Zombi
e altri orrori del Voodoo

Sinossi. “La Biblioteca di Lovecraft” si arricchisce della raccolta Jumbee and Other Uncanny Tales, pubblicata per la prima volta dalla storica Arkham House nel 1944, finora mai presentata integralmente in italiano, e qui corredata dalle illustrazioni tratte dalle prime pubblicazioni di ciascun racconto, sulle riviste Weird Tales, Adventure e Strange Tales of Mystery and Terror. Whitehead, attingendo profondamente al folclore caraibico e al fascino dei Tropici, esplora il mondo misterioso e macabro del voodoo attraverso racconti inquietanti e suggestivi, in cui creature mostruose si impadroniscono della mente umana e le esistenze dei vivi sono perseguitate dalle presenze dei defunti. In questa antologia sono presenti dei veri e propri classici della letteratura weird e horror, tra cui Morte di un Dio, Cassius, La bestia nera e L’uomo dell’albero, tutti qui inclusi e più volte citati e lodati da H.P. Lovecraft, che di Whitehead fu corrispondente, amico e collaboratore. Il “solitario di Providence” gli riconosceva infatti un realismo e uno stile erudito non comuni nel mondo dei pulp, e fu proprio lui ad annunciare al mondo del fantastico la sua prematura scomparsa, sul numero di Weird Tales del marzo 1933.
Autore: Henry S. Whitehead
Traduttore: Francesco Vitellini, Marta Suardi
Curatore: Jacopo Corazza, Gianluca Venditti
Editore: Jacopo Corazza, Gianluca Venditti
Genere: A.SE.FI. Editoriale Srl
Pagine: 560
Genere: Horror
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Alessio Balzaretti
Zombi, un termine che apre l’immaginazione a migliaia di scenari apocalittici che hanno attraversato in lungo e in largo la letteratura prima e la cinematografia poi. Le radici di questa parola sono però, ai tanti, sconosciute o vaghe, quindi, chi meglio di colui che le ha vissute poteva raccontarle?
Henry S.Whitehead, prima di essere autore fu arcidiacono, nelle isole caraibiche, nel periodo più fiorente delle colonie centro americane. Un periodo dove le culture locali si mescolavano inevitabilmente con quelle di coloro che in quei luoghi si erano stabiliti per portare la civiltà.
Come tutti sappiamo, quel periodo storico fu anche segnato dall’importazione degli schiavi dall’Africa e questa ulteriore mescolanza di etnie fece si che per chi, come Whitehead, si trovò per diversi anni in quei luoghi, fosse l’occasione di apprendere e trasmettere quanto di più inquietante venisse raccontato nelle leggende locali.
Suggestione e realtà si fusero in una serie di storie che andavano raccontate e l’autore, oltre a portare avanti la sua opera di evangelizzazione, creò una raccolta che oggi possiamo apprezzare in questo libro.
Spiriti dei morti che tornano nella notte a visitare i vivi per tenere fede ad un impegno preso; un gemello siamese, asportato come un’appendice dal corpo, che torna a tormentare il fratello che lo aveva eliminato dal proprio corpo come un rifiuto; un quadro che prende vita ogni volta che una vedova guarda la figura dipinta del marito defunto.
Questi sono alcuni dei racconti che guidano idealmente il lettore in un viaggio nel tempo, percependo la paura in un modo diverso da come siamo abituati oggi. Un sentimento di terrore quasi aristocratico, ispirato dalla nobiltà che vede il macabro quasi con distacco ma con grande curiosità, come se il tutto non la riguardasse.
Le leggende, seppur suffragate da fatti reali, sembrano scatole chiuse da analizzare con occhio scientifico, solo per il gusto di trovare una spiegazione logica a qualcosa che di logico non avrebbe nulla: la vita oltre la morte.
Lo stile di scrittura dell’autore è chiaramente classico e molto lontano da tutto ciò che di moderno si può leggere in tema zombi, tuttavia è scorrevolissimo e da una chiave di lettura originaria diversa e quasi inconsapevole.
Non manca per niente l’aspetto più crudo e sanguinario che accompagna questo tipo di racconti, ma si coglie chiaramente il tentativo tipico dell’epoca ma forse anche attuale, di dare una spiegazione accettabile e scientifica a tutto quello che accade.
Bello anche il contesto delle isole caraibiche, dove l’influenza del voodoo si mescola con la vita indigena e con il mondo europeo, una miscela tanto imprevedibile e misteriosa da rendere ogni tragico evento leggibile in chiavi diverse ma unite tra loro.
A mio parere una lettura adatta sia agli appassionati della Biblioteca di Lovecraft, ma anche a un pubblico più giovane che vuole approcciarsi all’horror in maniera graduale.
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Henry S. Whitehead
(1882-1932), autore americano noto per racconti weird spesso ambientati nei Caraibi, fu per diversi anni arcidiacono della Chiesa episcopale nelle Isole Vergini, e questa esperienza gli consentì di ispirarsi alle leggende locali ascoltate direttamente dagli isolani, e di permeare le proprie storie di folclore voodoo. Pubblicò principalmente su riviste pulp come Weird Tales e Adventure, e le opere principali per riscoprirne la narrativa breve sono le due antologie postume Jumbee and Other Uncanny Tales (1944) e West India Lights (1946).