La mia vita deliziosa




Lottie Hazell 


Sinossi. Per la trentenne Piglet – soprannome poco lusinghiero che le è rimasto appiccicato dall’infanzia – sposarsi significa coronare la vita che progetta da sempre. Lei e il fidanzato Kit sono il ritratto della felicità domestica: padroni di casa perfetti, impegnati nell’organizzazione del matrimonio perfetto, con amici perfetti. Anche sul lavoro Piglet è in ascesa: è assistant editor in una casa editrice londinese di libri di cucina e all’orizzonte si staglia un’importante promozione. Persino la famiglia altolocata di Kit, nonostante le eccentricità da ricchi, le risulta tollerabile, e per tutti Piglet adora preparare cene squisite: patate novelle in salsa verde, burro all’aglio confit e pepe nero, semifreddo al caffè con caramello fuso. La cucina è il suo rifugio, un vero privilegio, dunque, che sia anche il suo lavoro. Ma se una vita sembra troppo bella per essere vera, probabilmente lo è: tredici giorni prima delle nozze, Kit rivela alla futura sposa una terribile verità, un segreto che manda in frantumi la loro realtà. L’intensità con cui Piglet aveva desiderato quella vita – il futuro meraviglioso che in cuor suo sa di meritare – si trasforma ora in una incredibile… fame. Rompere la relazione equivarrebbe ad autodistruggersi, ma non fare nulla potrebbe costarle ancor più caro. Così, mentre il tempo che manca al matrimonio si accorcia, Piglet si ritrova a combattere fra quella fame crescente e la tensione a seguire la ricetta: bilanciare le aspettative delle famiglie, non lasciarsi sopraffare dalla pressione lavorativa e realizzare il dolce più importante di sempre, la sua torta nuziale. Se perdonasse Kit, potrebbe tornare a essere sé stessa? Ma la verità è forse un boccone troppo amaro da mandare giù.


 Autrice: Lottie Hazell 

 Editore: Neri Pozza

Genere: Narrativa straniera

Traduttrice: Marina Visentin

Pagine: 304

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Barbara Aversa


Piglet è una trentenne che sta per coronare il sogno della vita che progetta da tempo: sposarsi.

Lei e kit sono impeccabili, padroni di casa perfetti, hanno amici perfetti, una casa in evoluzione ma armoniosa e con un design minimal e selezionato, degno di una cover di ogni rivista londinese patinata che si rispetti.

Inoltre Piglet delizia tutti con le sue gustose ricette ed è in ascesa anche nella casa editrice dove lavora, che si occupa di libri di cucina.

All’orizzonte c’è aria di promozione.

Il soprannome che le è stato affibiato non è il massimo – il titolo originale è proprio Piglet – ma si sa che con il cibo ha sempre avuto un rapporto viscerale e a tratti incoerente.

Con il matrimonio entro i quaranta ogni tassello desiderato improvvisamente sarà al proprio posto.

Cene squisite ma selezionate: salsa verde (in italiano nel testo) fatta in casa, burro cremoso all’aglio confit, caramello salato fuso su semifreddi gustosi. Un’esplosione di gusto, preparazioni lunghissime, godimento estremo.

E mentre gli inviti a cene raffinate si susseguono, riflette che non è la prima volta che prova un senso di ostilità nel vedere la vita della sua migliore amica Margot che prende una forma diversa dalla sua. Ma questa volta non si farà rubare la scena.

Se una vita sembra troppo bella per essere vera, c’è chi dice che probabilmente lo è.

Poi una rivelazione scioccante e misteriosa dal suo fidanzato e nulla è più come era

La pelle si increspa nel freddo ed è traumatico vedere che tutto prosegue identico.

Alla stazione per Paddington ci sono i pendolari, le tazze di tè, e il treno delle 7:20. Tutto in orario, tutto     uguale.

Tranne il disastro che le si è catapultato addosso, infrangendo senza pietà i suoi sogni pre-matrimoniali.

E la luce del mattino è implacabile. Il sole è sfacciatamente alto. Dodici giorni alle nozze.

Che si assottigliano, mentre lei non sa cosa fare, mentre la sua migliore amica è sempre più distante ed evidentemente disapprova le sue scelte. 

Il giorno del matrimonio poi vuole preparare i croquembouche. 

Uno alla volta. Centocinquanta. Ma prima novanta bignè di crema cosparsi di caldo caramello. Per riscaldarsi.

Il cibo è grondante di significato. È simbolico, esalta le differenze sociali ma evidenzia i vuoti, le fette di torta nascoste, i pranzi segreti in solitaria. Il digiuno pre-nuziale, il vino per brindare. Chissà se può essere in parte l’emblema dell’ingordigia Millennials: volere tutto, volerlo subito.

Senza attesa, senza pazienza.

Il cibo è un sottotesto importante nel libro: riempie vuoti, li crea, fa sprofondare nel baratro, salva. 

È un simbolo di corruzione, è caustico.

Un bicchiere di vino tra astemi, un piatto di pasta che sembra di troppo.

Perché il cibo è anche giudizio e parametro sociale. 

È delizioso. È avariato, è marcio. 

Una lettura originale, intensa, introspettiva.

I compromessi non sono per tutti. E possono diventare un indigesto macigno sullo stomaco. 

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Lottie Hazell


è scrittrice, studiosa di letteratura contemporanea e ideatrice di giochi da tavolo. Ha conseguito un dottorato in scrittura creativa presso l’Università di Loughborough con una ricerca sulla scrittura culinaria nella narrativa del XXI secolo. Vive nel Warwickshire. La mia vita deliziosa è il suo primo romanzo.