La lunga ombra




‎ Celia Fremlin


Sinossi. Ivor, potente professore emerito di Lettere Classiche, patriarca misogino, manipolatore e pieno di sé, è da poco morto in un incidente. È quasi Natale, e la moglie Imogen è da sola. Il telefono squilla nel cuore della notte, Imogen barcolla assonnata fino alla cornetta, dall’altra parte del filo una voce sconosciuta la accusa di aver ucciso il marito. Chi parla? Cosa vogliono da lei? Con l’arrivo del Natale, la casa di Imogen inizia a riempirsi di ospiti sgraditi, la sua famiglia allargata, figli, nipoti, amanti. Che cosa cercano? Vogliono fare compagnia alla vedova durante le feste? Oppure hanno in mente altro? La situazione è fuori controllo, tutto ciò che poteva essere un sereno Natale in famiglia si trasforma per Imogen in un incubo ipocrita e caotico. E mentre la neve scende silenziosa sulla campagna inglese, iniziano ad accadere fatti inquietanti. Nello studio del patriarca i bambini vedono una figura travestita da Babbo Natale, come faceva il nonno ogni anno, sulle carte di Ivor compaiono appunti minacciosi, una bottiglia di whisky viene trovata accanto alla sua poltrona preferita.


Autrice: Celia Fremlin

Traduzione: Chiara Rizzuto

Editore: Sellerio Editore Palermo

Genere: Thriller

Pagine: 280

Anno di pubblicazione: 2025

 Recensione

di

Marina Toniolo


Imogen è a una festa. Ad appena quattro mesi dalla morte imprevvisa del marito si trova tra la gente incapace di sostenere una conversazione che non verta sul fatto di essere “vedova”.

“Che cosa si dice alle donne di mezza età che hanno la sconvenienza di presentarsi alle feste dopo così poco tempo? Di cosa si parla con loro? Il tempo è un argomento sicuro?

Lo stile brillante e causistico della Fremlin subito si insinua nelle pagine e così si scopre che Imogen è la terza moglie di Ivor, professore di Lettere prematuramente morto in un incidente stradale. Un uomo che è di un egoismo superlativo; il suo solo scopo nella vita è di raggiungere la fama, gingillarsi tra gli onori e le lodi e non doversene mai occupare.

Poco prima di Natale Imogen, che sogna la solitudine in cui poter elaborare la perdita del marito, si trova la casa piena di ospiti inattesi. Robin e Dot con il marito e i due figli, la seconda moglie di Ivor, la vicina di casa Edith e una ragazza pensionante che sono tutti solleciti nel prendersi cura e sostenere la vedova, portando con loro i drammi di una convivenza forzata. Quando i due ragazzini cominciano a vedere fantasmi in casa e gli oggetti di Ivor vengono spostati da un luogo all’altro ecco che il mistero si infittisce.

‘La lunga ombra’ è quella del defunto Ivor: anche da morto influenza le persone che gli sono state vicine. È un romanzo ottimamente costruito, con una trama solida e dal finale per nulla scontato, anzi. È un dramma teatrale e corale che si svolge all’interno delle mura di casa di Imogen. Nessuno dei protagonisti ha scampo uno dall’altro e la verità di ciò che accadde nella notte in cui l’uomo si schiantò su un albero scappando da un albergo dove doveva tenere una conferenza viene svelata mano a mano.

È un sunto sull’elaborazione del lutto, così diverso per ognuno di noi. Imogen, per esempio, sa che dovrebbe piangere per molto tempo ma risulta essere poveramente un condizionale. In realtà lei prova un’intima gioia poiché ora è libera di riorganizzare la propria vita. La vena sarcastica della donna si scontra con le indoli degli ospiti rendendo ogni dialogo una gemma di british humor.

Anche le accuse mosse contro di lei di essere stata l’omicida di Ivor la riempiono di felicità: “Per un abbacinante, sensazionale secondo non era stata più una vedova deprimente e miserabile, ma un mostro sfavillante di malvagità”.

Ad Ivor sarebbe piaciuto molto. Avrebbe adorato essere un fantasma, sorprendere e far trasalire come solo un fantasma sa fare. Apparire e sparire a suo piacimento, secondo i suoi comodi ultraterreni. Continuare ad avere, anche da morto, le mani in pasta dappertutto, voce in capitolo in ogni decisione di famiglia, e allo stesso tempo godere della possibilità quadrimensionale di svanire in una nuvola di fumo ogni volta che qualcosa diventava fastidioso”.

Il libro è anche una lucida analisi della condizione femminile che sottosta all’imperativo maschile e a come certe decisioni possono essere faticosamente prese accettandone le conseguenze.

Consigliato?

Sì, anche se fuori dalla stagione del Natale inanella perle indimenticabili.

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Celia Fremlin


(1914-2009) è stata una scrittrice britannica di romanzi e racconti noir. Dopo aver studiato Lettere classiche a Oxford, ha pubblicato sedici romanzi acclamati da pubblico e critica, vincendo nel 1960 l’Edgar Award.