Il sale dei morti




SALVATORE FALZONE


Editore: Neri Pozza

Genere: Narrativa gialla

Pagine: 224

Anno edizione: 2025


Sinossi. Ernesto Vassallo ha sempre amato la valle del sale, chiamata così per via della miniera dismessa, ormai solo un groviglio di ferraglia arrugginita e calce sbrecciata che il sole del tramonto infiamma sul fianco della collina bianca. Nei tanti anni trascorsi lontano dalla Sicilia, lontano dal paese di T., era questo uno dei luoghi, con i suoi boschi di eucalipti odorosi, a cui sognava di tornare. Eppure adesso, accanto alla recinzione rugginosa, a terra, c’è il corpo di un uomo, sul volto l’espressione da soldato caduto in battaglia. Un uomo cui Ernesto era legato e che ora ha trasformato per sempre la sua miniera in un sepolcro muto. Appena una manciata di giorni prima, nel centro per immigrati dove presta servizio come medico volontario, il suo sguardo aveva incrociato gli occhi verdi di Youssef. Il giovane gli aveva raccontato con nostalgia della sua vita in Marocco, lui che era giardiniere ma anche poeta. E così al medico era parso naturale affidargli la cura delle sue piante, per quel senso di sfrontata intimità malgrado le evidenti differenze tra loro. Una mattina Youssef non si era presentato, ed Ernesto aveva ripensato subito, con un brutto presentimento, alle due parole sussurrate dal giovane il giorno prima. Ho paura. Se solo avesse chiesto, cercato di capire, forse Youssef sarebbe ancora vivo. Ma la morte di un immigrato non è certo la priorità per nessuno a T., non per il commissariato, non per la stampa, non per politici e politicanti. Ernesto è solo a cercare la verità, a muoversi su un percorso a ostacoli di corruzione e omertà. L’ossessione di rendere giustizia a chi non pensava di averne diritto riapre ferite del passato, diventa una questione di sopravvivenza. Come il colibrì che porta una goccia d’acqua nel becco verso l’incendio, sarà una rivoluzione, piccola ma straordinaria.

 Recensione

di

Marina Toniolo


‘Il sale dei morti’ è un noir che inizia molto, molto bene, con un medico che, avvicinandosi alla cinquantina, lascia una Milano leggera e chiassosa per tornare nel paese natale in provincia di Palermo.

I suoi genitori sono morti in un incidente stradale quando era giovane e da allora è vissuto con lo zio, proprietario di una splendida villa, fino al trasferimento al Nord. L’incontro con un migrante di nome Youssef, in un caldo pomeriggio, trasforma la quieta noia che pervade Ernesto in una frenesia profonda: deve assolutamente conoscere a fondo quell’uomo con un istitinto naturale come giardiniere e poeta. Ma dura poco. Yousseuf viene trovato morto ai margini della collina del sale e per Enrico si aprono le porte di una coscienza rimasta sepolta per troppo tempo.

L’improvviso cambio di direzione preso dal romanzo dopo la morte di Yousseuf mi ha lasciata con l’amaro in bocca. Dalle pagine intrise di poesia e di inquitudine sono stata catapultata in un mondo fatto di scorie inquinanti, elezioni comunali, potere e mafia. Forse ho trovato troppo netto lo stacco e ho fatto fatica a gustarmi il seguito.

Ernesto, con la sua figura evanescente senza capo né coda, è l’emblema di chi non prende mai posizione, di chi ha paura anche di respirare, insomma un ignavo fatto e finito. A nulla valgono minacce e consigli. Ma è anche il simbolo di chi, piano piano, non accetta che persone innocenti muoiano sotto i suoi occhi.

Deve esserci giustizia per un uomo come Yousseuf che tutto era fuorché pericoloso. Ernesto non si confida alle persone, non trae giovamento dalle affabulazioni. La sua intima ricerca lo porta ad esplorare ogni collina e strada bianca nelle vicinanze di T. in diverse ore del giorno, quando una luce che solo in Sicilia si trova fa esplodere di bianco ogni singola sfumatura di giallo e marrone dei campi coltivati.

Tutto, il silenzio, la luce, gli odori della natura, la calma, perfino le case del paese, così basse e schiacciate da un cielo smisurato e troppo pulito, tutto lo rendeva malinconico, eccitabile, inquieto’.

Cosa pensava di trovare l’uomo ritornando nei suoi luoghi dell’infanzia? E’ pronto ad iniziare una nuova vita? E, soprattutto, quando comincia la vita?

Troppe domande per Ernesto, così inquieto e insoddisfatto.

Scrittura pulita e trama solida rendono questo noir interessante da scoprire. Le descrizioni paesaggistiche e delle persone sono il punto forte, un po’ meno la costante ripetizione su quanto il protagonista sia incapace di uno spunto vitale.

Alle volte anche noi incontriamo anime gemelle, come Yousseuf. E per il breve o lungo tempo che ci è concesso frequentarle bisognerebbe far tesoro della loro intima essenza. Perché, come succede ad Enrico, un semplice gesto può far cambiare la prospettiva di vita.

Consigliato? Sì, a parte la storia di mafia e omertà e di potere politico l’ho trovato molto intimo e struggente.

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Salvatore FALZONE


è nato nel 1984 a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, dove vive ed esercita la professione di avvocato. È autore del noir Piccola Atene (Barion-Mursia), finalista al Premio Sciascia 2014. Giornalista pubblicista, collabora con il quotidiano la Repubblica. Ha scritto, tra le altre, le biografie romanzate ‘Fuga verso la croce. La missione di Francesco Spoto in Congo’ (San Paolo), ‘Toniolo senza baffi. Una biografia del maestro dei cattolici italiani’(Ecra) e ‘Un eroe da dimenticare. Attorno al mistero di Antonio Canepa’ (Rubbettino).