A tu per tu con l’autore
Buongiorno Costanza. Comincio con il ringraziarla, anche a nome di Thrillernord, per la disponibilità per questa intervista e ne approfitto per farle i complimenti per “Il mestiere di mia madre”, il suo romanzo d’esordio.
Che cosa l’ha spinta a voler scrivere un libro, nello specifico la storia di Lucetta e Flaminia?
Innanzitutto, grazie a voi per l’attenzione che dedicate a me e al mio libro. Leggere è stata la mia prima e grande passione sin da quando ero bambina. Di conseguenza ho sempre coltivato il sogno di scrivere un romanzo (Jo March, ad esempio, è stato il modello di scrittrice romantica che avrei voluto imitare, dopo aver letto e riletto Piccole donne) e anche se la vita mi ha portato per altre strade, dentro si agitava sempre uno spiritello che mi diceva che un libro con la mia firma ci sarebbe stato. Tornando al Mestiere di mia madre, la scintilla che lo ha fatto accendere è nata dalla richiesta di una mia amica che, dopo aver raccontato la storia della sua infanzia e adolescenza, ha espresso il desiderio di farla diventare un romanzo. Ho così iniziato a immaginare le protagoniste, il mondo dove sono cresciute, a inventare i personaggi che le accompagnano, la storia e le città nelle quali si muovono.
È riuscita egregiamente a fondere due aspetti capaci di mantenere costante l’interesse del lettore: un background importante – gli anni del secondo dopoguerra – che ben si amalgama con la storia di una donna che, partendo dalla Sicilia rurale giunge fino alla città di Roma, con l’obiettivo di un riscatto economico e sociale. C’è un motivo in particolare per cui ha scelto questo periodo storico?
Da un lato la scelta è dovuta all’epoca in cui si sono svolti i fatti raccontati; a questo si aggiunge la straordinaria possibilità di parlare, seppure in controluce, di un periodo molto importante da un punto di vista storico e sociale, ricco di trasformazioni e cambiamenti. Inoltre, a me particolarmente congeniale avendolo vissuto in parte attraverso i racconti dei miei nonni e dei miei genitori e in parte in prima persona.

Si denota una scelta accurata delle parole che dà un certo ritmo alla narrazione, originale e coinvolgente. Che importanza attribuisce alla scrittura, all’utilizzo delle parole e del sound che ne scaturisce, prima come lettrice e ora come scrittrice?
Grazie per questa domanda che ritengo molto interessante. L’italiano è una lingua bellissima, con un numero praticamente infinito – e in continua evoluzione – di vocaboli che permettono di scegliere con cura il termine che meglio si adatta a ciò che si vuole esprimere, senza essere obbligati a ripetersi. Le parole sono fondamentali, sono la colonna sonora della narrazione, il timbro della voce narrante. Purtroppo, spesso si nota una certa sciatteria nell’uso della lingua italiana, magari preferendo concentrarsi solo sul plot. Lei ha parlato di sound, è proprio quello che cerco quando voglio narrare una storia. Vorrei che le lettrici e i lettori, una volta chiuso il libro, continuassero per un po’ a sentire la musicalità della voce che accompagna la storia e, addirittura, a pensare e parlare sulle stesse note. In caso contrario – quando questo non accade – il libro si dimentica in fretta e lascia poche vibrazioni…
“Il mestiere di mia madre” ci presenta un rapporto madre-padre-figlia che si discosta dall’idea di famiglia di quel tempo, poiché non rispecchia certi canoni. Flaminia farà scelte che nulla hanno a che vedere con il modello di Lucetta. Quanto pensa che le decisioni di un genitore condizionino i figli e, soprattutto, è possibile seguire un altro esempio di vita?
L’idea della famiglia, in particolare quella italiana, è a mio parere una sorta di archetipo di stampo maschilista molto difficile da destrutturare, tant’è che ancora oggi fatichiamo ad affrancarci da schemi sociali, religiosi e politici imposti. Questo era ancora più potente negli anni tra i Cinquanta e Sessanta che sono gli anni centrali della storia di Lucetta e Flaminia. Il mio intento era quello di destabilizzare chi legge, mettendo al centro l’immagine di due donne che nonostante la mancanza di istruzione e la quasi estraneità alla Storia inventano ogni giorno un modo per sfuggire alla dipendenza dagli uomini che hanno intorno e conquistare un’autonomia economica e sentimentale. Credo che di donne così ce ne siano state molte, ma, ahimé, invisibili anche per una certa comodità politica. La moglie doveva (deve?) essere l’angelo del focolare, il famoso Carosello rimandava l’immagine di una donna consumatrice che provvedeva al benessere del marito e dei figli, o tuttalpiù una principessa da salvare e proteggere.
Aggiungo che Lucetta stessa e la famiglia allargata che tenta di costruire sono difettate: sono disfunzionali e anaffettive. I figli subiscono questa ferita, ognuno reagisce in modo diverso, perlopiù offrendo il fianco alle difficoltà della vita e rimanendone schiacciato. Questo accade quando pensiamo di non avere possibilità di salvarci dallo stigma che famiglia e società ci impongono. Eppure, anche se raramente ci permettono di affermarlo, ognuno di noi ha in sé gli strumenti per prendere le distanze da modelli genitoriali o familiari che non gli appartengono. Vivere in eterno conflitto con la madre e la vita, perché questa non aderisce al modello perfetto che viene proposto, significa rischiare di non vivere liberamente.
E Flaminia rappresenta proprio questo: una figura femminile non conformista che nonostante una mamma dura al limite della violenza, trova un suo posto e riesce a fare pace col suo passato.
A modo loro Lucetta e Flaminia sono due femministe non convenzionali.
Dopo il suo felice esordio letterario, ha già in mente dei progetti per il futuro?
Il mio desiderio è quello di scrivere un secondo romanzo e ho una storia che mi risuona in testa già da qualche tempo. Anche questa trae spunto da una storia vera. Sono però stata parecchio assorbita dalla promozione del romanzo, oltreché dal mio lavoro abbastanza impegnativo: sono editor, lavoro come freelance e spesso ho molti testi da leggere. Ma, dopo l’esperienza del primo libro, so che se la storia decolla e inizio a metterla su carta, vengo totalmente assorbita dalla scrittura. Spero di iniziare presto.
A cura di
Sabrina Russo
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