Il giardino dei fiori infelici




Nicola Lucchi


Sinossi. Romanzo Vincitore del “Premio Nazionale di Narrativa” Neo Edizioni – 2025 Ha ventidue anni Lucas quando torna a casa in manette, scortato dai carabinieri. L’accusa è già nota, il verdetto già emesso, ma nessuno conosce ancora il movente. Il ragazzo spiegherà perché ha ucciso quei bambini, a una sola condizione: che gli sia concessa una camminata nel bosco insieme a don Raffaele. Il prete se n’è andato dal paese molto tempo prima, e non immagina perché Lucas voglia parlare proprio con lui, ma è un uomo di Dio e non può rifiutare. Ciò che lo aspetta è più di una confessione. È una via crucis. A raccontarla è Olga, la madre del ragazzo. “La strega del villaggio”, così la chiamano. Nelle parole della donna, la storia della sua famiglia si mescola a quella della comunità in cui vive – ed è una storia di povertà, esclusione e violenza. Ma è anche la storia dell’amore che lega un figlio e sua madre. Di cosa può diventare l’amore se affonda le radici nella solitudine e nel dolore. Il giardino dei fiori infelici è un romanzo sulla colpa, sulle conseguenze del silenzio, sull’orrore che germoglia da altro orrore. Un’opera gotica misteriosa. Il racconto di un mondo in cui la disperazione non risparmia nessuno: perché anche le vittime, in una remota vallata alpina, possono diventare carnefici.


  • Editore: Neo Edizioni
  • Data di pubblicazione: 11 febbraio 2026
  • Genere: Noir
  • Lunghezza stampa ‏:180 pagine

Recensione

di

Giusy Ranzini


Ci sono romanzi che non si limitano a raccontare una storia, ma scavano. Il giardino dei fiori infelici di Nicola Lucchi è uno di questi: un libro che affonda le radici nella terra nera della colpa, della solitudine e della violenza, e da lì fa germogliare un racconto potente, disturbante e, allo stesso tempo, profondamente umano.

La vicenda si apre con un’immagine che resta impressa: Lucas ha ventidue anni, torna al suo paese in manette, scortato dai carabinieri. L’accusa è già nota: ha ucciso dei bambini. La comunità ha già emesso la sua sentenza, ma il movente resta un enigma. Lucas accetterà di spiegare il perché solo a una condizione: una camminata nel bosco con don Raffaele, il prete che anni prima ha lasciato il paese. È un patto che ha il sapore del rito, della confessione e del sacrificio, e che trascina il lettore in una sorta di “via crucis” laica, dove ogni passo è una ferita riaperta.

A raccontare non è Lucas, ma sua madre Olga, “la strega del villaggio”, una figura tragica e dolente che si muove ai margini della comunità. La sua voce è il cuore pulsante del romanzo: aspra, ferita, carica di rancore ma anche di un amore feroce per il figlio. Attraverso le sue parole, la storia privata della famiglia si intreccia con quella collettiva del paese, una remota vallata alpina in cui la miseria materiale si accompagna a una povertà emotiva ancora più devastante. Qui il silenzio non è solo assenza di parole, ma una vera e propria forma di violenza.

Lucchi costruisce un mondo gotico e opprimente, dove il paesaggio non è mai semplice sfondo: il bosco, le case, le strade, la montagna stessa sembrano partecipare al dramma. La natura diventa una presenza viva, oscura, quasi giudicante, che custodisce segreti e colpe. In questo senso, il romanzo richiama una tradizione letteraria che va dal gotico rurale al noir psicologico, ma lo fa con una voce originale, intensa, profondamente italiana.

Il tema centrale non è tanto il crimine in sé, quanto ciò che lo precede e lo genera. Il giardino dei fiori infelici è un libro sulla colpa che si tramanda, sulle conseguenze del non detto, sull’orrore che nasce da altro orrore. Non ci sono veri innocenti, perché anche le vittime, in questo mondo chiuso e soffocante, finiscono per diventare carnefici. La comunità, con il suo giudizio implacabile, è complice tanto quanto i singoli personaggi: osserva, condanna, ma non salva.

Particolarmente riuscito è il ritratto di Olga: una madre che ama in modo assoluto, quasi patologico, e che si aggrappa al figlio come all’unica ragione di vita. Il loro legame è il nucleo emotivo del romanzo: un amore che, cresciuto nella solitudine e nel dolore, si deforma fino a diventare qualcosa di oscuro, ambiguo, pericoloso. È qui che Lucchi colpisce più forte: nel mostrare come anche il sentimento più puro possa essere contaminato dal contesto che lo circonda.

La scrittura è lirica, ma mai compiaciuta. Ogni frase sembra portare con sé un peso, una memoria, una ferita. Non è una lettura facile, né vuole esserlo: il romanzo chiede al lettore di restare, di non distogliere lo sguardo, di attraversare l’oscurità insieme ai personaggi. In cambio, offre un’esperienza narrativa intensa, capace di lasciare un segno profondo.


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Nicola Lucchi


lavora come sceneggiatore ed è autore di romanzi e saggi. Tra le sue pubblicazioni per ragazzi la trilogia di Daniel Ghost e la dilogia I guardiani della memoria, entrambe edite da Gribaudo e Memorie di un boia che amava i fiori, Ediz. Illustrata (Bakemono Lab, 2020). Appassionato di storia di Hollywood, scrive di cinema per varie riviste specializzate ed è autore del volume  Il sogno del cinema – La mia vita, un film alla volta, autobiografia del direttore della fotografia Dante Spinotti edita da La Nave di Teseo (2023).