Il respiro del faggio




‎ Fabio Rodda


Sinossi. Tra università, portici e osterie, Bologna sembra una promessa di felicità: colta, accogliente, giovane. Ma ogni città ha un’ombra, e quella emiliana è più fitta delle illusioni che la proteggono. Quando un’anziana benestante viene trovata massacrata nel suo appartamento con pochi segni di colluttazione, e un ragazzo di origine straniera, Mihai, precipita da un ponteggio in periferia, la cronaca segue binari prevedibili: un figlio in fuga da una clinica psichiatrica, un incidente sul lavoro. Tutto troppo semplice. Non per il sovrintendente capo Antonio Petrella, funzionario disilluso con un passato nella Genova del G8, e nemmeno per Vera Rotari, abbastanza italiana da sentirsi a casa e abbastanza moldava per essere una perfetta interprete. Le loro indagini proseguono parallele: lui scavando nelle zone d’ombra dei salotti che contano; lei seguendo le tracce di Mihai, dai cantieri in periferia alle bische romagnole. Ma le due piste sono destinate a incrociarsi, come in passato, quando Vera era una ragazzina con un permesso da rinnovare e Antonio il primo poliziotto che l’aveva aiutata. Sotto un cielo plumbeo, l’indagine si trasforma in qualcosa di più: un passaggio di frontiera, tra ciò che si è stati e ciò che si diventa. Fabio Rodda costruisce un noir che va oltre l’indagine e mostra con vivo realismo i chiaroscuri di una città contemporanea e dei suoi protagonisti, sospesi in un presente che vuole superare il passato ma rischia di frantumarsi prima che sia domani.


Autore: Fabio Rodda

Editore: Salani Editore

Genere: Giallo

Pagine: 350

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Gabriele Loddo


Nuvole pesanti colorano il cielo cupo nella città di Bologna simili a ferro fuso.

Le piogge cadono insistenti, attenuano il calore sopravvissuto a un’estate ormai dimenticata da settimane. Ma, se l’acqua attenua temperature roventi, allo stesso modo non riesce a spazzare via le cattive intenzioni dagli animi irrequieti dei suoi abitanti.

Lungo i marciapiedi, le pozzanghere restituiscono un costante scintillio. Sono le luci dei lampeggianti dei veicoli della polizia che corrono in un continuo via vai, tra il centro e la periferia, all’inseguimento dei crimini e dei loro autori.

Constatano nuove morti, ambigue, insolite, attese o inaspettate, come accade un sabato mattina nel centro storico della città: una donna, da tutti ben voluta, viene rinvenuta accoltellata nel salone della sua dimora, come, ancora, un giovane moldavo è precipitato dal ponteggio di un cantiere edile. 

Le strade brulicano di turisti, gli universitari ritornano tra le aule delle facoltà per completare gli studi. Popolano i vicoli e i locali di una società divenuta multietnica, internazionale. Tornare alla normalità, anche solo in apparenza, è un’esigenza, ancor prima che una necessità.

È sufficiente un’ipotesi plausibile, anche un capro espiatorio, basta che entrambi siano utili a giustificare le strane morti. Ma, questo, è un discorso che non vale per tutti. Di sicuro, non vale per Antonio Petrella, sovrintendente capo della polizia di stato, e non per Vera Rotari, interprete dalle origini moldave. Loro pretendono d’arrivare alla verità.

Fabio Rodda redige un giallo dai chiari contenuti moderni, ma che assume le tonalità decise dei classici del noir del passato. I colori cupi delle sue ambientazioni sono paragonabili a quelli delle più famose pellicole cinematografiche del genere, così come i viaggi introspettivi negli animi dei protagonisti sono alla ricerca perenne di un equilibrio, in bilico tra il bene e il male, tra la cosa giusta e la ribellione rispetto al pensiero comune.

La gestione delle ambientazioni e della caratterizzazione dei personaggi è perfettamente amalgamata alle tematiche trattate. Attuali e sentite come il tema dell’immigrazione, dell’integrazione tra popoli di culture differenti, o quello della fluidità sessuale. 

Fabio Rodda è abile a gestire il plot attraverso una voce narrante che non concede privilegi a nessuno dei suoi personaggi. Così, di volta in volta, le figure introdotte divengono “attore principale” e protagonista del momento narrato, da Antonio Petrella a Vera Rotari, da Enrico Malvezzi a Luca Monaco, da Vlad a Lucrezia.

Tutti trascinano dentro di sé un pozzo nero che contiene miserie e rimpianti, peccati e dolori. Tutti hanno un miraggio da raggiungere, un’oasi che contiene una speranza che permetterà loro di cambiare e migliorare il futuro. Questo particolare  fa sentire i personaggi vicini al lettore,  coinvolge e immerge nella narrazione, ancor più che lo sviluppo del giallo.

Abile nel gestire tecnicismi e flashback, Fabio Rodda è una bella sorpresa e una sicura conferma nel panorama degli autori della Salani Editore.

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Fabio Rodda


Fabio Rodda (1977) ha studiato Filosofia a Bologna, dove per anni è stato socio dell’Orsa, storica osteria del centro. Collabora con varie case editrici, come lettor e ghostwriter. Questo è il suo primo romanzo.