La malarema




Alessia Castellini


Sinossi. Sicilia, 1894. Rossella osserva sua madre immergersi nell’azzurro per raggiungere sul fondale la Pinna nobilis, il mollusco che produce la seta del mare. Le donne della sua vita raccolgono il bisso da generazioni. Lei è la più piccola, la più amata, e le sue giornate sono scandite dalla musica delle onde che scivolano sulla sabbia. Un giorno, però, accade qualcosa di irraccontabile. Rossella osserva, dalla riva, una vita che si spezza. La gola si chiude per lo spavento e la sua voce scompare. Anni dopo, in una città dell’entroterra, la ragazza trascorre il tempo che le resta tra le mura dell’Opera pia, una struttura per “donne traviate” gestita da suore severe e austere. Lì ha trovato una casa fredda e inospitale, dopo essere stata scambiata per un’adultera in fuga. Ha imparato ad amare la sua prigione, che è un mondo in miniatura, più appartato delle vie della città. Priva della voce, spaventata dall’ambiente esterno, nasconde nei recessi della sua memoria il ricordo del giorno in cui la sua famiglia si è sgretolata per sempre. Ma sa che verrà il tempo di rivedere il mare, l’azzurro che le riempiva gli occhi e l’anima, e affrontare il passato che le ha tolto la parola.


Autore: Alessia Castellini

Genere: Narrativa 

Editore: Piemme

Pagg: 304

Pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Paola Iannelli


Il vento alimenta il mare, ne agita i fondali, compone armonie e cromie, senza il suo aiuto nulla sarebbe vivo. La forza generata dal mare ha riempito pagine e pagine, trasformando la massa d’acqua in un personaggio, un amico o un nemico, resiliente e caparbio, un ambiente abitato da una fauna e una flora variegata, grazie al quale gli esseri umani hanno scoperto terre, nutrito popoli, trasformando i suoi doni in beni.

La malarema è tutto ciò che è avverso, contrario, un ciclone che avvinghia il destino delle donne e le trascina nell’abisso.

La protagonista di questo romanzo Rossella, ha  un rapporto molto intimo col mare, per lei rappresenta vita  e morte, un connubio che interpreta l’agire e il subire, in un moto perpetuo che la induce verso un destino avverso.

La corrente che scorre lungo lo Stretto di Messina è la forza motrice della malarema, una presenza invisibile che raccoglie ciò che incontra, senza porsi limiti, indica il punto di rottura in cui si innesca un cambio di rotta.

La famiglia di Rossella coltiva il bisso, un mollusco bivalvo, una sorta di bocca schiusa dal quale si estraggono filamenti vegetali utili per fabbricare tessuti. Il frutto di questo animale è fonte di magia, lega i fili di esistenze traviate, come quelle di Rossella, che dopo una disgrazia verrà rinchiusa in una sorta di penitenziario femminile, che cela abusi e meschinità all’ombra dell’opera pia svolta da un nugolo di suore.

Rossella dopo la sua disavventura decide di non proferire più parola alcuna, diventa silente come il suo mare, ruggisce solo quando la sopportazione in quel luogo oscuro diventa insopportabile.

La femminilità delle donne rinchiuse si riflette nelle immagini delle Madonne che sostano tra le mura di quel luogo dove il rispetto e la dignità non esistono più. L’ovale perfetto della Vergine contrasta con l’abbrutimento  cui sono sottoposte le recluse, che giorno dopo giorno devono fare i conti con punizioni corporali molto dure.

L’istinto di sopravvivenza però prevale, Rossella resiste, anche se vedrà alcune sue compagne di sventura scomparire, troverà la motivazione proprio nei ricordi, che indelebili le affollano la mente, rimuginando sul senso della vita e le inevitabili conseguenze.

Rossella paga per un prezzo non suo, condotta all’altare dell’adulterio senza averlo commesso, ripudiata da tutti, costretta a macinare pane e veleno, fino a quando il bisso che custodisce la riporterà da dove è venuta: al mare.

I numerosi salti temporali animano il prima e il dopo di questo dramma, raccogliendo storia e tradizioni della Sicilia, fondendo i fili di una storia corale al femminile, riportandoci di colpo all’inizio del XX secolo, per non farci dimenticare quanta è la strada percorsa e, quanta ancora ne resta da fare.

Il linguaggio resta ancorato a sprazzi di dialetto siciliano, semplificato per coinvolgere un pubblico più ampio, non meno sonoro e singolare dall’originale.

Acquista su Amazon.it: 

Alessia Castellini


è nata a Palermo nel 1992. Ha un dottorato di ricerca in fisica teorica ed è coautrice di articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali. Viaggia e scatta fotografie con la sua reflex, sempre alla ricerca di storie da raccontare.