Fulvio Luna Romero

Sinossi. Nel 2024 Andrea Rasic vive a Gorizia. All’apparenza è un uomo come tanti: abita in un condominio poco distante dal confine sloveno, guida un’utilitaria e spende il suo tempo tra un posto da coordinatore della distribuzione presso un supermercato e la gestione dei pacchi in arrivo e in partenza per uno spedizioniere. È però la sua terza occupazione, quella come tuttofare di un antiquario, ad aprire uno squarcio su un passato che nessuno, vedendolo oggi, sospetterebbe. Un passato che emerge in tutta la sua prepotenza quando l’uomo, rincasando al fianco di Susanna, la donna con la quale convive, cade vittima di un’imboscata da parte di due sgherri armati: lasciando di stucco la compagna, Rasic sventa l’attacco freddando entrambi con un’abilità sorprendente, per poi battere in ritirata. La sua fuga disperata diventa allora un basso continuo che rievoca un’altra storia, quella riguardante la sua “vita di prima”, quando, tra gli anni Ottanta e i primi Duemila, il suo nome era Husky e le sue giornate gravitavano intorno a Lele, Weekend, lo Zingaro e Milady, che insieme a lui, a Valle dei Mulini – un paesino dimenticato da dio tra Venezia e Treviso –, costituirono «la ghenga degli storti». Braccato dal passato, e affamato di futuro, Rasic si pone solo due domande: chi è a volerlo morto? e soprattutto perché?
Attraverso il racconto di un sodalizio votato al guadagno facile e alimentato da una sete di potere e riscatto, Fulvio Luna Romero ha dato forma al suo romanzo più ambizioso, tessendo il controcanto di quarant’anni di storia italiana, ma soprattutto restituendo in maniera vivida e indimenticabile un Veneto fatto di capannoni, armi e cocaina, dedizione al lavoro e al profitto, benessere, fatica e sopraffazione.
Editore: Marsilio
Genere: Thriller/Noir
Pagine: 495
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Marco Lambertini
Con “La Ghenga degli Storti Fulvio Romero ci prende per mano portandoci dentro un mondo crudo e violento e costringendoci a fare i conti con le sue luci e le sue ombre.
Un noir viscerale che, pagina dopo pagina, scava nella memoria del Nordest italiano, tra anni Ottanta e Duemila, quando il confine tra legalità e illegalità si faceva sempre più labile.
Il protagonista è Andrea Rasic, un uomo apparentemente qualunque, che vive a Gorizia, diviso tra tre lavori e una vita tranquilla. Almeno in apparenza. Tutto cambia quando due uomini fanno irruzione nella sua quotidianità: Andrea li uccide con una calma glaciale e scappa.
È così che riaffiora la sua identità nascosta: Husky, membro della leggendaria “ghenga degli storti”, una banda che aveva fatto parlare di sé tra Venezia e Treviso. Da qui parte un viaggio che alterna presente e passato, fuga e memoria, normalità e violenza.
Il libro è anche un affresco del Veneto e del Friuli, territori prosperi e operosi ma attraversati da correnti oscure: un Nord Est che non ti aspetti fatto di denaro facile, cocaina, armi, bande criminali che prosperano accanto al boom economico. Romero dipinge un paesaggio che non è mai neutro, sempre in tensione tra benessere e sopraffazione.
Andrea/Husky colpisce per i suoi occhi alla “David Bowie”, uno verde e uno azzurro: un dettaglio fisico che diventa metafora della sua doppia natura. È un uomo che desidera pace ma sa di essere attratto dal buio.
Andrea Rasic era due uomini nello stesso corpo: uno con lo sguardo quieto e le mani pulite, l’altro con occhi che non tremavano davanti al sangue. Husky non era mai sparito: aveva solo imparato a dormire in silenzio, aspettando il momento di risvegliarsi.”
Accanto a lui, la ghenga prende vita da un passato dimenticato che ritorna inesorabile: Lele, Weekend, lo Zingaro, Milady… figure che oscillano tra complicità e tradimento, tra amicizia e violenza.
E poi c’è Susanna, una delle figure femminili più intense del romanzo: donna pragmatica, intelligente, capace di guardare oltre le apparenze e di non farsi piegare da un mondo dominato dagli uomini. All’inizio sembra il contrappeso silenzioso alla vita di Andrea, ma pagina dopo pagina diventa chiaro che è lei a possedere una forza nuova, diversa, forse più temibile.
“Susanna non parlava molto, ma quando lo faceva non c’erano repliche. Le sue parole erano lame sottili: non facevano rumore, ma lasciavano il segno.”
La scrittura è diretta, intensa, quasi da cronaca nera. Non ci sono orpelli, solo fatti, emozioni crude e dialoghi che suonano veri.
Alcune frasi restano addosso per la loro semplicità brutale:
“In certi momenti non esiste scelta. O sei predatore, o sei preda.”
“Il passato non torna mai come lo ricordi: torna più sporco, più duro, più vero.”
Il ritmo alterna momenti di azione pura a flashback che arricchiscono la storia, senza mai perdere tensione.
La Ghenga degli storti non è soltanto un noir: è un romanzo che parla di identità, di legami indissolubili e di quella zona grigia dove il bene e il male si confondono. Una lettura che ci costringe a chiederci quanto del nostro passato ci portiamo ancora dentro, e fino a che punto siamo davvero padroni delle nostre scelte.
Un libro in cui non si trovano eroi, ma persone vere: sbagliate, contraddittorie, pericolose e affascinanti. Un noir secco violento e tagliente in cui dominano le storture all’interno delle persone che non smettono mai di accompagnarle
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Fulvio Luna Romero
è nato nel 1977 a Treviso, dove vive. Nel 2017 ha vinto il premio NebbiaGialla per inediti con il romanzo Prosecco connection, pubblicato da Laurana nel 2018 e finalista al premio La Provincia in Giallo. A partire dal 2003 ha pubblicato i romanzi polizieschi con protagonista l’investigatore Carlo Caccia. Per Marsilio, sono usciti anche i noir Le regole degli infami (2021) e Le regole della vendetta (2024).