Edgar Allan Poe
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Sinossi. Estate 1849: pochi mesi prima di morire, Edgar Allan Poe comincia a scrivere un racconto (o un romanzo?), Il faro, che non porterà mai a termine. L’inizio è folgorante e, in Italia, del tutto inedito.
Estate 2024: Paolo Collo e Massimo Tallone, accomunati dalla passione per il noir, la letteratura fantastica, il gotico e le più varie sfumature di giallo e di nero, decidono non soltanto di tradurlo, ma anche e soprattutto di portarlo a termine.
E chiedono a un gruppo di amici scrittori di oggi di partecipare a questa folle impresa. Ciascuno completa il racconto con il suo stile, la sua fantasia.
Il risultato è questa sapida raccolta di racconti, Il faro, appunto, che da Poe prende spunto.
“Se mi avesse accompagnato Orndoff non sarebbe stato lo stesso. Non sarei mai riuscito ad andare avanti con il mio libro con lui accanto, con le sue insopportabili chiacchiere, per non parlare della sua immancabile mürshaume, la sua pipa di schiuma di mare.
E poi voglio stare solo… È curioso come prima d’ora non avessi mai considerato il triste suono della parola «solo». Sembra quasi ci sia qualcosa di particolare nell’eco di queste pareti cilindriche…, ma no!, è assurdo!
So bene che questo isolamento mi inquieterà, ma non lo permetterò. Non ho dimenticato la profezia di De Grät. E ora arrampichiamoci sul faro e diamo un’occhiata per «vedere ciò che si può vedere»… Vedere ciò che si può vedere, in effetti… non troppo. Credo che la marea si stia abbassando un po’, ma a ogni modo il cutter avrà un viaggio di ritorno turbolento.”
A cura di: Paolo Collo e Massimo Tallone
Editore: Edizioni del Capricorno
Genere: Noir
Pagine: 208
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Salvatore Argiolas
Anche se è morto nel 1849 a soli quarant’anni, Edgar Allan Poe continua ad influenzare tanti scrittori che ne hanno riconosciuto la capacità di rappresentare gli aspetti più oscuri della mente umana.
Uno dei suoi primi ammiratori, il poeta francese Charles Baudelaire osservò che i suoi racconti mostrano “l’assurdo che si insedia nell’intelletto, e lo governa con una logica spietata.”
Come scrisse giustamente Gabriele La Porta, i suoi racconti “sono un labirinto, una pianta carnivora che non lascia più la preda. Il lettore che, anche per caso, si lasci attirare dal primo rigo non può più fare a meno di proseguire.”
Poe mette in rilievo il ruolo che l’inconscio gioca nella vita e come il maesltrom di un suo famoso lavoro calamita il lettore nella trama trasformandolo da freddo spettatore a inquieto protagonista.
Forse il suo racconto che lessi per primo, o forse quello che mi colpì particolarmente, fu “La sfinge” dove un uomo, recluso in casa durante un’epidemia di colera, vede un mostro enorme discendere da una collina ma l’amico che lo ospita in casa, gli spiega che aveva visto un insetto che percorreva un filo di ragnatela ma la paura, il terrore che il narratore ha vissuto viene trasmesso in modo diretto al lettore come in tempi moderni ha saputo fare in modo mirabile Stephen King.
La versatile immaginazione di Edgar Allan Poe ha avuto tantissime ricadute in territori narrativi popolari come il gotico, il giallo, l’horror, l’avventura venata di inquietudine e di angoscia “Dentro mari che non hanno spiaggia; Mari che ribollono incessanti Gonfiandosi sotto cieli di fuoco” come scrisse nella poesia “Terra di sogno”.
Nel 1849, poco prima di morire abbozzò l’inizio di “Il faro”, un lavoro che rimase incompiuto, diventato uno spunto irresistibile per degli appassionati della sua scrittura, per tentare di completare questo suo ultimo scritto e devo dire che il risultato è decisamente buono e molto allineato alla cifra stilistica dell’autore de “Il corvo”.
“Il faro” è un diario in cui un ignoto nobile, come si definisce, racconta il suo soggiorno in un faro che comincia il 1° gennaio 1796 estendendosi solo sino al 3 dello stesso mese ma bastano questi pochi paragrafi per delineare una trama tipica dello scrittore di Boston.
Da subito si percepisce un’atmosfera gravida di angoscia:
“Dio sa che cosa potrebbe accadere a un tipo solitario come me… potrei ammalarmi o ancora peggio...” su cui pesa una non meglio specificata profezia di De Grät, colui che gli ha permesso di rifugiarsi nel faro per completare un libro, con la sola compagnia del fedele cane Nettuno.
Questi scarni dati hanno permesso ai sette scrittori e alle tre scrittrici che hanno partecipato alla sfida, di creare le personali variazioni sul tema inserendo i topoi tipici di Edgar Allan Poe, integrandoli con le loro sensibilità e ogni racconto rende bene la particolare atmosfera che l’incipit faceva presagire.
Forse Poe avrebbe scritto proprio uno dei racconti presenti in questo agile e intrigante raccolta o forse avrebbe sviluppato un seguito diverso ma è certo che ogni lavoro possiede le stimmate e i riferimenti delle più famose opere del precursore della letteratura poliziesca.
Nel racconto immaginato da Michele Mari si ha la percezione di una suggestione che parte da Poe e lambisce gli incubi di Franz Kafka mentre Enrico Pandiani prospetta uno sviluppo dove il tema del “doppio”, affrontato in “William Wilson” viene declinato in modo originale.
Si respira sempre l’angoscia che permea la “Storia di Arthur Gordon Pym” con il mare testimone e protagonista fondamentale, con le bonacce e le furie che si alternano e che plasmano la tenuta psicologica dell’anonimo protagonista, prigioniero del piano inclinato del destino, dove i mostri peggiori non sono esterni ma sono quelli dentro di noi.
“Questa spiegazione mi ha tranquillizzato per circa un’ora; poi quando il rimbombo si è fatto più insistente, il terrore si è di nuovo impadronito della mia mente. E del corpo, giacché ho preso a tremare come un bambino infreddolito.”
ScriveGiorgio Ballario nella sua versione de “Il faro” e proprio la fragilità dell’uomo di fronte alla natura, madre e matrigna, è il tema che viene svolto nel palinsesto del proseguimento delle poche righe scritte da uno scrittore la cui narrativa è stata seminale e che non finisce di appassionare diverse generazioni di lettori.
Siccome il libro è un’entità olistica, dove il valore complessivo è maggiore della somma delle sue parti, bisogna mettere in evidenza la particolare cura che le Edizioni del Capricorno hanno riservato al volume cartaceo, che merita le lodi per la splendida copertina, per la leggibilità del testo e l’eleganza dell’edizione.
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Edgar Allan Poe: Autore, poeta e critico letterario, è considerato il pioniere del genere del racconto breve, l’inventore della narrativa poliziesca e un pioniere della fantascienza. Tuttavia, Poe è principalmente noto per le sue opere macabre, tra cui titoli famigerati come Il Corvo, Il Pozzo e il Pendolo, I Delitti della Rue Morgue, Lenore e La Caduta della Casa degli Usher. Parte del movimento romantico americano, Poe fu uno dei primi scrittori a vivere esclusivamente della propria scrittura, lavorando per riviste letterarie e diventando noto come critico letterario. Le sue opere sono state ampiamente adattate per il cinema. Edgar Allan Poe morì nel 1849 a causa di una misteriosa malattia, all’età di 40 anni.
Giorgio Ballario: è giornalista professionista, ha lavorato per numerose testate nazionali e per 23 anni è stato redattore a La Stampa. Ha scritto 13 romanzi di genere giallo e noir, tra i quali la nota derie coloniale del maggiore Morosini. Nel 2014 ha fondato Torinoir, collettivo di autori polizieschi torinesi; dirige il festival letterario Bardonoir e, con Massimo Tallone, la sciola di scrittura noir Distretto 011.
Mario Baudino: Giornalista culturale, vive a Torino. Collabora con La Stampa (è stato responsabile delle pagine di cultura, poi inviato ed editorialista), e IlLibraio.it. Presente all’esordio nell’antologia “La parola inamorata” (Feltrinelli, 1978), ha pubblicato libri di poesie, romanzi e saggistica letteraria. “Il teatro del letto”, La nave di Teseo, 2021, ha vinto il Premio Mondello per la critica.
Valeria Bianchi Mian: Psicologa, psicoterapeuta, psicodrammista junghiana, insegnante di mindfulness, creator Metodo Tarotdramma, fa parte della BIPO (Associazione italiana di Biblioterapia e Poesiaterapia). Conduce corsi di scrittura e un salotto letterario con Giunti Psicologia. Ha curato antologie e saggi tra i quali “Fare storie” (Giunti Psicologia 2025). E’ tra gli autori della collana Piemonte in Noir, Capricorno edizioni.
Paolo Collo: Studioso di letteratura ispanoamericana e lusofona, ha tradotto, tra gli altri, Borges, Rulfo, Pessoa, LasCasas, Amado. Ha scritto un saggio su Fernando Pessoa, dal titolo “II mio nome è Legione” (2024), e un romanzo intitolato “Il passato è una curiosa creatura” (2011) e, nel 2008, la raccolta di poesie “Piccole stanza per la morte di mio padre e di mia madre”.
Desy Icardi: Scrittrice, attrice e cabarettista. Con Fazi editore ha pubblicato “L’annusatrice di libri”, “La ragazza con la macchina da scrivere”, “La biblioteca dei sussurri”, “La fotografa degli spiriti” e “La pasticciera di mezzanotte”, che insieme formano la pentalogia dei cinque sensi. I suoi romanzi sono pubblicati da ADN/Larousse in Spagna, Messico e Colombia; da Perseus in Bulgaria e Ditura in Albania.
Michele Mari: Ha pubblicato una ventina di libri di narrativa, dall’esordio con “Di bestia in bestia” all’ultimo “Locus desperatus”, quasi tutti in catalogo presso Einaudi. Nella sua bibliografia anche due volumi di poesia (sempre con Einaudi), una raccolta di fumetti, diversi saggi critici e traduzioni dal greco e dall’inglese.
Carla Negretti: Vive a Cantù.Nel 2024 ha pubblicato con Massimo Tallone il romanzo storico “La marchesana di Saluzzo” (Fusta). Ha scritto racconti apparsi in antologie e ottenuto riconoscimenti in premi letterari nazionali, ha seguito un articolato percorso di formazione sulla scrittura narrativa, approfondendo strumenti, tecniche e modalità del racconto e del romanzo.
Enrico Pandiani: Nel 2009 ha pubblicato il romanzo “Les italiens” (Instar libri). Nel 2013 esce “La donna di troppo” (Rizzoli), romanzo torinese con protagonista la poliziotta privata Zara Bosdaves. Nel 2018 pubblica “Polvere” e nel 2020 esce “Lontano da casa”. A gennaio 2022 per Nero Rizzoliè uscito “Fuoco” primo di una nuova serie con protagonista la Banda Ventura, che ha vinto il Premio Scerbanenco 2022, al quale sono seguiti “Ombra”, “Naufragio” e, nel 2025, “Rimorsi”.
Marco Peano: E’ nato a Torino nel 1979. E’ editor di narrativa italiana per Einaudi. Ha pubblicato due romanzi: “L’invenzione della madre” (minimum fax 2015) premio Volponi Opera Prima, Premio Libro dell’Anno di Fahrenheit) e “Morsi” (Bompiani, 2022).
Pasquale Ruju: Nato a Nuoro, laureato in Architettura presso il Politecnico di Torino, ha lavorato per il teatro, il cinema, la radio, la televisione e nel doppiaggio. Dal 1994 collabora con Sergio Bonelli Editore in qualità di soggettista e sceneggiatore. Ha scritto oltre duecento storie a fumetti e diersi romanzi. E’ ideatore e direttore del festival Dora Nera, a Torino. Per Capricorno ha pubblicato “Un caso come gli altri”.
Massimo Tallone: Ha pubblicato romanzi e saggi con Fratelli Frilli, UTET, E/O, Buendia Books, Golem. Per Capricorno ha pubblicato tra l’altro i noir “Non mi toccare” (2019), “Il fantasma di Piazza Statuto (2020), “Il cesto di ciliegie” (2021), “La tentazione di uccidere” (2022), “La ragazza del Bristol” (2023), “L’agenzia matrimoniale” (2024), “Un dio solo non basta” (2025). Dirige con Giorgio Ballario la scuola di scrittura noir Distretto 011, presso Capricorno.
Dario Voltolini: Dirige la collana di narrativa italiana Pennisole per le edizioni Hopefulmonster. Ha esordito come scrittore con “Una intuizione metropolitana”, Bollati Boringhieri, 1990. Le sue pubblicazioni più recenti sono “Pacific Palisades”, Einaudi, 2017; “Il giardino degli aranci”, La nave di Teseo, 2024; “Dagli undici metri”, Baldini+Castoldi, 2024.