Intervista a Vins Gallico




A tu per tu

con l’autore


Buongiorno Vins, innanzitutto ti ringrazio per aver accettato questa intervista e ti faccio i complimenti per Onda calabra: un romanzo in cui ho trovato una forte impronta territoriale e un grande equilibrio nel gestire le sfumature noir. Partirei col chiederti come è nata la serie dedicata al PM Mimmo Castelli, e cosa ti ha spinto, nello specifico, a scegliere una collocazione temporale incardinata negli anni Novanta.

Tutta colpa di Dostoevskij, di Hugo e di Dumas, mi verrebbe da risponderti. Nel senso che subisco molto il fascino della struttura narrativa ottocentesca. Mi appassiona il romanzo di appendice, mi piace la tensione del cliff, ma su quella “rota” tipica della serialità provo a innescare un carotaggio sull’ombra e sull’oscuro, che albergano in ciascuno di noi. Mimmo Castelli quindi nasce come “L’idiota”, uno che vuole essere buono, un idealista puro, ma cosa succede a un puro quando scopre l’insufficienza della giustizia dello Stato e della giustizia divina? Ecco Mimmo nel Dio dello Stretto sapeva chi aveva commesso un delitto e non riusciva a infliggere il giusto castigo. E i suoi amici in fondo erano dei moschettieri… In Onda Calabra invece affronta la sua parte più buia, il suo essere anche Mr. Hyde. 

Gli anni ’90 invece rappresentano per me ancora l’età di un altro mondo possibile, un’epoca di speranza, prima del capitalismo digitale atomizzasse la convivenza fra gli individui.

Tra i punti di forza del romanzo c’è, senza dubbio, la sua ambientazione immersiva.  Complici le mie origini calabresi, ho potuto riconoscere e apprezzare in modo particolare la descrizione della provincia reggina; l’uso centellinato del dialetto; le atmosfere estive rarefatte, desolate, di Saline Joniche. Ma è bastato voltare pagina per assistere a un cambio di registro: uno spostamento geografico e linguistico fino a Göttingen, tra locali underground, personaggi notturni e bevitori solitari dai tratti quasi hopperiani. Per un autore di gialli e noir, quanto è importante la conoscenza diretta e approfondita dei luoghi descritti?

Mi piace raccontare quello che vedo. Poi non significa che debba esserci stato davvero in certi luoghi, però devo conoscere e percepire anche fisicamente il contesto dove si svolge l’azione. Nel caso specifico però la Calabria e la Germania sono posti dove ho vissuto a lungo e che credo di conoscere profondamente. E in questo caso quei luoghi sono protagonisti del racconto. In Onda Calabra la Bassa Sassonia è la notte umida e la Calabria è il giorno rovente.

La narrativa crime – in tutte le sue molteplici declinazioni – continua a riscuotere un notevole successo di pubblico, pur in un contesto editoriale alquanto sovrabbondante. Leggendo Onda calabra si ha l’impressione di approcciare un testo poliedrico, stratificato, che non si accontenta di svelare il colpevole con un brillante coup de theatre. Da questo punto di vista, qual è il principale obiettivo che ti poni come autore di storie crime?

Anche in questo affondo nella tradizione del noir sociale. Credo che Simenon, Sciascia, Scerbanenco, Dürrenmatt, Izzo, Vargas abbiano raccontato delle storie crude e appassionanti, senza però dimenticare la lettura politica della società. In certi casi diventando voci di resistenza. Oppure dando forma narrativa ad alcune inchieste. 

Nelle corso delle ultime settimane è esplosa una vivace polemica in materia di presentazioni letterarie. Il mondo autoriale appare sostanzialmente diviso tra chi evidenzia la “crisi” dei tour promozionali e chi, invece, rivendica il valore delle presentazioni in libreria – anche a fronte di una platea estremamente ridotta. Immagino che in questo momento tu sia impegnato a raccontare Onda calabra in giro per l’Italia, pertanto non posso esimermi dal chiedere la tua posizione sul tema. In base alla tua esperienza, il gioco vale ancora la candela? Il contatto diretto con il pubblico rimane un’occasione imprescindibile e valorizzante per un autore?

Credo che la presentazione classica abbia ormai poco senso, perché è frontale, autoriferita e spesso noiosa. Recentemente ho fatto più di una ventina di date con una formula che ho chiamato Cluedo Tour. Nel senso che ho provato a percorrere le quattro piste investigative di Onda Calabra insieme alle persone presenti. Ha funzionato quando c’erano dieci persone alla presentazione e quando ce n’erano cento. Perché il pubblico smette di essere pubblico passivo e viene coinvolto e perché si crea un senso di comunità. Non sempre la letteratura ha bisogno del corpo dell’autore o dell’autrice, come ci dimostra Elena Ferrante. Ma il racconto è un’esperienza che può diventare condivisione, per cui la mia esperienza recente è stata molto positiva. Così come il riscontro di chi ha partecipato e che ha sottolineato quanto avesse gradito l’orizzontalità dell’evento.

Prima di concludere la nostra intervista, vorrei tornare a parlare di una “protagonista” del tuo romanzo: la Calabria, con tutte le contraddizioni e gli atavici problemi ben descritti nelle tue pagine. Una terra che potremmo definire dicotomica, al pari di un paesaggio che da un lato regala gemme naturalistiche di raro splendore, e dall’altro mostra gli scempi di un abusivismo edilizio così radicato da aver assunto una sua inconfondibile tassonomia. A distanza di quasi tre decenni dalle vicende narrate nella tua opera, quanto e come è cambiata la Calabria? Vedi segnali di riscatto, di crescita, energie in grado di sanare le ferite inferte al tessuto sociale, economico e ambientale della regione?

Ormai è famosa la frase di Brunori, remixata anche da Sarafine, che la Calabria è il futuro. Anzi rappresenta un baluardo anticapitalistico inconsapevole. Io ricordo una regione molto sofferente, molto emarginata e denigrata, almeno quando ero un bambino. Una regione che per questi motivi (e tanti altri molto più atavici) si era chiusa. Adesso vedo che ci sono delle forme di ripresa, tutte dal basso, tutte che vengono dalle nuove generazioni che si sono aperte. E poi credo che sia una regione accogliente, e con grandi potenzialità di crescita se riusciamo a fare un percorso di autocoscienza e formazione.  

Ringraziandoti ancora una volta per la grande disponibilità, ti chiederei di anticiparci qualcosa sui tuoi futuri progetti letterari. Soprattutto alla luce di un finale che lascia la porta aperta – anzi spalancata – a un terzo romanzo dedicato al PM Mimmo Castelli.

In questo momento Mimmo è in Aspromonte, sulle tracce di un terzo caso che il suo autore ha ben chiaro in testa e che prima o poi metterà in pagina. Grazie mille a te, Bruno, e a chi ci ha letto fin qui.

A cura di

Bruno Vigliarolo

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