Carlo Augusto Melis Costa
e
Andrea Fanti
Sinossi. Sardegna, anni Ottanta. Un giovane procuratore legale di Cagliari riceve una convocazione inattesa dal presidente del Tribunale di Nuoro: dovrà tutelare il patrimonio di una bambina di cinque anni rimasta orfana in circostanze brutali. Il padre fatto a pezzi da una raffica di kalashnikov in un cantiere buio, la madre uccisa con un colpo silenzioso alla tempia davanti a una chiesa, la figlia addormentata sul sedile posteriore dell’auto. Francesco Maria Valverde accetta. Forse per senso del dovere, forse perché ha ancora quell’entusiasmo giovanile che non conosce la prudenza. Ma le carte che gli vengono consegnate raccontano di una ricchezza oscura, di denaro che ha radici affondate in una Nuoro dove il crimine e il potere condividono lo stesso tavolo. Ad affiancarlo c’è l’ispettore Gesuino Corda, veterano dell’Anticrimine dal sorriso ironico e una memoria lunga quanto decenni di archivi. Insieme si muovono in un’isola sospesa tra il codice civile e una legge più antica e silenziosa, dove il marchio impresso su una bambina può essere allo stesso tempo identità, condanna e traccia.
Autori: Carlo Augusto Melis Costa e Andrea Fanti
Editore: Ischìre
Genere: Noir
Pagine: 240
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Salvatore Argiolas
Francesco Maria Valverde è un giovane e promettente procuratore legale cagliaritano che viene convocato nel tribunale di Nuoro per assistere Donata Grimado, una giovanissima orfana, i cui genitori sono stati uccisi in due distinti agguati, nella successione dei cospicui beni e nella gestione dei capitali durante la sua adolescenza, sino alla sua maggiore età.
Siamo negli anni Ottanta, periodo di grandi cambiamenti che vede la Sardegna in bilico tra modernità e resistenze alle trasformazioni sociali e culturali che il mondo sta attraversando.
“Nuoro era cambiata parecchio da quando, bambino, vi trascorreva parte delle vacanze estive. Non era più quella comunità chiusa, diffidente nei confronti dei forestieri, ancorata a certe tradizioni ormai consunte, che resisteva al progresso per il timore di tradire la propria identità. Ora la popolazione stava imparando che la fedeltà al passato può coesistere con un atteggiamento di apertura verso il futuro e, che solo la sintesi fra ciò che si era e ciò che si potrà essere garantisce una crescita armonica e consapevole.”
I genitori di Donata, erano sospettati di far parte delle bande di sequestratori che imperversavano in Sardegna in quegli anni di sangue e il loro beni fanno gola a molti che ostacolano il tentativo di Valverde di tutelare i diritti ereditari della giovane.
“Molto denaro, molto sangue” è una frase che continua ad angosciare Valverde e che verrà rimarcata da uno strano personaggio che spia e cerca di influenzare il procuratore legale, invitandolo a lasciare l’incarico.
“Il sangue però resta sangue. E’ una specie di fiume. La ricchezza scorre sul quel fiume” (…) “Dappertutto, ma qui a Nuoro e in tutta la Barbagia lo fa in modo speciale” proseguì, dopo essere rimasto in silenzio qualche istante. “Io non sono nato qui, ma l’ho imparato a mie spese. Il sangue non deve essere sporcato.”
Il sangue chiama sangue e in seguito alle ricerche di Valverde per conoscere il patrimonio dei Grimado vengono uccisi anche il fratello e il nipote del padre di Donata, rendendo ancora più chiaro il pericolo che incombe su chi fa troppe domande.
Il procuratore legale non si rassegna e da un indizio dapprima dimenticato risale ad una pista ben precisa che porta sia ad una base militare vicino ad Alghero, sia al golpe militare in Argentina e capisce che dietro i numerosi omicidi c’è un contesto molto ampio e ramificato dove diversi poteri occulti si intrecciano e si coagulano.
“Il marchio dell’angelo” è un noir dove confluiscono diverse tematiche come l’analisi del tessuto antropologico della Sardegna, visto come contrapposizione tra due mondi eterogenei :
“Il suo stato d’animo migliorò quando ad Abbasanta lasciò la diramazione della Statale 131 per imboccare il troncone principale verso Cagliari. La ruvida bellezza della Barbagia aveva sempre toccato in lui corde che vibravano in modo contraddittorio.
Da una parte, subiva il fascino arcaico, quasi ancestrale, di quella terra aspra; da un’altra percepiva spirarne una sorta di ostilità inespressa, come un rifiuto a lasciarsi svelare appieno da chi non ne fosse figlio diretto e legittimo.”
L’indagine condotta da Francesco Maria Valverde affronta anche la tragica sorte dei desaparecidos argentini, dove echeggia anche anche la famigerata affermazione del governatore militare della provincia di Buenos Aires, che sanciva il destino di chi si opponeva al suo regime:
“Primero eliminaremos a los subversivos, luego a sus colaboratores, luego a su simpatizantes, luego a los che permanecen indiferentes y finalmente a los indecisos. Hai bisogno che io traduca?
Valverde non conosceva granché lo spagnolo, ma in quel caso capì perfettamente.”
Valverde non è un eroe e neppure un duro che affronta i pericoli senza paura e con grande sicurezza ma è un uomo del suo tempo, come tutti impasto di virtù e difetti ma prosegue nel suo compito per tutelare e proteggere la bambina che ha “il marchio dell’angelo”, vittima innocente dell’inesorabilità della Storia.
Carlo Augusto Melis Costa, Andrea Fanti
Carlo Augusto Melis Costa:è nato a Cagliari nel 1960. Avvocato cassazionista, già ricercatore del CNR e amministratore pubblico, ha studiato musica al Conservatorio di Cagliari e scultura e pittura con il maestro Pinuccio Sciola. Ha pubblicato diversi libri di carattere storico e giuridico. In narrativa ha scritto Il Corregidor (Piemme, 2017) con Francesco Abate e ha partecipato all’antologia Giallo sardo (Piemme, 2020).
Andrea Fanti: è nato a Cagliari nel 1960. È stato vice dirigente della Squadra Mobile di Nuoro e di Cagliari, ha diretto la Divisione Anticrimine della Questura di Cagliari e ha partecipato a missioni internazionali con Frontex. Ha lasciato la Polizia di Stato nel 2020 con il grado di Vice Questore. Con Melis Costa ha pubblicato Terre di nessuno (Messaggi Frontali, 2025).