Il suono dei giorni




DI PIOGGIA


Sinossi. Un amore passato che non passa mai, le giornate che scorrono tra un reparto di elettronica che sembra la caricatura del mondo reale e la vita con sua sorella, Diana, che è presente in un modo tutto suo. La storia di Amedeo è fatta di fragili equilibri, di ironia, malinconia e desideri mai del tutto sopiti. Amedeo ha una famiglia, dei colleghi, degli amici, ogni personaggio secondario è strettamente collegato a lui, ognuno con le sue vicissitudini che, in qualche modo, contribuiscono a minare le poche certezze del protagonista e lo spingono a mettere tutto in discussione. Come si salva una persona che non vuole essere salvata? Quanto la nostra percezione di ciò che ci sta intorno è reale e quanto frutto di un condizionamento che porta a un giudizio parziale e impulsivo? Con uno stile diretto e graffiante capace di alternare leggerezza e profondità, “Il suono dei giorni di pioggia” compie un viaggio all’interno della mente di un uomo che prova a restare in piedi mentre tutto intorno a lui sembra franare. Un romanzo che parla di abusi, violenza e di amore in ogni sua forma. Un romanzo che contiene un mondo, che contiene storie, che profuma di vita, di gioie e cadute da cui rialzarsi è sempre più difficile.


Autore: Manuel Bova

Editore: Burno

Collana: Narrativa

Pagine: 464 p., Brossura

Anno edizione: 2025

 Recensione

di

Sabrina De Bastiani


I momenti belli stanno tra parentesi e le parentesi nella vita servono perché danno respiro, spiegano, specificano, raccontano, rallentano.

Con Il suono dei giorni di pioggia, Manuel Bova non racconta solo’ una storia, setaccia la materia di cui sono fatti i legami. 

Legami veri, che l’Autore restituisce senza retorica, trattenendo il fiato e lasciando parlare le piccole cose: i respiri, i silenzi, il modo in cui si ascoltano i passi dell’altro anche quando l’altro non c’è.

Ascolto i pensieri che vanno, non ho idea di dove, né se torneranno. Ascolto il mio respiro, poi quello di Diana e penso che esiste un legame che va oltre il sangue.

Legami che non hanno bisogno di dichiarazioni roboanti, ma di quotidiana manutenzione, laddove la traccia morale del romanzo è un’esortazione disarmante alla reciprocità.

… io credo che due persone debbano anche lavorare l’uno sulla felicità dell’altra.

Legami che non sono esclusivamente quelli di sangue, ma anche quei fili misteriosi che possono unire due anime 

Un legame di vite, un intreccio di cuori, un’affinità di amore e percorsi. 

E poi c’è la pioggia. 

Ascolto la pioggia che cade, l’acqua che sbatte, il vento che soffia. 

Che non è un dettaglio atmosferico, ma un ritmo interno. 

Un metronomo emotivo.

Si sente la pioggia.

Forte. Scrosciante.

Non immagino un rumore più rilassante di questo. Quel ticchettio

continuo e imprevedibile che varia di tono ma mai troppo, che varia di ritmo ma mai troppo. È rassicurante. 

Pare di sentirla davvero, la pioggia, mentre si legge.

Quel ticchettio imprevedibile, sempre uguale e sempre diverso, diventa lo sfondo sonoro di tutto ciò che i personaggi non sanno ancora dire a se stessi e di se stessi. 

La pioggia qui è una presenza che consola, confessa, custodisce.  

Bova la fa entrare nella pagina come un personaggio aggiunto, capace di mettere ordine proprio mentre sembra scompigliare, sciacquare via tutto.

C’è un senso di nostalgia gentile in tutto il romanzo. Una memoria fatta di lana con motivi a quadri di vari colori, quando la vita aveva un senso più facile da trovare e le risposte erano a portata di mano. 

Ma Bova non usa la nostalgia per permettere ai suoi personaggi di fuggire, al contrario la usa per consentire loro di guardare avanti. Sa che la complessità adulta non si risolve, si attraversa. Che i rapporti non si tengono insieme per miracolo, ma per scelta.

 Bisogna impegnarsi per tenere insieme i rapporti. Bisogna lavorarci su, accettare, capire, ma fondamentalmente bisogna volere davvero che continuino a esistere.

È un richiamo concreto, quasi ruvido, che fa da contrappunto alla delicatezza della prosa.

E poi c’è la parte più fragile, quella che punge. Amedeo, il protagonista maschile di queste pagine, si rende conto di essere presente e assente allo stesso tempo, capace di ridere, di scherzare, di funzionare, eppure non sentirsi più parte di tutto questo

Qui il romanzo si avvicina alla sua verità più nuda.

L’estraneità che a volte ci abita proprio nei giorni in cui sembriamo perfettamente integrati.

Amedeo Rocchi è un uomo attraversato da domande più che da certezze, uno che sente tutto, anche troppo, uno che ci prova, anche quando non crede più di potercela fare, e che fatica a trovare il proprio posto nel mondo. 

Porta addosso una gentilezza antica, di quelle che reggono le giornate pesanti.

Vive sospeso tra ciò che vorrebbe essere e ciò che la vita gli chiede di diventare. Sa ridere, sa ironizzare, sa tenere in piedi le apparenze… ma dentro gli manca un pezzo, un pezzo importante. 

Tanto importante. 

Ed è proprio questa frattura, mai esibita, che lo rende vero. 

Amedeo non cerca la perfezione, cerca un motivo. 

E nella sua ricerca inciampa, si rialza, ascolta la pioggia e, alla fine, ci dice di sé, e di noi, più di quanto si possa pensare.

Il suono dei giorni di pioggia arriva in profondità, colpisce, stupisce, commuove, rafforza come sanno fare le storie che non pretendono di risolvere i dolori, ma di riconoscerli. 

La scrittura di Manuel Bova ha qualcosa di raro. Una limpidezza che non semplifica, una delicatezza che non indebolisce. La sua è una voce che non ha bisogno di alzare il tono per farsi ascoltare, perché lavora sul dettaglio giusto, sulla sfumatura che apre un mondo. 

Bova possiede il talento vero e raro di trasformare l’ordinario in rivelazione. 

Descrive un gesto, una frase, il suono della pioggia, e lo fa diventare un luogo emotivo, dove il lettore si ritrova ad abitare, catturato da ogni riga.

C’è una maturità sorprendente nella sua capacità di raccontare le fragilità senza pietismo e gli affetti senza zucchero. La sua prosa è diretta ma mai brusca, intima ma mai invadente. Ha il passo dei narratori che non hanno fretta di stupire, e proprio per questo stupiscono, e che sanno dove vogliono condurre il lettore.

Più vicino a se stesso.

È questo il suo tratto più prezioso: Manuel Bova non scrive per mostrare, scrive per toccare, e ci riesce con una naturalezza che non si insegna. 

La sua voce autentica, e si sente.

Il suono dei giorni di pioggia è un romanzo meraviglioso, e non si fa dimenticare.

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Manuel Bova


Nasce a Genova il 3 febbraio 1983. Nel 2020 apre la pagina Facebook Manuel Bova Autore, dove ogni giorno pubblica un racconto e che, a oggi, conta quasi 130.000 followers. Nel 2023 pubblica con Sperling & Kupfer il suo primo romanzo intitolato Al mare non importa, mentre nel 2024 pubblica, sempre con Sperling & Kupfer, Un millimetro di meraviglia.

Entrambi i romanzi riscuotono grande successo superando le 10.000 copie vendute.