Il tempo delle belve




Víctor del Árbol


Traduttore: Pierpaolo Marchetti

Editore: Elliott

Genere: Noir

Pagine: 448

Anno edizione: 2025


Sinossi. Un poliziotto in procinto di anda­re in pensione viene esiliato nella tranquilla isola di Lanzarote, dove trascorrerà gli ultimi anni della sua carriera. Quello che né lui né nessun altro può im­maginare è che un’indagine sul caso di una diciannovenne dell’Europa dell’Est investita da un’auto scoperchierà una rete di cri­minalità e potere che si estende in diverse città europee. In un vortice di intrighi che non dà tregua al lettore, tra alta finanza e malavita organizzata, il pluripremiato mae­stro del noir spagnolo prova a rispondere a questa domanda: che cosa succede quan­do la preda sfugge al cacciatore e inizia a cacciare a sua volta?
Un romanzo magistrale che ci porta nel cuore della gente comune, dove i con­fini tra il bene e il male si confondono, e ci mostra come la brama di potere pos­sa trasformare gli individui nell’epoca in cui viviamo: il tempo delle belve.

 Recensione

di

Giusy Ranzini


“Il tempo delle belve” è molto più di un noir: è un viaggio cupo e appassionante nel cuore dell’Europa contemporanea, dove il crimine si mescola al potere, e la linea tra giustizia e vendetta si fa sempre più sottile. Con la consueta maestria narrativa, Víctor del Árbol ci regala un’opera intensa, psicologicamente profonda e narrativamente complessa, che tiene il lettore incollato dalla prima all’ultima pagina.

Il protagonista è un poliziotto vicino alla pensione, esiliato – più per convenienza che per merito – sull’isola apparentemente tranquilla di Lanzarote. Una destinazione che, nell’immaginario collettivo, potrebbe suggerire riposo e calma, ma che invece si rivela essere l’epicentro di una rete intricata di menzogne, morte e corruzione. Del Árbol prende un incidente automobilistico, apparentemente insignificante, e lo trasforma nel detonatore di un’indagine che si espande rapidamente fino a coinvolgere alte sfere del potere europeo, criminalità organizzata e oscure trame finanziarie.

Il vero cuore del romanzo, però, non è l’indagine in sé, quanto piuttosto il modo in cui essa trasforma i suoi protagonisti. Il poliziotto non è un eroe convenzionale, bensì un uomo segnato da anni di servizio, disincantato, che si trova davanti a una realtà troppo grande per essere gestita con gli strumenti tradizionali della giustizia. La sua evoluzione – lenta, dolorosa, inevitabile – lo conduce su un sentiero in cui la vendetta sembra l’unica via d’uscita. In questo, del Árbol è spietato: ci mostra come anche gli uomini retti possano diventare belve, se messi con le spalle al muro da un sistema marcio fino al midollo.

La narrazione è potente, cinematografica. Lo stile è denso, a tratti lirico, con riflessioni profonde sulla natura del male, sull’etica del potere, sull’ambiguità delle scelte morali. Ogni personaggio, anche il più marginale, è costruito con cura, con un passato, una psicologia, una motivazione. Non ci sono comparse in questo romanzo: tutti sono pedine – consapevoli o meno – di un gioco più grande, tragicamente realistico.

Un altro elemento distintivo è l’ambientazione. Lanzarote non è solo uno sfondo esotico, ma un personaggio vero e proprio, con le sue contraddizioni, le sue bellezze aspre, i suoi silenzi. E poi ci sono le città europee, descritte con precisione e tensione, a testimonianza di una rete criminale che non conosce confini né morale. Del Árbol riesce a rendere tangibile il senso di oppressione e impotenza che deriva dal confrontarsi con un potere oscuro e pervasivo, che agisce sopra le leggi e contro di esse.

Il titolo, Il tempo delle belve, è emblematico.

Siamo davvero in un’epoca in cui la logica della sopraffazione ha preso il sopravvento?

È possibile resistere senza diventare a propria volta carnefici?

Del Árbol non dà risposte facili, ma pone domande scomode, lasciando che siano i lettori a trarre le proprie conclusioni.

Quello che Julián Leal non ha potuto dire è la degna chiusura di un’opera già poderosa. Un tassello che aggiunge profondità al protagonista e al mondo che lo circonda, ampliando il raggio d’azione emotivo del romanzo e chiudendo il cerchio narrativo con grazia e malinconia.

“Il tempo delle belve” è un noir di altissimo livello, crudo ma elegante, spietato ma umano. Víctor del Árbol conferma di essere uno dei maestri assoluti del noir europeo contemporaneo, capace di combinare intrigo e riflessione etica, azione e introspezione.

È un libro che non solo intrattiene, ma lascia il segno. Un pugno nello stomaco e, al tempo stesso, un invito alla consapevolezza. Da leggere, rileggere, e discutere.

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Víctor del Árbol


Nato a Barcellona nel 1968, ha lavorato per vent’anni nella Policia de la Generalitat de Catalunya. Ha esordito nel 2006 con El peso de los muertos, con cui ha vinto il Premio Tiflos de Novela. Tradotto internazionalmente, ha incontrato uno straordinario successo in Francia, dove i suoi romanzi sono pubblicati da Actes Sud e dove ha vinto il Prix du Polar Européen con La tristeza del samurái (2012), il Grand Prix de Littérature Policière (2015) e il Premio SNCF du Polar (2018) con Un millón de gotas, e nel 2018 è stato insignito del titolo di Chevalier des Arts et des Lettres. Nel 2016 ha vinto in Spagna il prestigioso Premio Nadal de novela con La víspera de casi todo. Dell’autore, Elliot ha pubblicato nel 2022 Il figlio del padre, vincitore a Valladolid, Spagna, della prima edizione del Premio Blacklladolid e nel 2023 Nessuno su questa terra.