Grazia Verasani
Editore: Marsilio
Genere: Giallo
Pagine: 237
Anno edizione: 2025

Sinossi. L’investigatrice privata Giorgia Cantini viene ingaggiata da Teresa Palazzo, una madre quarantenne, per sorvegliare il figlio Libero, un adolescente che è entrato a far parte di una baby gang di quartiere. Libero ama la musica rap e hip hop e frequenta, con scarsi risultati, un istituto tecnico industriale; non sa immaginare il suo futuro, e insieme agli amici sperimenta alcol e droghe in notti di noia e rabbia più o meno soffocata. Hicham, un diciottenne marocchino, è uscito dal carcere minorile, dove ha scontato una pena per reati minori; Charlie, invece, ha lasciato la scuola e consegna pizze a domicilio. Tra loro c’è anche Iris, che è appena andata a vivere altrove dopo una brutta vicenda di festini a luci rosse. I ragazzi sono tutti un po’ invaghiti di lei. Iris è sfrontata, si dà arie da donna navigata, coltiva il sogno di fare l’attrice e preferisce gli uomini maturi ai suoi coetanei. Purtroppo, il suo corpo, accoltellato a morte, viene ritrovato dentro un carrello del supermercato, in una zona periferica di Bologna. Luca Bruni, l’ex di Giorgia, incarica l’ispettore Manlio Severi di occuparsi dell’indagine. Giorgia però non resta con le mani in mano, e avvia una ricerca del colpevole parallela a quella condotta dalla polizia, frequentando i parchi e i bar dove si ritrovano Libero e la sua gheng, nel tentativo di conoscere qualcosa in più di questa “gioventù bruciata”, mossa dalla volontà di scoprire perché Iris, apparentemente così scaltra e piena di vita, abbia trovato la morte in una fredda alba di marzo, un marzo che non vuole saperne di lasciarsi l’inverno alle spalle.
Recensione
di
Alessio Balzaretti
Con i casi dell’investigatrice Giorgia Cantini il giallo ritorna a casa, un po’ come quando si decide di vedere il mondo, si organizzano viaggi nei luoghi dalle culture più svariate, ci si fa un’idea di quello che c’è in giro, alle volte si sogna una vita altrove, ma poi… casa è sempre casa.
E lì, in un ufficio modesto, con Genzianella che oltre ad essere segretaria sottopagata è anche una che ti racconta la sua vita, in quella Bologna ironica ma al tempo stesso velatamente malinconica, per le strade, nelle periferie, dove un’agenzia investigativa come quella della Cantini diventa l’ultima spiaggia di tanti casi umani, più simile ad un centro d’ascolto che ad un luogo dove si dovrebbe approdare per contrastare il crimine, lì c’è Giorgia.
Una donna Giorgia, che qualcuno definirebbe con le palle, ma che dietro quella corazza di realismo, si fa carico, oltre che delle sue difficoltà quotidiane, anche di quelle altrui, molte delle quali non dovrebbero coinvolgerla emotivamente, ma che alla fine le entrano dentro.
Libero è un ragazzino, uno dei tanti strafottenti che vive alla giornata, legato alla sua piccola gang di amici, che la società degli adulti etichetterebbe come blatte fastidiose da scacciare il più lontano possibile.
Teresa, madre apprensiva, si presenta in agenzia proprio come ad un consultorio, immaginandosi di poter pagare per togliere il figlio dalle brutte compagnie e pensa che il lavoro di un’investigatrice sia quello di arrivare dove non è riuscita ad arrivare lei.
Ovviamente il lavoro di Giorgia non è quello dell’assistente sociale, tuttavia accetta l’incarico pur di rimettere in sesto il bilancio della sua attività e come sempre, i tormenti della sua cliente diventano i suoi, soprattutto quando conosce Libero e trova il modo di instaurare un legame a suon di musica e silenzi condivisi. Si, i silenzi, perché nei silenzi c’è tanto di Giorgia ma anche tanto di Libero.
La morte di Iris però rappresenta una breccia improvvisa, un crollo incontrollato della corazza spavalda con cui il ragazzo ed i suoi amici affrontavano il mondo fino al giorno prima.
A questo punto Giorgia deve capire, deve scoprire la verità e lo vuole fare a modo suo, come un’operazione a cuore aperto, dove lei, travestita da chirurgo, ci deve mettere le mani sul cuore dei ragazzi di quella gang.
Questo è il messaggio che Grazia Verasani mi ha trasmesso, con la sua scrittura alle volte asciutta, quasi simile ad un dossier aperto sui suoi casi, ma sempre con un’impalcatura che sfocia inevitabilmente nei sentimenti.
Lo stile dell’autrice è spontaneo, perché ormai Giorgia e Grazia sono una persona sola da tanto tempo.
L’impressione, leggendo i romanzi con protagonista Giorgia Cantini è sempre quella di trovarsi di fronte ad un gioco di forza, tra una donna che dimostra di tenere testa al mondo dei maschi e quella che però ama e vuole essere amata, che vorrebbe emozionarsi senza paura di risultare fragile, che qualche volta vorrebbe piangere pensando a quanto le manca sua sorella che non c’è più.
Iris di marzo è per certi versi una storia triste ma anche un inno alla vita, uno sforzo per dimostrare che alla fine non è per amore che si uccide.
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Grazia Verasani
ha esordito giovanissima con alcuni racconti apparsi su il manifesto. Oltre a Quo vadis, baby?– da cui nel 2005 è stato tratto l’omonimo film di Gabriele Salvatores e nel 2008 una serie tv prodotta da Sky – e agli altri romanzi della serie con protagonista l’investigatrice Giorgia Cantini (l’ultimo, uscito nel 2020, è Come la pioggia sul cellofan), ha pubblicato varie opere tra cui From Medea (Sironi 2004), da cui nel 2012 è stato realizzato il film Maternity Blues di Fabrizio Cattani, Tutto il freddo che ho preso (Feltrinelli 2008), Mare d’inverno (Giunti 2014), Lettera a Dina (Giunti 2016) e La vita com’è (La nave di Teseo 2017). Per Marsilio, nel 2021 è uscito Non ho molto tempo, in cui racconta della propria amicizia con Ezio Bosso. I suoi libri sono tradotti in vari paesi tra cui Francia, Germania, Portogallo, Stati Uniti e Russia.