Intervista a Marzia Musneci




A tu per tu con l’autore


Spesso quando si scrive un giallo si fa fatica a inventare qualcosa che non sia già stato scritto, per quello bisogna creare qualcosa di unico per distinguersi dalla massa. Come le è venuto in mente, qualche episodio particolare, che ha portato alla creazione di due gemelli siamesi che fanno i delinquenti per sopravvivere?

Salve. Discorso delicato, quello dell’originalità. Se si scrive all’interno di un genere, bisogna conoscerlo e rispettarne i canoni, ma nello stesso tempo rinnovarlo. Un problema di equilibrio che non è facile, secondo me. Dopo diversi romanzi con quel bravo cristo che è il mio investigatore privato, Matteo Montesi, avevo voglia di farmi un giro con i cattivi ragazzi. Volevo un ambiente diverso, meno idilliaco di quello di cui scrivo, e personaggi in conflitto. Volevo libertà di contaminare e di sperimentare. Zek e Sam sono nati per un’esercitazione sul forum ‘Scrittori per sempre’. Cinquemila battute che dovevano essere nere e cattive. Per farle anche sporche, li ho ficcati in un cassonetto. I gemelli hanno facce uguali e anime diverse, e devono condividere tutto, altro che conflitto. I due malnati, sobillati da qualche lettore incosciente, hanno cominciato a insidiarmi il sonno. Li ho seguiti per autodifesa: se non avessi scritto le loro storie, non avrei più dormito.

Roma è una delle protagoniste indiscusse di questo romanzo, avrebbe avuto lo stesso impatto se fosse stato ambientato in un’altra città?

Roma è la mia città, e la amo moltissimo nonostante i problemi enormi e il periodo infelice che sta passando. Credo che ogni città abbia una voce e lasci un segno, ma la voce e il segno di Roma sono unici, forti e indelebili. Diversi. Ho sempre pensato che le periferie delle metropoli si somiglino tutte. Per questo Zek e Sam (e Nick, e Chick, e Bob) hanno nomi che possono trovare cittadinanza in molte parti del mondo. Ma collocare la storia a Roma ha conferito ai fatti e all’atmosfera un impatto specifico. Non più o meno forte, ma quello. C’è poco folklore locale, in ‘Grosso guaio’, e una sola frase in dialetto. Tuttavia, a quanto pare, l’impronta di Roma si vede lo stesso. Grazie a Diego Di Dio, il mio editor, e a Veronica Todaro, che su questo punto mi hanno molto incoraggiato.

Ci sarà un seguito delle avventure di Zek e Sam?

Ah, che bella domanda. Il romanzo è nato come una storia autoconclusiva. Però. Però sono diversi giorni (e diverse notti) che mi dico che ci sono elementi per continuare, eccome. Vedremo. Un po’ dipenderà dai lettori, un po’ da quanto Zek e Sam mi romperanno le scatole appena spengo l’abatjour.

Se dovessero chiederle di fare un film o una serie di qualcuno dei suoi libri, quale sceglierebbe?

Non posso rispondere ‘tutti’, vero? Be’, diciamo che il ciclo di Montesi, ambientato ai Castelli Romani, è una serie televisiva già servita, a mio parere, e anche secondo quello di parecchi lettori. Mentre Zek e Sam li vedrei meglio in un film. Forse perché, oltre al contrasto fra i loro caratteri, c’è anche quello fra le location periferiche e quelle nel centro storico, che potrebbero risultare meglio sul grande schermo (insomma, ecco di nuovo Roma). Contrasto e conflitto sono l’anima di ogni storia.

Cosa legge solitamente un’autrice di gialli? Crede che si cimenterà mai anche in altri generi?

Sono lettrice onnivora e compulsiva. Leggo molto del genere, tanto giallo e noir italiano. Non mi azzardo a fare elenchi perché tralascerei sicuramente qualcuno che non lo merita, ma la letteratura di genere italiana è viva, avvincente e ricca di sorprese. Però rileggo i classici, ogni tanto. E fantascienza. E fantasy. E anche la saggistica che mi serve per le ricerche quando scrivo i romanzi, o anche che non mi serve. Ho un’insana passione per la fisica teorica e la meccanica quantistica, per esempio. Leggo tanto sull’argomento, capisco poco e sono felice lo stesso. L’originalità, la poesia, lo stupore, io credo, si sono rifugiati lì, nei misteri che la scienza tenta di svelare. L’unico genere che sento un po’ distante è il romance. Ma anche lì dipende: ci sono romanzi scritti davvero bene e ricchi d’interesse. Quelli di Falcone e Costantini, per esempio. Altri generi? Amo molto la fantascienza. Mi sono cimentata in qualche racconto, che però non ha superato la cerchia degli amici o l’omaggio ad autori del periodo d’oro che venero, Bradbury in testa. Ho un progetto ambiziosissimo con il quale sbancherò tutti i premi dedicati. Ma prima devo prendere una laurea in fisica teorica. Ci riuscirò, prima o poi.

Marzia Musneci

Francesca Marchesani

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