La luce del primo mattino 




‎ Franco Faggiani 


Sinossi. Oliviero, l’uomo nero. Così lo chiamavano i suoi figli dai nomi strani: Lando, dodici anni, ed Ermelina, che a quattordici era già a servizio in una famiglia in città, lontana dai boschi della Lunigiana. In quella zona appartata dell’Appennino che scivola dolcemente verso il mare, Oliviero faceva due mestieri, il falegname e il carbonaio. Un giorno Oliviero muore, e Andina, sua moglie, si trova improvvisamente a dover far fronte alle necessità. Ha sentito dire che nei borghi vicini ci sono alcuni paesani che per arrotondare le magrissime entrate riempiono le gerle di pietre, adatte ad affilare le falci, e soprattutto di libri usati, che pesano meno e destano più curiosità. Arrivata l’estate, madre e figlio partono per la pianura con il loro carico sulle spalle e provano a vendere quella merce per loro inusuale nelle sagre e nelle fiere agricole. All’inizio Andina è malvista, derisa, osteggiata. Le cose però sembrano migliorare dopo l’incontro con Stella, madre di sei figli e anche lei ambulante per necessità. Le due donne formeranno un profondo sodalizio e insieme andranno a Genova, dove, al riparo di un portico affacciato sul molo, e grazie a una bancarella improvvisata, esporranno i loro libri al pubblico, incuriosito da quella novità. In questo modo, avvieranno un’impresa destinata a durare, nonostante le difficoltà di un periodo storico denso di avvenimenti. Franco Faggiani torna in libreria con un romanzo dedicato ai primi bancarellai della Lunigiana che diedero vita a un commercio importante e a un premio letterario che è tuttora uno dei più prestigiosi d’Italia. L’autore, facendo suoi testimonianze e ricordi raccolti negli anni, ha costruito una storia commovente di resistenza e di amicizia sull’arte di vendere i libri e sul sapersi adattare ai cambiamenti.


Autore: Franco Faggiani 

Editore: Fazi

Genere: narrativa italiana

Pagine: 276

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Nunzio Festa 


Dante, parlando nell’Inferno della Commedia di Pier delle Vigne, sublima in atto letterario, forgiato nei secoli e legato alla città di Pontremoli, la vicenda realmente accaduta del suo accecamento, avvenuto proprio in questo luogo per ordine nientemeno che dell’imperatore Federico II.

Era il 1249. E ovviamente nella cittadina dei tre confini: fra Toscana di Massa Carrara, Liguria spezzina ed Emilia, epperò, insomma, propriamente nel cuore alto della Lunigiana, è appunto ambientato un libro che parte, diciamo, circa seicento anni dopo:

“La luce del primo mattino”, dove l’autore Franco Faggiani, già noto per altri romanzi e in zona per essere stato più volte omaggiato al Bancarella, che si svolge proprio a Pontremoli e che nacque grazie appunto ai venditori ambulanti di libri che iniziarono arrampicandosi a Mulazzo, si diverte a ricominciare dall’Ottocento, ma da persone che per sopravvivere devono arrangiarsi perché non marchiate dal blasone obertengo o malaspiniano.

E fra le curiosità extra, potremmo oggi ricordare anche la scrittura dei libri di Emanuele Cribari che molto da queste storie sono ispirate (oltre che certamente influenzate spesso dal poeta Dino Campana).

“Io allora Oliviero Bandini neanche lo conoscevo – l’avevo adocchiato dopo, ma solo uno sguardo furtivo e via, a un Cantamaggio, quando i ragazzi e gli anziani con gli organetti a tracolla andavano a cantare nei paesi per festeggiare la primavera, la nuova vita delle piante e dei fiori”.

Così procede il libro, dove si vedono i boscaioli apuani, la ‘microscopica’ Filetto con tanto di fiera e così via, in un territorio lunigiano che se non conoscessimo, dovremmo immediatamente andare a scoprire.

Nel romanzo Faggiani riesce a far passare la Storia e i personaggi, a partire da Carducci, che insegnava all’epoca a Bologna, mentre fra i borghi da Monteregio e Pontremoli la figlia ovviamente di un anarchico – ché spesso qui la gente lo è, o meglio di più anarchica lo è stata – porta i libri del momento, insomma una Dina che a stento ha imparato a leggere prova ad appassionare il popolo alla lettura di Pinocchio e altre pagine simili.

Lo stile di Franco Faggiani oramai è il suo. L’autore ha trovato la sua voce. Che grazie a un tocco gentile ci porta a vivere, passare, desiderare i luoghi descritti, principali protagonisti di un romanzo che a loro deve tanto.

Le vite, poi, che di questa natura si nutrono, possono perfino assomigliare, essendo loro tanto diverse, a tante altre vite minime dai nomi tutti legati a quanto vuole e dirci, certo, la terra ospitante. Qui i boschi delle Apuane.

E tante storie da rintracciare dove perfino i misteri reggono ancora. Le stele lunigianesi tramandate dalle popolazioni apuane siamo noi o altri?

Il romanzo di Faggiani aumenta i battiti del cuore di una piccola saga fra drammi e virtù personali, elementi vivi negli elementi naturali. 

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Franco Faggiani


Vive a Milano e fa il giornalista. Con Fazi Editore ha pubblicato diversi romanzi, tra cui La manutenzione dei sensi (2018), vincitore di svariati premi, Il guardiano della collina dei ciliegi (2019), Premio Biblioteche di Roma 2019 e Premio Selezione Bancarella 2020, L’inventario delle nuvole (2023), Premio della Montagna Cortina d’Ampezzo 2023, Premio Gambrinus Mazzotti 2023 e Premio Selezione Bancarella 2024 e Basta un filo di vento (2024), finalista al Premio Campiello Natura 2025. I suoi libri sono stati tradotti in sette paesi. In Francia, con L’inventaire des nuages, ha vinto il Grand Prix du Salon International du Livre de Montagne de Passy 2024.