di ciò escono per Adelphi, Portnoy (2025 )una nuova edizione del celebre Lamento di Portnoy – Operazione Shylock. Una confessione (2026).