Il silenzio dell’acciuga




Recensione di Francesca Marchesani


Autore: Lorena Spampinato

Editore: Nutrimenti

Genere: Narrativa

Pagine: 240

Anno di pubblicazione: Gennaio 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. Tresa è stata educata dal padre al silenzio e al rigore. In tutto lei deve assomigliare a Gero, il suo fratello gemello: stessi abiti e stessa compostezza. Del suo essere femmina a nessuno sembra importare, fino al giorno in cui suo padre parte per lavoro e lascia lei e Gero da una zia. Da quel momento il rapporto con il fratello si fa turbolento: la zia infatti riconosce in Tresa il suo essere futura donna creando distacco tra le loro immagini e i loro corpi. Gero non sembra accettare questo mondo di femmine e si sottrae con rabbia all’abbandono del padre. La casa della zia assomiglia a un antico museo e né Tresa né Gero capiscono bene che lavoro faccia, sanno solo che esiste un terreno dove un giorno lei li porta e li fa lavorare durante l’estate. Per Tresa è quasi una liberazione, la scuola infatti è diventata gabbia e supplizio, tutti lì la chiamano Masculina, perché come le acciughe non è aggraziata né adatta alle tavole dei ricchi. Il terreno e la casa saranno per Tresa le scenografie del primo pericoloso innamoramento, della scoperta del corpo, della vergogna e soprattutto dei segreti. Continua infatti a vigere in famiglia una regola solida: non dire. Tresa dovrà nel silenzio costruire sé stessa, capire cosa è il dolore e cosa il confronto, cosa è una donna e cosa la crescita.

 

 

Recensione

Con uno stile che ricorda molto Elena Ferrante, Lorena Spampinato ci mostra la vita di Tresa. Una ragazza di undici anni che racconta la storia sua e del fratello gemello Gero. Orfani due volte. La prima dopo la morte improvvisa della madre, la seconda dopo la fuga del padre che li ha lasciati alla zia Rosa.

I bambini vanno a scuola ed è proprio lì che Tresa si rende conto di esistere solo come una brutta copia del fratello.

Non ha nulla di femminile, non ha voce in capitolo su niente, è solamente la sua ombra, sottile e scarna. Ricorda ancora la prima volta che si mise lo smalto alle unghie, fino alla punta delle dita, la faceva sentire più donna, finalmente una femmina.

Lei pensava che fosse stato quello ad attirare le attenzioni indesiderate di un vecchio signore. Pensò fosse colpa sua se lui le prese la mano e gliela appoggiò sulla sua patta.

E pensò ancora di più che fosse colpa sua quando suo padre le mollò un sonoro ceffone. Una vita in continuo contrasto fra i suoi desideri e quella che in realtà è la sua vita. Ma le va bene così, se la fa scivolare addosso.

Si è sempre trovata bene nei panni della spettatrice, non vede perchè le cose debbano cambiare. Si trova a suo agio con la sua nuova famiglia, solo loro tre, ma non si parla molto.

Trovano complicità nei silenzi, affinità negli sguardi. In una Sicilia degli anni 60 in cui si parla molto, ma sottovoce, senza guardare davvero negli occhi i diretti interessati.

Una Sicilia pudica in cui, quando una donna collassa per terra in strada la prima cosa che si fa è abbassarle la gonna per coprirle le ginocchia. Soffrirà molto nella sua vita Tresa e lo scoprirà purtroppo in tenera età. Una vita di mancanze, di assenza, di violenze. Scritte con una prosa che accarezza la pelle lasciando i brividi ma anche dei discreti lividi.

 

 

 

Lorena Spampinato


Lorena Spampinato nasce a Catania nel 1990. A diciotto anni esordisce con il romanzo  La prima volta che ti ho rivisto (Fanucci Editore, 2008) e si trasferisce a Roma, dove continua a scrivere tra impegni universitari e collaborazioni giornalistiche. Adesso lavora come editor e ufficio stampa. Con Fanucci Editore ha pubblicato anche  Quell’Attimo chiamato felicità (2009) e  L’altro lato dei sogni  (2011). Nel 2020 con Il silenzio dell’acciuga si aggiudica la candidatura al Premio Strega.

 

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