La bambina perfetta




‎ Lucinda Berry


Sinossi. Christopher e Hannah sono un chirurgo e un’infermiera felicemente sposati, con una vita apparentemente perfetta. L’unica cosa che manca è un bambino. Quando Janie, una bambina abbandonata di sei anni, arriva nel loro ospedale, Christopher sente subito un legame speciale con lei e convince Hannah ad adottarla e portarla a casa. Ma Janie non è una bambina come le altre, e la sua psiche ferita si rivela molto più difficile da gestire di quanto i nuovi genitori avessero immaginato. Janie è profondamente legata a Christopher, ma manifesta comportamenti sempre più inquietanti, riversando tutta la sua rabbia su Hannah. Incapace di creare un legame con Janie, Hannah si sente sopraffatta dalla pressione, mentre Christopher si rifiuta di vedere la vera natura della bambina. Hannah sa che Janie sta manipolando Christopher e lo sta isolando da lei, nonostante i suoi tentativi di tenerli uniti. Ma quando il comportamento di Janie minaccia di distruggere il loro matrimonio, la verità sul passato della bambina potrebbe essere sufficiente a spingerli tutti oltre il limite.


Autore: Lucinda Berry

Traduzione: Lucia Visonà

Editore: Piemme

Genere: Thriller

Pagine: 384

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Anthony Brigida


“La bambina perfetta” è un thriller psicologico che sfrutta una delle paure più profonde dell’essere umano: quella che il male possa entrare nella propria casa sotto le sembianze dell’innocenza.

Il romanzo racconta la storia di Christopher e Hannah, una coppia che decide di adottare Janie, una bambina di sei anni con un passato estremamente traumatico. Quella che inizialmente sembra una storia di speranza e rinascita si trasforma gradualmente in un incubo fatto di tensione, sospetti e paure. 

Una tensione costruita lentamente perché l’autrice non punta sui colpi di scena continui o sulle scene d’azione ma preferisce costruire un senso di inquietudine crescente. Il lettore assiste al lento sgretolamento degli equilibri familiari, mentre ogni piccolo episodio contribuisce a rendere sempre più opprimente l’atmosfera.

La suspense nasce soprattutto dal dubbio: quanto del comportamento di Janie è il risultato dei traumi subiti e quanto, invece, sembra suggerire qualcosa di più oscuro? Questa ambiguità accompagna gran parte della lettura ed è probabilmente il principale motore narrativo.

Lucinda Berry è stata psicologa specializzata nei traumi infantili, e questa esperienza emerge chiaramente nella costruzione della storia. I comportamenti dei personaggi non sono mai semplicemente funzionali alla trama: derivano da ferite emotive, bisogni affettivi e meccanismi di difesa realistici. 

Il romanzo affronta diversi temi delicati come su tutti l’adozione, il trauma infantile, l’attaccamento patologico, la maternità e la manipolazione emotiva.

La caratterizzazione dei personaggi è ben fatta, su tutti il personaggio di Hannah con ogni probabilità è il personaggio più convincente, entra nell’adozione con le migliori intenzioni ma ben presto i suoi sentimenti cambieranno con sensi di colpa, paura, rifiuto e frustrazione e addirittura diffidenza verso una bambina che dovrebbe amare.

Christopher invece rappresenta l’estremo opposto, il suo desiderio di protezione verso Jamie diventa quasi una missione personale, tanto da impedirgli di vedere ciò che sta accadendo intorno a lui. Questa dinamica crea uno dei conflitti più interessanti del romanzo, il modo completamente diverso di interpretare la realtà e la gestione del proprio figlio/a, classico di ogni famiglia.

Janie rimane invece il personaggio più affascinante, l’autrice evita di trasformarla nella “bambina posseduta”, tipico di certi thriller, riesce a creare nel lettore un sentimento di compassione nei suoi confronti anche quando i suoi comportamenti iniziano a essere davvero molto inquietanti.

Il romanzo mostra come i traumi dell’infanzia non possano essere cancellati semplicemente cambiando ambiente o ricevendo amore. Le ferite psicologiche influenzano il modo di percepire il mondo, di creare legami e persino di interpretare l’affetto.

L’adozione non viene presentata come una soluzione magica, ma come un percorso estremamente complesso, fatto di aspettative, fallimenti, pazienza e dolore.

È una rappresentazione dura ma credibile, dove il genitore più sensibile potrebbe soffrire per certi temi trattati e per certe scene descritte. 

Lo stile di scrittura è molto semplice e scorrevole i capitoli sono brevi, il linguaggio è diretto e il ritmo favorisce una lettura veloce.

L’atmosfera costantemente inquietante, personaggi psicologicamente credibili, temi profondi trattati con competenza e i pochi colpi di scena, ben dosati e posizionati durante la trama in maniera giusta ne fanno i punti di forza di questo romanzo.

Il romanzo presenta anche alcuni aspetti meno riusciti, alcune dinamiche possono risultare prevedibili per chi legge abitualmente thriller psicologici e inoltre alcuni personaggi secondari rimangono poco sviluppati con un finale che lascia più di qualche dubbio.

“La bambina perfetta” è un thriller psicologico che funziona soprattutto per la sua capacità di mettere il lettore a disagio senza ricorrere a effetti spettacolari, soprattutto per lettori molto sensibili ai temi trattati. Più che raccontare una storia di “bene contro male”, Berry esplora una zona grigia in cui dolore, amore, paura e incomprensione si intrecciano continuamente, scavando nella fragilità dei rapporti familiari.

Acquista su Amazon.it: 

Lucinda Berry


È autrice bestseller di «USA Today», dopo aver lavorato come psicologa e ricercatrice nel campo dei traumi infantili. Ha scritto numerosi romanzi di successo, tradotti in diverse lingue e opzionati per il cinema. Vive a Los Angeles e, quando non scrive, si dedica alla corsa e alla preparazione per le maratone. “La gemella silenziosa” è il suo primo romanzo, pubblicato nel 2026, con la Newton Compton.