A tu per tu con l’autore
Con l’avvocato Contrada ha creato un protagonista molto lontano dall’eroe classico del giallo: quanto c’è di progetto e quanto di scoperta progressiva nella sua evoluzione da un romanzo all’altro?
Niente di programmato. Quando creo uno dei miei personaggi, all’inizio è come se lo vedessi in distanza, e quindi posso coglierne solo i tratti più evidenti. Com’è fatto, com’è vestito, come cammina. I dettagli della sua personalità e dei suoi trascorsi li scopro assieme al lettore, pagina dopo pagina, ascoltandolo, guardandolo muoversi e interagire con gli altri. In passato ho messo al mondo personaggi apparentemente indistruttibili come Sergio Stokar, l’ex poliziotto protagonista di Nero come la notte e di altri due miei romanzi, un eroe capace di sopravvivere a tutto, quasi un personaggio dei fumetti. Era piacevole pensare che fosse in grado di sopravvivere a guerre e torture, per portare giustizia nel mondo. Ma dentro di me sono sempre più convinto che male e bene siano realtà non sempre facilmente distinguibili. Da ragazzo credevo al verso della canzone Gracias a la vida di Violeta Parra che dice “perfecto distingo lo negro del blanco”. Ora comincio a dubitare. In un mondo sempre più popolato da gente che vuol credere a questa o quella verità, io comincio a pesare le cose e le parole. Così Vittorio Contrada è un personaggio multiforme, di cui scopro, romanzo dopo romanzo, cose che non sospettavo. Non è, insomma, che i miei personaggi evolvano (men che mai programmaticamente, come per un progetto narrativo a tavolino): piuttosto si disvelano, si fanno conoscere. Vittorio, con tutte le sue contraddizioni e le sue debolezze, mi sembra la persona giusta per affrontare avversari e situazioni in cui il bene e il male sono intrecciati. Alla base dei miei ultimi romanzi c’è la percezione nitida e dolorosa di come ci stiamo abituando a vivere immersi nella violenza. E non mi riferisco solo alle guerre, o al riemergere di ideologie terribili di cui credevamo di esserci liberati. Per me anche ordinare un Glovo può essere un atto, a modo suo, violento, perché implica l’accettazione e la partecipazione allo sfruttamento dei lavoratori. Ma forse peggio ancora è tacere, non prendere posizione. Vittorio e Gloria prendono costantemente posizione. In un mondo di egoisti massificati, sono individui con una coscienza. Animali liberi come delfini, li definisce Ciuffo. Scopro, a ogni nuova riga che scrivo, cose di Vittorio che non sapevo. E quasi tutte mi piacciono. Quando la giovane Ada, figlia di una sua fiamma di gioventù, è entrata nella sua vita, ho scoperto che esistono in Vittorio Contrada sacche profonde di tenerezza che lui stesso ha timore ad esplorare. La recente traduzione inglese dell’Odissea fatta da Emily Wilson comincia con le parole “Tell me about a complicated man”. Raccontami di un uomo complicato. Come Vittorio.
In Ultimo valzer di una ragazza perbene acquistano grande spazio i personaggi attorno a Contrada, in particolare Gloria Almariva e Ciuffo: quando scrive pensa alla serie come a un racconto corale più che a una saga centrata su un solo protagonista?
Mi piacciono molto, i romanzi corali. In uno di Hervé Le Corre, L’ombra del fuoco, meravigliosamente ambientato durante la Comune di Parigi, non fai in tempo ad affezionarti a un personaggio che l’autore te lo fa morire. Eppure la storia va avanti benissimo. Sto scrivendo il terzo romanzo della serie e mi rendo conto che diventano sempre più corali. Seguo a capitoli alterni i diversi personaggi che hanno un ruolo importante nella storia, e non è una cosa facile. Mi sento, a volte, come uno di quei giocolieri da circo che da bambino adoravo, quelli che fanno roteare in aria degli oggetti e ne aggiungono sempre di più, facendoli girare sempre più velocemente. Così, allo stesso modo, io a ogni nuovo romanzo aggiungo nuovi personaggi e mi complico quindi la vita da solo. Ma che gusto c’è, a fare cose facili? O a scrivere e leggere cose facili? I miei protagonisti sono un po’ come dei filtri fotografici: ognuno di loro, per il suo vissuto, per com’è fatto, per le sue specifiche abilità, proietta una luce diversa sulla realtà, illumina angoli della storia che a un altro personaggio sarebbero sfuggiti. Mi servono tutti, per raccontare bene una storia.
Claudia e Ada, madre e figlia, sono per motivi opposti le “ragazze perbene” del titolo e mettono in crisi l’onestà naturale di Contrada: quanto la interessa raccontare personaggi che non sono mai moralmente stabili ma costringono il protagonista a ridefinirsi?
Da ragazzo divoravo i gialli hard boiled. Hammett, Spillane, Chandler. Mi piacevano gli eroi tutto d’un pezzo, gli equivalenti noir di un fumetto come Tex Willer. Poi ho scoperto i personaggi dell’87° Distretto di Ed McBain (nom de plume del newyorkese italiano Salvatore Lombino) ed è stata un’autentica folgorazione. La coralità dell’azione che poi è stata di una serie televisiva altrettanto importante per me come Hill Street. Non tutti i poliziotti dell’87° Distretto erano buoni, onesti o intelligenti. C’era di tutto, e soprattutto non erano gli eroi immutabili che possono attraversare i decenni senza avere un capello bianco o mettere su un chilo di troppo. Quei poliziotti cambiavano: si sposavano, tradivano, votavano, avevano figli, invecchiavano, morivano nella guerra di Corea, e poi del Vietnam. Cambiavano, insomma. Come persone reali. E anche i cattivi non erano i vilain sopra le righe dei feuilleton ottocenteschi o dei film di 007. Erano esseri umani a volte fragili, a volte spinti da un loro malessere e non certo, come gli antagonisti di James Bond e Sherlock Holmes, dei supereroi del Male. L’Eugenio Morlacchi di Ultimo valzer è anche lui, come Vittorio, un essere complicato, tormentato, per cui si può persino provare tenerezza: tutt’altro che il Male assoluto. Sì, credo davvero di poter considerare Ed McBain un mio buon maestro, come lo sono stati John Updike e John le Carré. Tre autori con cui ho avuto anche una lunga corrispondenza e che sono stati prodighi di consigli di scrittura.
Il romanzo intreccia elementi molto contemporanei – pornografia online, criptovalute, sfruttamento economico e ambientale – senza diventare mai un romanzo a tesi: come trova l’equilibrio tra realtà sociale e meccanismi del noir?
Il primo noir che ho scritto, Nero come la notte (Premio Scerbanenco 2020) aveva una morale precisa, che mettevo in bocca al suo protagonista Sergio Stokar: “quand’ero un poliziotto pensavo di difendere la fortezza del Bene dall’assedio delle armate del Male. Ora so che il Male stava tra le nostre mura”. Non m’importa, come scrittore, denunciare questo o quel crimine: quello sarebbe compito dei giornalisti, finché ci sono e fanno il loro dovere, che è svelare il marcio. Porvi rimedio sarebbe poi a sua volta compito delle forze di polizia e prima ancora dei legislatori. Come scrittore posso solo mostrare ai miei lettori il mondo com’è davvero, sotto la patina di perbenismo e di apparente benessere. Un amico giornalista mi ha messo sulla pista dei tonni e del disastro ambientale che sta sotto alla pesca e al commercio di quegli splendidi animali, e un altro mi ha fatto da guida nel mondo assurdo e per me spaventoso delle criptovalute: qualcosa di cui sentiamo parlare ogni giorno ma che pochi di noi sanno davvero cosa sia. Ma non devo mai perdere di vista che non sono un giornalista d’inchiesta e nemmeno un saggista. Scrivo storie che devono intrattenere il lettore e giustificare non solo il costo d’acquisto del libro ma anche il tempo che dedicherà alla sua lettura, sottraendolo ad altri impegni. Perché leggere può essere un’attività molto più faticosa dello scrivere. Non c’è nulla di più bello di sentirsi dire, come mi capita a volte, che una lettrice o un lettore hanno finito le 400 e rotte pagine del mio libro in due giorni. Vuol dire che sono stati bene tra le mie pagine, e che sono riuscito a farli appassionare alla storia e ai miei personaggi. Quando poi uno mi scrive che ha dovuto fermarsi sulla piazzola di un autogrill perché non riusciva ad attendere il rientro a casa per finire un capitolo, be’, allora il mio cuore canta e danza.
A cura di
Marco Lambertini
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