SPECIALE: LA CANARINA ASSASSINATA




S.S. Van Dine


Sinossi.“La Canarina assassinata è il secondo romanzo di Van Dine dopo “La strana morte del signor Benson”. Il libro, considerato una delle più riuscite “camere chiuse” della storia del giallo, è incentrato sulla tragica morte della “Canarina” Margaret Odell, affascinante stella di Broadway così soprannominata per il costume indossato in un balletto alle Follies. Una sera di settembre, al ritorno da teatro, la bionda bellezza viene strangolata nel suo appartamento nel centro di New York. Le amicizie maschili della Canarina erano numerose, per lo più uomini in vista che lei sapeva sfruttare con abilità, e quella sera, come viene ben presto appurato, in molti le avevano, fatto visita. La polizia, arrivata sul posto, trova la vittima accasciata sul divano e l’appartamento sottosopra: mobili rovesciati, cose sparse ovunque, i gioielli spariti dal portagioie, un cofanetto per i documenti svuotato. Ma quello che a prima vista parrebbe un semplice delitto a scopo di rapina si rivela un caso sconcertante quando si scopre che ogni via di fuga era preclusa all’assassino. Agli inquirenti non resta dunque che affidarsi al fine intuito di Philo Vance, colto e raffinato detective, che noterà ciò che agli altri è sfuggito. Per esempio, come mai la chiave di un armadio è infilata nella serratura all’interno dell’anta.


Traduttore: Enrico Piceni

Editore: Mondadori

Genere: Giallo

Pagine: 272

Anno edizione: 1969

 Recensione

di

Salvatore Argiolas


Il 15 marzo 1923 fu ritrovato nel suo appartamento della 57° strada, il corpo senza vita della soubrette Dot King, soprannominata “Broadway Butterfly”, la “Farfalla di Broadway”, la strada di New York famosa per i tanti teatri.

Dopo aver pensato a un suicidio la polizia capì ben presto che si trattava di un omicidio causato da una forte dose di cloroformio. Le indagini misero in luce la scomparsa di numerosi e costosi gioielli dal valore di circa 40 mila dollari.

Del delitto fu sospettato l’uomo che frequentava assiduamente la “Farfalla”, Alberto Santos Guimares, che però aveva un alibi, e anche un altro indagato, il gangster Mitchell, fu scagionato per mancanza di prove.

Così  il caso Dot King, anche se molto seguito dai media, finì senza alcun arresto e l’omicidio della “Farfalla di Broadway”, definita “una signora con più fascino che virtù”, restò nella memoria collettiva statunitense, anche perché ispirò il secondo giallo di S.S. Van Dine, “La Canarina assassinata”,  pubblicato nel 1927, pochi anni dopo la vicenda.

Già il primo giallo di Van Dine “La strana morte del signor Benson” fu ispirato da un fatto vero, l’assassinio insoluto del giocatore di bridge Joseph Bowne Elwell, ucciso a colpi di pistola in una stanza chiusa.

“The Benson Murder Case” all’inizio vendette poco, ma il suo originale detective, il coltissimo dandy Philo Vance, colpì la fantasia dei lettori che decretarono in seguito il successo di questo libro che doveva diventare il primo di una serie molto importante nella storia del giallo.

Nel suo famoso saggio “Murder for Pleasure”, vincitore del premio Edgar, che analizza la “Golden Age of Detection”, il critico Howard Haycraft scrisse che Van Dine “Ha magnificamente frantumato i vecchi tabù in minuscoli frammenti per sempre.” (magnificently smashed the old tabus into fine smithereens for all time).

Il plot di “The Canary Murder Case” segue abbastanza fedelmente ciò che successe nell’appartamento di Dot King, per poi dare spazio all’inchiesta di Philo Vance, che si appoggia al suo amico John Markham, Procuratore Distrettuale di New York, con cui ha spesso dei battibecchi sulla capacità di un investigatore di intuire il colpevole dalle “impronte psicologiche” di un delitto, come ha dimostrato nel suo primo caso perché “perché tutte le indicazioni psicologiche del delitto portano a conclusioni che dimostrano la tesi anche se gli indizi reali segnano tutt’altra direzione.”

“Non voglio fingere di non capire dove vuoi andare a parare”, disse in tono un po’ agro, “Sei tornato al tuo tema favorito dell’inadeguatezza delle prove materiali in confronto con le tue teorie psicologiche e le tue ipotesi estetiche.” afferma Markham all’inizio della seconda indagine.

Se però a casa del signor Benson l’identità del colpevole gli fu chiara da subito, osservando lo scenario dell’assassinio, nell’appartamento di Margaret Odell, la Canarina, mette a fuoco solo alcuni indizi determinanti, ma ha bisogno di studiare vita e abitudini della soubrette per dedurre la catena indiziaria decisiva a risolvere il caso.

L’appartamento della Canarina ha solo un ingresso, una porta che dà su un vestibolo e tutte le sue  finestre sono munite di sbarre di ferro molto robuste. Il vestibolo è presidiato giorno e notte da due centralinisti che si alternano  in due turni e che asseriscono che nessuno si è presentato nell’ora del delitto.

L’unica porta che conduce dal vestibolo al cortile viene chiusa con lo scrocco la notte, e così fu rinvenuta anche la mattina in cui venne trovato il corpo di Margaret Odell:   si tratta, dunque,  di una vera e propria camera chiusa, anche se un pochino diversa da quelle classiche.

Philo Vance inferisce da alcuni particolari che i mobili rovesciati e la stanza messa a soqquadro siano un abile tentativo di simulare un  furto e che il movente sia molto diverso,  ma un portagioie ammaccato da un attizzatoio e poi forzato con perizia da uno scalpello d’acciaio, gli fa ipotizzare la presenza sul luogo del delitto di due persone contemporaneamente.

Philo Vance è sarcastico con il suo amico magistrato:

Vedi Markham, mi sembra che nel caso presente le testimonianze costituiscono una perfetta prova legale che nessuno può essere stato con la deceduta all’ora del suo trapasso e che, ergo, ella è presumibilmente viva. Il corpo strangolato di lei, è, mi pare, una circostanza insignificante dal punto di vista della procedura. So che voi giuristi non ammettete un assassinio senza cadavere; ma come mai, in nome del cielo, ve la cavate con un corpus delicti senza un assassino?”

I cinque uomini sospettati, tutti orbitanti nell’esistenza della Canarina, infatti hanno degli alibi che li scagionano, ma Vance è determinato a sciogliere l’enigma, più per una dimostrazione di abilità che per volontà di punire il carnefice. “Tu lo sai bene, io non sono un paladino della società, ma detesto un problema insoluto.”

Quando uno dei cinque indiziati, il presunto ladro Tony Skell, viene ucciso, l’investigatore dilettante arriva a intuire il disegno omicida, sempre seguendo la traccia psicologica che secondo lui è quella più determinante: “Amico mio, tu hai presa una falsa strada. I fattori reali in questo caso non sono ciò che che tu chiami le circostanze conosciute, ma le quantità sconosciute, le x umane, e per così dire, le personalità, le nature di coloro che formano il tuo quartetto.”

Col tempo tutti gli alibi presentati si dimostrano fasulli e Philo Vance si convince che l’assassino è un uomo di intelligenza superiore e di genialità sorprendente.

E allora dimmi attraverso quale misterioso processo mentale sei arrivato a questa conclusione così fantastica” gli chiede Markham con indulgente ironia.

“Tu sai, cominciò col suo solito fare indolente, che ogni vera opera d’arte possiede una qualità che i critici chiamano “slancio”, vale a dire, entusiasmo e spontaneità. Una copia o un’imitazione manca di questa caratteristica speciale: è troppo perfetta, è troppo accurata, è troppo esatta. Perfino gli avvocati, credo, sanno che in Botticelli vi sono deficienza di disegno e in Rubens sproporzioni, non è vero? Queste mancanze non contano in un originale. Ma un imitatore le evita, egli non osa, sta troppo attento alla esattezza di tutti i particolari. (…) Dalla copia spira un’aria di ultra-perfezione, di sforzo cosciente, di pedanteria…Mi segui Markham?”

Qui si percepisce un’eco di quanto scritto da Sigmund Freud nel famoso saggio “Il Mosè di Michelangelo” citato da Carlo Ginzburg in “Spie. Radici di un paradigma indiziario”:

Molto tempo prima ch’io potessi sentir parlare di psicoanalisi venni a sapere che un esperto d’ arte russo, Ivan Lermolieff, i cui primi saggi furono pubblicati in lingua tedesca tra il 1874 e il 1876, aveva provocato una rivoluzione nelle gallerie d’Europa rimettendo in discussione l’attribuzione di molti quadri ai singoli pittori, insegnando a distinguere con sicurezza le imitazioni dagli originali e costruendo nuove individualità artistiche a partire da quelle opere che erano state liberate dalle loro precedenti attribuzioni. Egli era giunto a questa risultato prescindendo dall’impressione generale e dai tratti fondamentali del dipinto, sottolineando invece l’importanza caratteristica di dettagli secondari, di particolari insignificanti come la conformazione delle unghie, dei lobi auricolari, dell’aureola e di altri elementi che passano di solito inosservati e che il copista trascura di imitare, mentre invece ogni artista li esegue in maniera che lo contraddistingue.

E stato poi molto interessante per me apprendere che sotto lo pseudonimo russo si celava un medico italiano di nome Morelli.

“Bisogna invece esaminare i particolari più trascurabili, e meno influenzati dalle caratteristiche della scuola a cui il pittore apparteneva: i lobi delle orecchie, le unghie, la forma delle dita delle mani e dei piedi. In tal modo Morelli scoperse, e scrupolosamente catalogò, la forma di orecchio propria di Botticelli, quella di Cosme Tura e così via: tratti presenti negli originali ma non nelle copie.” commenta Ginzburg.

Philo Vance, forte di queste nozioni fornitegli dalla sua passione per l’arte, comune con il suo autore che fu anche un rinomato critico d’arte, intuisce che lo scenario del luogo del delitto sia stato creato  per depistare le indagini e che, per trovare il colpevole, sia necessario studiare a fondo la psicologia dei sospettati, invitandoli a giocare a poker, forzando la situazione in modo che possa emergere la vera personalità degli indagati, indicando in modo deciso chi abbia il sangue freddo e la capacità per progettare un omicidio così diabolico.

Si sporse in avanti parlando con grande serietà.”

“Il poker per nove decimi è psicologia. E se uno capisce il gioco, può capire più del carattere intimo di un uomo in un’ora di poker che in un anno di rapporti casuali.

Proprio in seguito a una drammatica serata dove Vance sfida i tre corteggiatori della Canarina per sondare le loro attitudini al rischio, l’esteta investigatore capirà chi stroncò la giovane vita di Margaret Odell per far trionfare non la giustizia, ma la sua capacità logica: “ Quando i fatti materiali ed i fatti psicologici sono in conflitto fra loro  i fatti materiali hanno torto. In questo caso possono non essere errati, ma ingannano.”

Lo stratagemma utilizzato dall’assassino per fugare ogni sospetto su di sé ricorda molto da vicino quello raccontato da Agatha Christie nel celebre “L’assassinio di Roger Ackroyd” del 1926, un anno prima che Van Dine pubblicasse “The Canary Murder Case.”

La morte di Dot King ha ispirato il thriller di Sara DiVello “Broadway Butterfly” che mette in rilievo la vita della Farfalla di Broadway intrappolata in una rete di personaggi di dubbia moralità che gravitano attorno al mondo dello show business, approfittando del loro ruolo per irretire le giovani ambiziose in cerca del successo. “Sure, it’s New York and 1923, but might just as well be some feudal kingdom in the Dark Ages. Money wins out. Rich beats poor. A murderer goes free. Just another day in New York City.”

“Certo, è New York nel 1923, ma potrebbe benissimo essere un regno feudale nel Medioevo. Il denaro ha la meglio. I ricchi battono i poveri. Un assassino viene assolto. Solo un altro giorno qualunque a New York City.

Sullo sfondo dei due libri si staglia la rutilante New York dei ruggenti anni Venti, periodo di grande fecondità intellettuale, caratterizzato dall’espansione del fenomeno musicale del jazz e dell’affermazione del cinema sonoro, colto proprio prima del giovedì nero del 1929 che segnò l’inizio della Grande Depressione che vide la sua fine solo nel secondo dopoguerra.

“Margaret Odell” scrive Van Dine, “era un prodotto della scapigliatura di Broadway, una creatura scintillante che rappresentava tipicamente quell’ambiente ambiguo e spensierato. Per quasi due anni prima della sua morte era stata la più importante, e in certo senso, la più popolare figura della vita notturna della città. Ai tempi dei nostri nonni, avrebbe benissimo potuto meritare l’appellativo di “idolo della città”, ma oggi ci sono troppe aspiranti a questo titolo, ci sono troppe combriccole e troppi scismi tra i lepidotteri della nostra vita da caffè, per permettere ad una sola concorrente di emergere in tal modo. Tuttavia, Margaret Odell era una creatura che nel suo mondo godeva di fama indiscussa.”

Come scrisse Haycraft nel saggio citato, Van Dine

in pochi anni diventò il più famoso scrittore americano di romanzi gialli dopo Poe: ha saputo ringiovanire e rivitalizzare il genere negli Stati Uniti, e il suo nome, insieme a quello del suo celebre investigatore, resterà, nonostante le loro comuni ambizioni talvolta eccessive, tra gli immortali della letteratura di genere.

“The Canary Murder Case” vide subito una versione cinematografica con Louise Brooks nei panni della Canarina, ruolo che nel 1974 fu di Virna Lisi nello sceneggiato televisivo RAI, che si può godere ancora su RaiPlay, dove Philo Vance è interpretato alla perfezione di Giorgio Albertazzi.

S.S. Van Dine


pseudonimo dello statunitense Willard Huntington Wright (1888-1939), dopo gli studi a Harvard e in Europa diventa critico d’arte e letterario. In occasione di un periodo di riposo forzato, decide di cimentarsi con la narrativa poliziesca, mettendo a frutto la sua erudizione e le sue doti analitiche. Protagonista dei suoi ingegnosi romanzi è il celebre Philo Vance, investigatore dilettante che affronta ogni indagine come una sfida intellettuale. Il personaggio raggiunge all’epoca una tale popolarità da approdare anche al cinema e alla radio.